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Intervista a Massimo Desideri della Società Editrice Dante Alighieri

Intervista a Massimo Desideri della Società Editrice Dante Alighieri
Maggio 17
07:40 2018

La Società Editrice Dante Alighieri pubblica dal 1895 testi scolastici, dizionari, collane editoriali e riviste. Ogni prodotto è caratterizzato da un altissimo livello qualitativo rivolto alla diffusione della cultura.
In occasione dei 750 anni dalla nascita di Dante, La Società Editrice Dante Alighieri ha istituita una nuova collana editoriale denominata “Collana dantesca” diretta dal prof. Massimo Desideri. Questo prodotto prezioso contribuisce alla diffusione della cultura e dello studio delle opere di Dante rivolto alle scuole e a un pubblico che voglia approfondirne lo studio. In questo articolo intendiamo presentare un’intervista al Direttore, che ringraziamo per la sua disponibilità, e, a seguire, la promozione di alcuni titoli fra i più significativi della Collana.


Massimo Desideri, già docente nei licei, è ora impegnato in una diversificata attività saggistica, destinata a chiunque desideri ampliare le proprie conoscenze culturali in modo riflessivo e cri¬tico. Ha pubblicato, nel corso di questi ultimi anni, diversi lavori, per la Società Editrice Dante Alighieri, tra cui alcuni che riguardano specificamente temi danteschi: Dante, Gemma e l’altra (2014), cui è stato assegnato il Premio Speciale della Giuria “XXXIX Premio Casentino 2014”; Dante e le “donne d’amore” (2015); e Il volto nascosto di Dante (2016), che si occupa degli aspetti eterodossi del pensiero di Dante. Questi ultimi due volumi fanno parte della Collana dantesca ‘Camminando con Dante’ della «Società Editrice Dante Alighieri», che attualmente dirige e che comprende anche opere di altri autori su tematiche varie della Commedia. In occasione del quinto centenario del Principe, ha scritto il saggio Che cosa ha veramente detto Niccolò Machiavelli (2014). Altre opere dello stesso autore sono: Confesso che ho insegnato (2012), romanzo-saggio “semiserio” sulla scuola italiana di oggi e di un passato molto recente; La diritta via (2012), un Manuale di introduzione essenziale alla linguistica di base; e una traduzione completa dal latino delle Sententiae di Publilio Siro, dal titolo Ab antiquo (2011). Suo è anche il saggio, pubblicato in formato digitale dalla stessa Società Editrice Dante Alighieri, “Mesta e pentita”: la voce delle donne nella poesia italiana del Cinquecento (2012).
Del 2017 è il saggio Passioni e storia dell’Italia di ieri. Miti e tendenze della società italiana nel primo cinquantennio del XX secolo, col profilo artistico e privato di cinque tra i maggiori poeti del nostro Novecento; mentre all’inizio di quest’anno è uscito anche (per i tipi dell’Editrice LuoghInteriori) il saggio Ridendo. La sovversione burlesca del Rinascimento (vincitore per la saggistica del Premio Città di Castello 2017), incentrato su un filone secondario, ma non certo trascurabile della nostra produzione letteraria del Cinquecento, come il cosiddetto Controrinascimento (ovvero il Cinquecento ‘burlesco’).


1 – Prof. Desideri, lei dirige la prestigiosa “Collana dantesca” per la storica Editrice Dante Alighieri. Che finalità ha la Collana e quali titoli ha pubblicato fin ora?

