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Intervista al Direttore Artistico della Fondazione Arte & Cultura Velletri Claudio Micheli

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Intervista al Direttore Artistico della Fondazione Arte & Cultura Velletri Claudio Micheli

Intervista al Direttore Artistico della Fondazione Arte & Cultura Velletri Claudio Micheli
maggio 25
14:13 2019

Claudio Maria Micheli sulla Fondazione: “Oltre duecento eventi, gestione non semplice ma i risultati si vedono”

 

Nella consueta intervista annuale di fine maggio, con l’estate alle porte e una stagione “invernale” ormai conclusa, il Direttore Artistico della Fondazione di Partecipazione Arte & Cultura Città di Velletri, Claudio Maria Micheli, racconta il lavoro fin qui svolto e fa un bilancio delle attività passate e di quelle future. Senza rinunciare a togliersi qualche sassolino dalla scarpa. Ecco cosa ha dichiarato il Maestro Micheli.

 

di Rocco Della Corte

 

Maestro Micheli, per la Fondazione di Partecipazione Arte & Cultura un altro inverno è andato agli archivi. Qual è il suo bilancio alla guida di un Ente così importante per la città e soprattutto quali sono le iniziative realizzate che più la soddisfano?

 

La Fondazione, i cui soci fondatori sono il Comune di Velletri, la Banca Popolare del Lazio e la Casa di Cura Madonna delle Grazie, ha svolto dal marzo 2017 – data della partenza effettiva dopo la conferenza in febbraio – un enorme e prezioso lavoro volto a riportare a Velletri tanti eventi come nelle province e città più blasonate e potenzialmente con più risorse a disposizione per la cultura, riavvicinando chi deluso e ormai rassegnato si vedeva costretto a frequentare altrove Teatri e sale da concerto che proponevano un’offerta artistica e culturale ben più sostanziosa e di livello. Il pubblico o i fruitori dell’arte, della cultura, dello spettacolo, dei convegni, delle conferenze, delle mostre, dei libri,  si stanno interessando sempre di più e con assiduità alle proposte che la Fondazione, tra proprie produzioni, coproduzioni, collaborazioni, patrocini, ha messo in campo in così breve tempo. Possiamo dire che tale numero di eventi culturali così concentrati non si ricorda a memoria di cittadinanza. L’importanza della presenza sul territorio della Fondazione la si respira tra la gente che ci gratifica e ringrazia continuamente per aver dato una scossa a ciò che si era abbastanza assopito: la rinascita sia strutturale che di programmazione del Teatro Artemisio ”Gian Maria Volonté” con una stagione di prosa di prima categoria affiancata il prossimo anno da altri spettacoli di compagnie eccellenti del territorio, e non solo, ma anche da spettacoli musicali; la conduzione puntuale e rigorosa della Casa delle Culture, oggi punto di riferimento e vera agorà per artisti, studenti, professionisti del settore culturale e dello spettacolo, oltre alle molteplici attività che vi si svolgono come quelle dell’Accademia di Belle Arti di Roma e la Biblioteca comunale, situate nella struttura e con le quali si collabora continuamente, dando ancora maggior forza ad un tutto che è strettamente collegato agli scopi della Fondazione. In questo modo si riesce a dare un’immagine di perfetta funzionalità e professionalità, oltre che di educazione e decoro, trasmettendola a tutti coloro che la frequentano, ci lavorano, ci studiano e la vivono durante gli eventi dell’Auditorium, della Sala degli Affreschi (ex refettorio), del Chiostro e del giardino esterno.

 

Andando più nello specifico, quest’anno il Teatro Artemisio-Volonté ha vissuto una seconda stagione di prosa con ottimi risultati di pubblico e di abbonati. Per il terzo anno si punta alla consacrazione, sia in termini numerici che di qualità. Qual è la sua opinione del lavoro svolto sul versante ‘teatrale’? 

