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“Io e lo Straniero”, l’ultimo affascinante libro della scrittrice genzanese Bianca Silvestri

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“Io e lo Straniero”, l’ultimo affascinante libro della scrittrice genzanese Bianca Silvestri

“Io e lo Straniero”, l’ultimo affascinante libro della scrittrice genzanese Bianca Silvestri
Dicembre 13
11:09 2014

É il caso dell’eroina dell’ultimo libro di Bianca SIlvestri, “IO e lo straniero” (Edizioni Sangiorgio), che narra le vicende di una donna realmente vissuta in Francia nel ‘700, poco prima della Rivoluzione, e sulla cui vita la Silvestri ha raccolto ogni testimonianza, dopo ben 3 anni di approfonditi studi presso la Biblioteca Nazionale di Parigi e di Lione, a seguito di un interessante articolo di storia di Marie-Hélène Parinaud, uscito nel 2000 sulla rivisita Historia, che riguardava la giovane donna, la cui vita singolare ben si presterebbe ad una trasposizione cinematografica piena di intrighi e colpi di scena. Perché la protagonista, nata Marguerite -Julienne Le Pastour, ma trasformatasi in Henri (o individuata come Henriette, a seconda dei casi), ha cavalcato il suo secolo con piglio ribelle, scavalcando le convenzioni sociali che consideravano le donne principalmente figlie, madri, prostitute o monache. Lei, nata da una casata di piccola nobiltà di campagna, destinata dalla famiglia a sposare uno zotico contadino non certo della sua levatura culturale e intellettuale, a venti anni scapperà di casa vestita con gli abiti del fratello, per poi affrontare con curiosità e grinta il mondo. Ribalterà i ruoli imposti alle donne del suo tempo e si costruirà una vita difficile ma straordinaria, per essere padrona del proprio destino, perennemente in cerca di libertà e cosciente delle sue scelte, anche estreme. La giovane non é una bellezza, però é profondamente intelligente. Nei panni di Henri, vuole conoscere e scoprire il mondo, é colta, forte fisicamente e profondamente convinta che anche una donna può agire come un uomo, vestirsi come lui (come, del resto, già facevano le donne francesi dell’alta società, nel chiuso dei loro salotti). E sarà proprio il suo travestirsi da uomo, e non tanto i vari ruoli svolti in quanto tale (che non elenchiamo per non togliere la suspense) a procurarle le ostilità della Chiesa e la sua carcerazione dopo anni di vagabondaggi e studi. Henri/Henriette decise di non incarnare l’immagine di donna modello per trasformarsi in uomo dalle mille sfaccettature e mestieri. Il romanzo é scritto in prima persona: é la protagonista a narrare la sua storia. Un escamotage che rende la lettura scorrevole e veloce. Il libro si legge tutto di un fiato, perché racconta le peripezie di un personaggio realmente esistito, le cui gesta spingono a volere conoscere l’esito della sua storia e a rivalutare il concetto di rapporto uomo/donna, sempre presente nelle opere di Bianca per la quale non c’è differenza tra i sessi, pur non rinnegando la componente femminile che è nelle donne di tutti i tempi. E che Henri dovette sopprimere, nascondere sotto vesti maschili, limitare nei gesti e nei modi. Almeno sino a quando, pare, una volta rinchiusa in carcere, proprio a causa dei suoi travestimenti che hanno fatto scalpore, scandalizzato e condannati dalla morale religiosa, oltre che sociale, ricevette dopo la visita di donne nobili curiose vestite di stracci (oramai era diventata un personaggio famoso), quella di Giacomo Casanova. Il quale, per sapere il vero nome della donna (che lei si ostinava a celare), le fece riscoprire, nell’angusta prigione, la sua femminilità in un continuo gioco di seduzione, per arrivare alla confessione finale che permise all’avventuriero di entrare nella stretta cerchia della Massoneria di Lione. Henri (forse proprio l’Henriette che Casanova nelle sue Memorie disse di avere amato profondamente) sopravvisse al suo destino? Continuò nelle sue mansioni “da uomo” o si adattò ai costumi del tempo? Lasciamo al lettore scoprirlo. Il titolo del libro, però, merita una breve spiegazione: nasce da una leggenda dei Vangeli apocrifi di Didino Giuda. La quale narra che, mentre Salomone stava costruendo il Tempio, gli uccisero il suo architetto più bravo, il preferito. Arriva uno straniero che gli confida dove é nascosto l’assassino. I cavalieri vanno in cerca del colpevole, ma solo uno di loro, Jahoben, il più ardito, entra in una caverna e lo uccide. L’antro oscuro dove fu trovato l’assassino rappresenta la sua coscienza: é lì che lui deve colpire per uccidere la sua ignoranza, la sua debolezza per le passioni, il suo egoismo, la sua cupidigia.

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