La Collana dantesca “Camminando con Dante” è frutto del lavoro di più autori e nasce inizialmente, nel 2015, dalla volontà dell’Editore di celebrare i 750 anni dalla nascita del Poeta: ricevuto da lui l’incarico di selezionare dei candidati per dare avvio all’iniziativa editoriale, abbiamo predefinito alcuni temi, di solito meno approfonditi dalla critica e dalla lettura che comunemente di Dante si affronta a scuola, e su questa base ci siamo accinti all’impresa non certo agevole di ‘scegliere’ gli autori che si sono proposti. Davvero ‘universale’ è la Collana – come ‘doveva’ essere per Dante –, dato che gli autori che vi hanno contribuito provengono da diverse parti d’Italia, chi da Firenze, chi dalla Puglia, chi dalla Sicilia, chi dal Lazio, chi addirittura vive e lavora fuori d’Italia, all’Università di Utrecht, in Olanda. Insomma, è stato un lavoro lungo e paziente, ma credo che i risultati raggiunti, vista la buona qualità complessiva della Collana, siano stati per tutti noi soddisfacenti. Ora, a distanza di tre anni dal suo varo, si può dire che la Collana abbia assunto una sua precisa fisionomia e una sua specificità nell’ambito degli studi danteschi: ciascuna opera affronta e approfondisce un tema specifico, ricavato in particolare dalla Divina Commedia. E in questo consiste la sua ‘utilità’ per chi, di ciascun contributo, voglia servirsi.
La Collana ha cercato di evitare, per “statuto”, un taglio “erudito”, in modo da potersi rivolgere, oltre che agli studenti delle scuole (preferibilmente a quelli del triennio finale delle superiori) e ai loro insegnanti desiderosi di qualche spunto didattico in più, anche a un pubblico “medio”, che intenda approfondire qualche aspetto della poesia dantesca, e a un pubblico “adulto” in genere, curioso di accostarsi ad alcuni temi magari trattati solo di sfuggita nel periodo trascorso a scuola.
Perciò, gli argomenti trattati spaziano dall’analisi della competenza musicale dantesca al “come” si dovrebbe leggere la Commedia, recitandola; per passare ad esaminare la concezione etica che Dante ha della funzione della letteratura, continuando con lavori che si occupano dell’itinerario geografico del viaggio del protagonista, dell’indagine sul mondo animale, fantastico e reale, che anima il poema, oltre che dell’immaginario femminile del poeta fiorentino e dell’indubitabile messaggio esoterico dei versi danteschi.
Né manca una “ricostruzione” narrativa della prima cantica della Commedia, molto utile ad accostare, soprattutto i ragazzi, agli aspetti emotivi ed avventurosi, da cui prende avvio lo straordinario itinerario dantesco.
Altri graditi ‘ingressi’ sono nel frattempo intervenuti nella Collana, tra lo scorso anno e quello corrente, a riprova della dinamicità, che abbiamo voluto mantenere, dell’iniziativa, come progetto editoriale “aperto” e a riprova che Dante non è certo soggetto ‘a scadenza’, quale un qualsiasi “prodotto” deperibile: così ai libri già in catalogo s’è aggiunto prima quello di un ingegnere ‘dantista’, che s’è occupato di indagare il tema, finora solo sfiorato dalla critica dantesca, delle conoscenze scientifiche e tecniche di Dante; poi è venuto quello su cronaca e mito in Dante di Romanelli; e, ultimamente, due volumi particolarmente ‘intriganti’, quali Il firmamento di Dante di Anna Maria Vanalesti, sulle strabilianti competenze anche astronomiche di Dante, e, soprattutto, Dante e gli omosessuali nella ‘Commedia’ di Aldo Onorati, incentrato su un argomento che definire d’attualità è riduttivo; specialmente considerando il modo in cui l’autore del saggio, in uno stile coinvolgente e incisivo, offre una penetrante analisi sulla propensione del poeta fiorentino a ‘cacciarsi’ con stupefacente coraggio in un giudizio di merito, ‘modernissimo’ per il Trecento, su un tema delicatissimo quale quello dell’omosessualità, particolarmente spinoso e molto, molto pericoloso ai tempi suoi.

Attualmente, la Collana si compone di dodici titoli:

Marco Romanelli, Cantando come donna innamorata;
Massimo Desideri, Dante e le “donne d’amore”;
Gandolfo Cascio, Un’idea di letteratura nella ‘Commedia’;
Paolo Sessa, Suoni e voci nella ‘Commedia’ di Dante;
Laura De Angelis, Mostri, belve, animali, creature nell’immaginario di Dante;
Domenico Valente,“Il mio” Inferno di Dante;
Hans Honnacker, “Il giardino dell’impero”: i luoghi danteschi dell’Italia nella ‘Divina Commedia’; Massimo Desideri, Il volto nascosto di Dante;
Filippo Silvestri, La tecnologia nella ‘Commedia’ di Dante;
Marco Romanelli, Mito, cronaca, storia. Il mondo di Dante;
Anna Maria Vanalesti, Il firmamento di Dante;
Aldo Onorati, Dante e gli omosessuali nella ‘Commedia’.