 

Il Teatro Artemisio-Volonté è stato risollevato con non poca difficoltà dalle condizioni pessime in cui era stato lasciato, in tutti i settori sia tecnici che di accoglienza, mettendo riparo anche alle pecche di progettazione che si stanno gradualmente eliminando attraverso competenze e risorse della Fondazione e dall’Amministrazione comunale. Sento dire che il Teatro è sempre chiuso o non propone nulla e non so se mettermi a ridere o a piangere: Michela Cescon, Amanda Sandrelli, Anna Galiena, Corrado Tedeschi, Lello Arena, Gennaro Cannavacciuolo, Paola Gassman, Enrico La Ginestra, Ascanio Celestini, Moni Ovadia, Emilio Solfrizzi, Alessandro Benvenuti, Massimo Wertmuller, Ettore Bassi, Simona Cavallari… Quando mai ci sono state stagioni teatrali di questo livello? In teatro si esibiscono anche compagnie amatoriali o scuole di danza o di musica, si fanno convegni, saggi, si presentano libri come quello recente di Erri De Luca. Rammento che un teatro aperto tutti i giorni, non considerando la spesa degli spettacoli di cui accennerò in seguito, per farlo funzionare professionalmente costa circa 80.000 euro l’anno, tra custode, datore luci, fonico, macchinista, contributi, energia elettrica, riscaldamenti, manutenzioni varie, etc., …. non mi risulta che nelle casse cittadine ci siano queste risorse da impiegare per la cultura e per lo spettacolo. Il Teatro si apre quando ci sono eventi, altro al momento non è dato fare, le disquisizioni che sento sono pura teoria e completa non conoscenza della gestione di una struttura così complessa. Pian piano lo si porterà a regime anche con altri progetti che stiamo mettendo in campo. Tenerlo aperto e darlo a chiunque lo chieda per propri motivi, essendo comunale, mi sembra una cosa molto bella ma per niente funzionale. Appena dato in gestione alla Fondazione si è partiti dal nulla con fari bruciati e/o spariti, quinte e fondale strappati, casse audio rotte, un solo microfono rimasto senza asta, mixer luci e audio con canali rotti, platea in condizioni inguardabili, riscaldamento rotto,… mi fermo? Oggi l’impianto di illuminazione del palcoscenico conta circa trenta proiettori e quello della fonia potenziato e ottimizzato per le esigenze acustiche della sala; esiste finalmente un interfono che mette in contatto il foyer con il palcoscenico, la regia audio/luci, i camerini; un palcoscenico ricondizionato e di colore scuro come un teatro di prosa deve avere; quinte nuove, schermo per la proiezione di 8mt x 5 mt, connessioni LAN per l’interfacciamento di strumentazione digitale, ma queste cose vanno custodite e bisogna saperle usare. Anche l’Auditorium è stato dotato di impianto audio, luci e la stessa cosa avverrà per il Chiostro allestito in estate già con una platea di 250 posti a sedere. Il Teatro Artemisio e la Casa delle Culture, per insistente volere della direzione artistica, dispongono di personale qualificato per la custodia e l’assistenza tecnica dei materiali audio/luci residenti nelle locations gestite dalla Fondazione, affinché siano sempre funzionanti, efficienti, usati con professionalità e non lasciati in balìa di chiunque possa metterci le mani senza competenza; questo per me è rispetto per il Teatro. La frase … “ma nge sta ‘n microfono? Abbasta quello…” oppure “nun te proccupà apro io poi t’ariporto ‘e chiavi..” non è più tollerabile per le mie orecchie e offende chi della professionalità e serietà ne fa condizione imprescindibile.

 

Prima ha parlato di collaborazioni, co-produzioni e produzioni, accennando anche alla Casa delle Culture, altro polo che è divenuto un punto di riferimento per la città: può fare una sintesi della programmazione globale di questi anni di lavoro?

