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“Invisibili” di Federico Di Cicilia

Maggio 09
16:47 2022

L’altra sera ho visto l’ultimo film di Federico Di Cicilia, “Invisibili”, proiettato presso la multisala Cinema Nuovo di Lioni. Sinceramente, il film mi è piaciuto, ma senza sconvolgermi oltremisura, come accadde, invece, in seguito alla visione di un’altra pellicola cinematografica realizzata nel 2016 dallo stesso regista, il cui titolo è “Irpinia, Mon Amour”, e su cui scrissi una recensione: http://bentornatabandierarossa.blogspot.com/2016/04/irpinia-mon-amour-recensione-di-lucio.html?m=1. “Invisibili” mi è sembrato un lavoro senza dubbio più maturo soprattutto dal punto di vista tecnico ed artistico-intellettuale… I temi e gli spunti del film “Invisibili” sono molto simili a quelli di “Irpinia, Mon Amour”: paranoia ed alienazione esistenziale, in primo luogo. Alle cui “grinfie” si può sfuggire in vari modi, ovvero seguendo varie strade. Il protagonista del film, sospinto, se non condizionato dalle aspirazioni paterne, tenta la strada dell’affermazione nella professione calcistica, ma invano… La carriera sportiva del ragazzo è stroncata sul nascere da un grave e doloroso infortunio occorso durante una gara: in seguito ad uno scontro di gioco si frattura la gamba sinistra del giovane Peppino Caputo, soprannominato “Platini”, il celebre ed estroso fuoriclasse e fantasista francese che venne a giocare in Italia, nella formazione della Juventus degli anni Ottanta, allenata dal Trap e zeppa di campioni del mondo del 1982. Perciò, la giovane “promessa calcistica” irpina deve far ritorno mestamente al paesello di origine, che si colloca tra Villamaina, Frigento e Sant’Angelo dei Lombardi, laddove lo attende un’esistenza “invisibile”, come suggerisce il titolo del film… Il cast scelto dal regista è caratterizzato da attori di indubbio valore artistico, alcuni abbastanza noti: da Massimiliano Gallo (il quale interpreta il ruolo del padre del ragazzo, Gerardo Caputo, un camionista piuttosto guascone, manesco e donnaiolo, rozzo, ma essenzialmente frustrato) a Nello Mascia (che indossa i panni del trainer, Carmando, il cui nome rinvia immediatamente al famoso massaggiatore del Napoli di Diego Maradona), al grande Renato Carpentieri, che io rammento in tanti film di rilievo, ma soprattutto in “Sud” di Gabriele Salvatores. Una menzione a parte merita il giovane Gerardo De Blasio, nelle vesti del protagonista, Peppino, in arte “Platini”. La recitazione, a mio avviso, è impeccabile… La vena pessimistica, ma nel contempo ironica ed altresì surreale, del regista, che si intravede già in “Irpinia, Mon Amour” (che, ripeto, ho visto ed ho recensito nel 2016), traspare anche nel suo ultimo film, ma non in forma disperata, ovvero senza concedere un barlume di speranza o di ottimismo, benché la realtà, che circonda i vari e caratteristici personaggi del film, non sembri offrire molte vie di “scampo” alle paranoie ed al disagio esistenziale che affligge i piccoli centri sparsi nell’hinterland altirpino. Non occorre qui scomodare, ad esempio, le statistiche funeste, inerenti ai suicidi nella provincia di Avellino, un territorio che detiene questo macabro primato, o allo spopolamento inarrestabile dei Comuni arroccati tra i Monti Picentini, o al precariato ed alla disoccupazione giovanile, all’assenza di un minimo di prospettive dignitose per l’avvenire, e via discorrendo… Per sottacere, inoltre, delle gravi responsabilità storico-politiche ed etiche dei ceti politici dirigenti che si sono succeduti a livello locale, che gravitano tuttora nell’orbita della figura centrale del “feudatario” di Nusco… Non vorrei riaprire ulteriori polemiche di segno politico, che risulterebbero sterili, stucchevoli e detestabili in una recensione cinematografica… L’intento intellettuale del lavoro presentato dal regista, Federico Di Cicilia, si presume che sia quello di rappresentare ed interpretare, in una chiave artistica originale, non accomodante, la realtà del nostro territorio, di suscitare qualche spunto di riflessione e di analisi esistenziale, o di introspezione psicologica di tipologie umane particolaristiche e localistiche, di speculazione di ordine filosofico, bensì non metafisico, non certo di prospettare le soluzioni politiche, che spettano invece ad altri soggetti istituzionali, che purtroppo si sono rivelati assolutamente inetti, impotenti, mediocri ed autoreferenziali.

 

 

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