2 – Su Dante si scrive e si è scritto molto, in Italia e all’estero, ma perché nelle scuole lo si studia di meno?

Dante ha purtroppo risentito della progressiva flessione della qualità complessiva dell’istruzione nel nostro Paese. In questi ultimi anni ci si è più dovuti occupare del recupero di competenze linguistiche di base dei nostri studenti, anche al liceo, che non di approfondimenti e di più alti livelli di conoscenze culturali di cui arricchire i nostri ragazzi. Insomma, la lingua viene prima della letteratura, che della prima è una sovrastruttura. Se io ho scarse conoscenze di grammatica e sintassi, non mi è immediatamente possibile accedere alla ‘letteratura’, che richiede una buona conoscenza anche ‘tecnica’ della lingua e delle sue strutture ‘significative; su questo la letteratura costruisce il suo ‘sovrasenso’ rispetto al linguaggio comune. E così, gli insegnanti hanno gradualmente ridotto lo spazio dedicato a Dante: una resa molto grave, considerando, invece, quante possibilità anche di riflessione linguistica e di rappresentazione fantastica il poeta della Commedia potrebbe offrire durante una lezione di Italiano. Dovrebbe anche servirci da monito, per esempio, a impegnarci di più nei confronti di Dante l’osservazione che all’estero, paradossalmente, il nostro poeta è più conosciuto e studiato che da noi. Questo in generale su Dante a scuola in Italia: perché poi, quando gli studenti sono stimolati, invece, da un insegnante davvero appassionato di Dante oppure quando si ha la possibilità di far riflettere i ragazzi, magari in occasione di incontri al di fuori della lezione scolastica, su aspetti curiosi o poco noti del pensiero del nostro massimo poeta, essi rispondono con una straordinaria partecipazione.   

3 – Torniamo alla Collana. Il supporto di un’editrice prestigiosissima quale la Dante è certamente utile e rassicurante, ma con quali criteri lei sceglie le opere?

A questa domanda ho già sostanzialmente risposto in fase di avvio della nostra conversazione. Posso solo aggiungere che certamente avere alle spalle un’editrice non solo gloriosa, ma che porta pure nel nome, come ragione sociale, diciamo, quello dell’autore della Commedia, ecco, questo è stato ancora più stimolante a fare il meglio possibile. D’altra parte il criterio che ho seguito è stato teoricamente ‘semplice’: evitare di insistere su temi che ciascuno di noi a scuola, bene o male, ha conosciuto dell’opera di Dante e concentrare lo studio, invece, su argomenti – sicuramente peraltro ancorati al testo dantesco per evitare assurde ‘invenzioni’ – che potessero avvincere l’interesse dei lettori e farli riflettere su posizioni, idee, spesso anche ben nascoste per ragioni di opportunità legate a quella fase storica, che Dante ha saputo trasmetterci. Dante, del resto, non finisce mai di stupirci: ogni lettura è una rivelazione, soprattutto se si pensa alle competenze, certo relative alle conoscenze del suo tempo, che mostra di possedere con padronanza e sicurezza assolute. Penso alle sue conoscenze scientifiche, astronomiche, musicali, zoologiche, perfino mediche, oltre che della cultura islamica; e al coraggio di affrontare temi – è il caso dell’argomento dell’ultimo saggio uscito, quello di Onorati – per i quali un disaccordo con le linee-guida della Chiesa del tempo poteva davvero costare molto caro. Ecco, se si valutano le tematiche cui ho accennato, già si può facilmente constatare che esse corrispondono a quelle approfondite dai singoli saggi che compongono la Collana: da cui, come si vede, si evincono agevolmente anche i criteri che ho seguito per accogliere nella Collana gli autori che la compongono e spiegare ad altri, che si proponevano via via e che si mantenevano, per così dire, un poco al di fuori di essi, le ragioni che ci impedivano di dar seguito alle loro proposte.
Certo, in questa scelta, non poteva poi non entrare anche lo stile di ciascuno, la capacità di una ‘bella’ ed ‘efficiente’ scrittura, ovviamente in linea col taglio ‘medio’ – che non significa di sicuro un approccio banale – e con lo spirito della Collana, ‘serio’, ‘critico’, ma anche divulgativo, seppure, ripeto, di una divulgazione che aspira più all’alto che al basso, per dirla in termini molto sintetici.
Anche perché stiamo parlando, e abbiamo avuto la ‘presunzione’ di parlare, di Dante, che di per sé costringe ad ‘elevarsi’.
Ma io penso che il nostro scopo, vista la inevitabile diversità delle proposte della Collana, che secondo me è una ricchezza, necessariamente accogliendo personalità, stili e approcci diversificati ai temi danteschi, sia stato sostanzialmente raggiunto.
Beninteso, nell’intento comune di ‘interessare’ il lettore: perché, se avessimo solo voluto ripetere i cardini della poetica dantesca, tanto sarebbe valso affidarsi semplicemente al libro di testo in uso di norma nelle scuole.