 

Per ciò che riguarda la parte artistica e culturale tra produzioni, coproduzioni, patrocini, collaborazioni e tutto quello dove la Fondazione appone il suo logo e/o risorse, siamo arrivati a dar vita e/o ospitare più di duecento eventi, tra concerti, mostre, presentazioni di libri, spettacoli di prosa, concorsi nazionali, corsi di recitazione, master class di musica, la nascita del Coro dei ragazzi FondarCanto, il concorso nazionale dedicato allo scrittore Achille Campanile e l’allegata rassegna “Campaniliana” ricca di eventi sull’autore che qui visse, “Velletri Libris” con la Mondadori Bookstore, il Concorso nazionale teatrale per le scuole con il Liceo Landi di Velletri, la mostra di Juana Romani in collaborazione con l’Accademia, la mostra in prima assoluta del Maestro Sergio Gotti, il Festival dei Castelli Romani e il Living Fonema Art Festival con la Guaranà, e tanto altro che adesso non menziono per motivi di spazio. Adesso non mi si venga a dire che tutto questo sarebbe accaduto lo stesso… Chi ne sarebbe stato l’artefice? …Quando? …Come? Con quali risorse umane ed economiche? Perché non lo si è fatto prima? E dobbiamo anche sentire argomentazioni sulla Fondazione che non ha fatto nulla fino ad oggi da persone mai affacciatesi neanche per errore ad un concerto, ad uno spettacolo di prosa o ad una presentazione di un libro o altro ancora… Ma di cosa stiamo parlando… ma per favore! La cosa bella invece è interloquire con il pubblico, gli appassionati, dopo gli spettacoli o dopo un concerto o dopo un libro o dopo un convegno o durante una mostra, accettando critiche costruttive, consigli, migliorie da farsi, e non con fantasmi o nientologi i quali della Fondazione, solo per il fatto che esiste, ne sanno solo parlare male e a priori. Blaterano sui costi di un artista o di un attore importante senza avere un minimo di cognizione sulla materia di ingaggio degli stessi, come se fosse cosa semplice farli esibire nel nostro Teatro Artemisio-Gian Maria Volonté che dispone di soli 418 posti, con i relativi incassi a prezzi popolari e senza un budget adeguato per spettacoli che orbitano tra i 3.000 e gli 8.000 euro, cosa che invece siamo riusciti ad ottenere con abilità, competenza in materia e conti alla mano, senza che i nostri concittadini fossero costretti ad andare a Roma o a Latina per lo stesso spettacolo pagando anche il doppio o il triplo; spero almeno che mentre si pontifica negativamente sulla Fondazione, magari la domenica mattina al bar, si abbia la compiacenza di informarsi sull’argomento. Gli stessi illuminati che vengono poi a proporre spettacoli adatti ad un teatrino da oratorio, oppure con una faciloneria sconsolante chiedere di portare all’Artemisio artisti come Brignano o Battista o Proietti.. fantastico! Nessun problema! Quindi con i biglietti a 60/80 euro anche in galleria, giusto? Ricordo che la Fondazione non gestisce il campo sportivo o il Pala Bandinelli, per questi eventi bisogna rivolgersi altrove.

Nell’ultima risposta si accenna ad una punta di polemica. Ritiene che ancora vi sia la convinzione, da parte di molti, di dover chiudere la Fondazione? Se sì, quale sarebbe il motivo? 

 