4 – Lei ha scritto un libro molto inquietante sull’Alighieri: “Il volto nascosto di Dante. Anticattolicesimo ed enigmi nella Commedia”. Ce ne vuol parlare?

Ho cominciato a scrivere questo libro poco prima che l’Editore mi incaricasse di dirigere la Collana, nella quale poi ha trovato la collocazione più adatta, visti gli intenti di essa che ho prima illustrato.
L’idea di fondo del saggio mi balenava da parecchio, per la verità: soprattutto da quando ho preso a riflettere insistentemente sull’appropriazione indebita, diciamo così, di Dante come ‘cattolico ortodosso’ da parte della Chiesa, in particolare per bocca di Paolo VI, che disse testualmente «nostro è Dante! Nostro, vogliamo dire, della fede cattolica»; e poi, a seguire, anche Papa Francesco ha ‘rincarato la dose’, esaltando Dante come «profeta di speranza» e altro, ma sostanzialmente in linea con una lettura ‘ortodossa’ del poeta come cattolico, che è qui inutile richiamare più specificamente. Fatto sta, però, che è soprattutto la Chiesa del XX secolo ad operare questa riabilitazione; mentre fino al XIX secolo la Chiesa aveva visto più ‘giusto’ (non dimentichiamo che la Monarchia rimane ‘proibita’ per un buon cattolico fino al 1881).  In che senso? Nel senso che di Dante si può sicuramente esaltare la cristianità, ma non certo la cattolicità, dal momento che la Commedia (per limitarci ad essa) mostra innumerevoli tracce ‘anticattoliche’ – certo nascoste per motivi di opportunità da parte del poeta ma chiare alle gerarchie cattoliche fino a questo ‘nostro’ Novecento papale ‘revisionista’ di Dante – quali riti esoterici, affermazioni coraggiosamente ‘devianti’ dal cattolicesimo ed ‘elevazioni’ in Paradiso di personaggi, che la Chiesa aveva condannato come eretici (basterà ricordare Sigieri di Brabante, averroista – e dunque, come tale, non certo meritevole del premio eterno – tra i beati; Traiano, imperatore pagano, pure lui in Paradiso, come anche Giustiniano; per non dire di Catone l’Uticense, guardiano del Purgatorio, perciò potenzialmente degno del Paradiso, benché pagano e suicida; o Manfredi, scomunicato dalla Chiesa, eppure collocato in Purgatorio anche lui). E poi, il personaggio Dante che ‘viaggia’ fino all’Empireo in anima, ma anche in corpo (prerogativa ‘unica’ di Cristo e della Madonna fino alla Commedia); o che si fa apostrofare da Virgilio in Inferno e da Cacciaguida in Paradiso come nuovo Messia a tutti gli effetti, dunque come nuovo Cristo, che deve tornare sulla terra a riformare il mondo corrotto e deviante. Inoltre, ruoli di magistero in materia di fede affidati a personaggi femminili, come Piccarda e soprattutto Beatrice nel Paradiso: uno ‘scarto’ dalla consuetudine medioevale, che vedeva le donne sempre subordinate e non protagoniste, sicuramente provocatorio da parte di Dante. Ecco, di tutto questo e di molto altro – considerando che il saggio è una ‘panoramica’ lungo tutta la Commedia alla ricerca di queste ‘tracce’ – si occupa il libro. Del resto, non dovrebbe sfuggire il frequente ricorso di Dante ad appelli al lettore, dunque a noi, invitati ad usare più a fondo la nostra ‘intelligenza’. Specialmente in quello, misterioso e inquietante davvero del canto IX dell’Inferno, in cui ci esorta a leggere il suo messaggio sotto il ‘bel velo’ della sua poesia: «O voi ch’avete li ‘ntelletti sani, / mirate la dottrina che s’asconde / sotto ‘l velame de li versi strani». Un invito ad addentrarci nel labirinto straordinario ed affascinante del suo pensiero, moderno e rivoluzionario come nessun altro dell’epoca sua (e oltre, aggiungerei).

5 – Anche “Dante e gli omosessuali” di Aldo Onorati è sulla linea di una riscoperta non canonica, non addomesticata della “Divina Commedia”. Lei ha curato una splendida prefazione. Ce ne parli.

Con Aldo Onorati, che ha letto e subito apprezzato il mio Il volto nascosto di Dante proprio per la ‘denuncia’ in esso contenuta dell’audacissima carica eterodossa dantesca, non potevamo che trovarci immediatamente in sintonia. Anche il suo contributo, infatti, tratta, in modo devo dire assolutamente originale, un altro tema che evidenzia tutta la dirompente trasgressività di Dante rispetto all’opinione corrente ai suoi tempi su un tema, in particolare, come quello dell’omosessualità, che andava condannata e basta, secondo i rigidi dettami ‘etici’ dell’epoca sua. Insomma, tolleranza zero verso chi non si dimostrasse platealmente ‘eterosessuale’: su questo né la Chiesa né la società erano disposti a concessioni di alcuna sorta.
E invece Dante, specialmente nel canto XXVI del Purgatorio – che è il cuore di quella che Onorati chiama la sua ‘prova del nove’ –, dispone anche gli omosessuali, che non abbiano commesso peccati gravissimi, a due passi dal Paradiso e in procinto di esservi ammessi: insomma, essere omosessuale non è, di per sé, per Dante, causa impediente ad essere beati in Paradiso. Più trasgressivo di così!
Non mi è stato, perciò, difficile occuparmi di scrivere la Prefazione al saggio di Aldo Onorati, che ho davvero avuto grandissimo piacere di stendere per il suo libro. Quando ho, infatti, definito questo suo contributo ‘deflagrante’, ho cercato di sintetizzare né più né meno che la verità, «non perché» scrivevo «altri esegeti del poema dantesco non abbiano affrontato il problema prima di lui», ma perché Onorati ha saputo farlo con una chiarezza ad altri sconosciuta. E inoltre accompagnando la sua ‘scoperta’ della straordinaria e moderna libertà di giudizio di Dante in una materia tanto allora pericolosa per chi avesse osato ‘accettarla’ con precisi riferimenti testuali: che è poi quello che specialmente si richiede ad ogni studioso ‘serio’ della Commedia.
Si capisce bene, allora, come questa lettura di un Dante ‘non canonico’ risponda anch’essa, come e più addirittura di altri pur validi saggi della Collana, allo spirito di fondo che fin dall’inizio ha guidato gli intenti di questo progetto editoriale della Società Editrice Dante Alighieri.
Del resto, affermare, interloquendo nel XVI dell’Inferno con omosessuali ‘insigni’, seppur peccatori ‘regolarmente’ condannati tra le fiamme eterne, che si sarebbe precipitato ad abbracciarli, se non avesse temuto di bruciarsi, poteva osarlo solo lui.
Innegabile, però, che sia stato davvero «Un gioco ‘pericoloso’» come pure mi è venuto spontaneo notare «ma che Dante fosse un temerario è cosa nota: meno scontato che osasse tanto in una materia indubbiamente scottante come l’omosessualità».
Dunque, il saggio di Aldo Onorati, che ci illumina su quest’altro ‘strappo’ di Dante al pensiero unico del suo tempo, non può, ora, che arricchire di un altro prezioso contributo la Collana, con lui ora arrivata a comprendere dodici titoli.

6 – Ci sono voci contrarie alla Collana, ovvero critiche sulle finalità che essa segue?