Certamente ritengo che ci sia ancora questa convinzione e la rifiuto, ma non ci sto né come cittadino né come direttore artistico a rimanere passivo davanti a questa superficialità di alcuni così attenti alla cultura che in due anni non sono mai venuti nel mio ufficio a disquisire e ad argomentare questa loro avversione per la Fondazione, ancora neonata e che, al netto di tutte le restrizioni burocratico/amministrative alle quali è sottoposta, che uccidono cultura, arte, idee, entusiasmo, riesce comunque ad andare avanti ottenendo risultati e movimento culturale invidiabile. Siamo all’assurdo, ogni città vorrebbe più di una Fondazione affinché, grazie alle risorse messe a disposizione anche da privati, agisca quale braccio operativo collaborando con l’amministrazione comunale, non sostituendosi mai e per nessun motivo al compito degli assessorati preposti, ma, coadiuvata da artisti e professionisti del settore, dare ancora di più e il meglio alla comunità. A riguardo mi permetta di ringraziare le molteplici figure, associazioni culturali, professionisti ed artisti, senza far nomi per non scordarne qualcuno, che collaborano dalla prima ora con noi e che si adoperano per migliorare sempre di più e intensificare il range di eventi e di incontri che le nostre strutture possono ospitare. Oggi la Fondazione, la Casa delle Culture e della Musica, il Teatro Artemisio hanno aperto contatti con diverse realtà del territorio e della città di Roma. Dal prossimo autunno si collaborerà con produzioni di teatri della capitale, verrà istituita con la collaborazione del Teatro della Luce e dell’Ombra una residenza teatrale per la formazione di attori oltre nostre produzioni da esportare, avremo una festival di danza contemporanea ed una stagione teatrale ancora più ricca di spettacoli della precedente, sto cercando in tutti i modi e grazie alla stima del suo presidente, di riportare nel 2020 il Festival Nazionale della UILT che ritenne di non continuare nella nostra città a causa delle condizioni non più idonee in cui si trovava il teatro, partirà da novembre fino al giugno 2020 un programma di Formazione/Divulgazione per la filiera viti-vinicola in collaborazione con il CREA nazionale, il tutto sostenuto economicamente dalla Fondazione, si continuerà a collaborare poi con coloro che avranno idee e progetti interessanti in nome del decoro e della qualità. La Fondazione direttamente o indirettamente, con produzioni, collaborazioni e/o coproduzioni, che vengono proposte alla direzione artistica sia per la logistica che per la realizzazione, ad oggi può vantare di aver portato nella nostra città oltre alle compagnie ed attori sopracitati, giornalisti, critici letterari e registi quali A. Colasanti, E. Costantini, V. Molinari. G. Montefoschi, B. Broccoli, D. De Silva, M. Cinque… grazie alla collaborazione e il grande impegno della Mondadori Bookstore di Velletri/Lariano/Genzano personaggi come G. Culicchia, F. Moccia, A. Sardoni, A. Lattanzi, M. Marzano, M. Ripa Di Meana, L. Ravera, M. Santangelo, V.M.Manfredi, C. Warwick, Comandante Alfa, A. Dikele Distefano P. Genovese, P. Hendel, P. Mieli, L. Morante, S. Rizzo, G. Torregrossa, G. Mughini, F. Cerlino, M. Castagna, G. Allevi, M. Giallini…. Potrei andare avanti con lo straordinario concerto del Banco del Mutuo Soccorso, con le Master class canto tenute da K. Ricciarelli e R. Bruson, la perfetta collaborazione con l’Ass. Colle Ionci con la quale sono stati svolti più di cento concerti in Auditorium con musicisti di fama internazionale, ensemble, grandi solisti come Carlo Grante o vincitori di concorsi oltre alle giornate musicali aperte a tutti…

 

Ha voluto sottolineare più volte, quasi a difendere la Fondazione, il lavoro fatto e i risultati conseguiti. Crede che ancora non sia passato, a distanza di tanto tempo, il messaggio corretto sul lavoro che la FondArC svolge per la città e per i cittadini?

 

La ringrazio per questa intervista nata immagino anche da un suo avvertire nell’aria questa ritrosia verso la Fondazione. Io credo fermamente che sia molto più utile alla città e all’amministrazione di quanto si possa pensare, anzi direi una preziosa risorsa la quale accanto alle feste dell’uva, delle camelie, del carnevale, dell’estate veliterna, consente alla cittadinanza di fruire di una programmazione ancor più dettagliata, di alto spessore e ricca di discipline artistiche e culturali tra le più diverse, andando ad integrare quello che in parte viene già proposto da associazioni culturali e da privati cittadini, se non addirittura a colmare quei vuoti che si notano in alcune persone distratte o poco attente alla propria cultura e tanto meno a quella degli altri. Questo è il messaggio corretto che deve passare, poi tutte le scelte sono sacrosante ma se si vuole far chiudere o ridimensionare la Fondazione perchè poco efficiente ed inutile bisogna prendersene coraggiosamente la responsabilità.

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