Devo dire che voci di questo genere non me ne sono arrivate; e sì che anche in Olanda, a Utrecht – dove vive e lavora uno dei nostri autori, Gandolfo Cascio, tanto per fare un esempio di uno cui ho già accennato in precedenza –, è stato conosciuto non solo il saggio scritto da lui, ma anche, a quanto me ne dice, il progetto ‘conduttore’ dell’intera Collana, che ha trovato condivisioni, più che dissensi; anche perché è difficile contestare – questo ho sempre personalmente richiesto come conditio sine qua non agli autori della Collana – ciò che si propone come lettura di qualche aspetto magari finora poco o non abbastanza affrontato di Dante, quando ci si affidi a tutti gli adeguati riferimenti testuali.
In questo senso la Collana ha finora ricevuto buona accoglienza di pubblico per la sua ‘serietà’, appunto, e anche per la ‘novità’ dei temi danteschi affrontati: quello che mi sento di dire, piuttosto, è che manca un maggiore coinvolgimento dei docenti della scuola, finora abbastanza restii ad affrontare e a proporre temi di approfondimento su Dante (per cui i volumi della Collana potrebbero essere utilissimi), di sicuro particolarmente stimolanti, invece, per ‘giovani europei’ di oggi, visto che è difficile non concordare con Massimo Cacciari, quando sottolinea con decisione le «radici dantesche della cultura europea». 

7 – In conclusione: Dante è un autore che si studia da 700 anni, ma quanto c’è ancora da scoprire?

Tutto. E non è un paradosso. Se si pensa a quanto su Dante scrisse il poeta russo Osip Emil’ evič Mandel’ štam: «Leggere Dante è soprattutto una fatica interminabile, in cui ogni successo ci allontana ancor di più dalla meta». Il che non deve scoraggiarci e indurci alla pigrizia pensando alla ‘fatica’, quanto piuttosto alla stimolazione continua che ci viene dai temi, che Dante (con altissima tecnica poetica, peraltro) affronta provocando la nostra intelligenza a comprenderlo e a ragionare con lui su ‘tutto’, anche per dissentirne magari. Noi lo leggiamo, pensiamo di aver esaurito il nostro compito, e invece, riflettendoci su, troviamo altri motivi, che magari ci erano sfuggiti e che a una lettura più attenta vediamo in altro modo. Esempio: Ulisse è all’inferno, ma siamo sicuri che Dante lo condanni per quello per cui in teoria dovrebbe condannarlo? Ulisse, quello che spinge i suoi compagni a non voler ‘essere come bruti’, ma a seguir ‘virtute e canoscenza’ (non potrebbe essere, un po’, Dante stesso, affamato di sapere?); e Francesca, perché Dante sviene al suo cospetto? Solo perché si commuove alla storia del suo amore per Paolo? Insomma, la rappresentatività dantesca, guidata altresì da un poderoso, universale afflato etico, ‘nasconde’ sempre altro, che il poeta ci provoca continuamente a trovare, con la nostra sensibilità, con ‘tutta’ la nostra intelligenza: non possiamo annoiarci, né tantomeno leggere, superficialmente, la pura e semplice ‘narrazione poetica’ del suo viaggio.
Dante è alla base della nostra cultura occidentale, ma si confronta con rispetto e ammirazione anche con ‘altre’ culture, non dimentichiamolo oggi che ci diciamo ‘multiculturali’: Dante conosce la cultura ebraica (e non poco: v. i richiami alla Cabala), l’islamica (molto probabile abbia conosciuto e si sia ispirato al Libro della Scala attribuito a Maometto, poiché molte sono le affinità tra il suo ‘viaggio’ e quello del profeta islamico a Dio; tanto è vero che il poeta riserva un innegabile trattamento di favore ai pensatori e ai saggi musulmani, che colloca nel ‘nobile castello’ tra gli ‘spiriti magni’ del Limbo). Dante è un autore universale; la sua Commedia è tradotta in più di duecento lingue e dialetti diversi. Si può dire, anche solo per questo, che abbia esaurito – o che possa mai esaurirsi – il suo compito di guida e di insuperabile magistero poetico e culturale?


Alcune copertine della ‘Collana dantesca’

 

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1 Commento

  1. PVicentini
    PVicentini Giugno 03, 12:33

    non mi convince proprio il giudizio avverso alla cattolicità di Dante, come se nella Commedia non si rifletta il volto salvifico della cristianità.

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