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Io, noi…essi

Io, noi…essi
01 Gennaio
02:00 2008

Due modelli del recente robot Honda ASIMOAccetteremmo di vivere con esseri artificiali replicanti dell’uomo in tutto e per tutto? Ci sarà ancora da lavorare migliaia di ore di studio e lavoro per riflettere su tutte le implicazioni razionali e non riguardo il presente e futuro della robotica, cibernetica, bio-fisica etc. L’ansia o perseveranza (“diabolica”?) di replicare questo universo di stimoli, emozioni, sensazioni: un cammino ancora pieno di incontri – e scontri, soprattutto – d’ogni natura e titolo. L’ansia di essere e agire come divinità nel tentativo di creare organismi sintetici – sia pure molto primitivi – manipolando il Dna, cioè forzando artificialmente le fondamenta della vita biologica. Oggi manifesto pubblicamente un mio assoluto e insindacabile «NO» a ogni manifestazione di riconoscimento giuridico, etico-morale o altro, ai replicanti umani. Per quanto potranno replicare con fedeltà il nostro essere e agire, si potranno ottenere solo macchine. Artifici. Pure, crude e nude sintesi e basta, prive di ogni diritto e senso che si riserva alle persone. Sono oggetti. Quantomeno difficile o imbarazzante sopportare tra noi l’esistenza di oggetti che a teorica parità di prestazioni o capacità “mentali” hanno maggiore resistenza e sopportazione fisica rispetto alla fisiologìa umana, ammettendo che possano reagire come e quanto noi al dolore fisico. «NO» a “investire sentimenti” verso questi oggetti. Verso essi l’essere umano è e sarà un creatore originario onnipotente e assoluto in bene. Assoluto e onnipotente di essi, in tutto, per tutto, su tutto, attraverso gli organi dello Stato. Poi. Per quanto ci riempiremo da qui in futuro di protesi artificiali e tutori più o meno sintetici/bio-sintetici, per quanto ci faremo snaturare sempre più in fredde “macchine biologiche antropomorfe”, la nostra originaria natura di esseri umani così come l’abbiamo recepita, concepita e codificata (razionalmente) fino ad oggi è insindacabile e inderogabile, assolutamente non condivisibile con degli oggetti, non replicabile artificialmente o forzatamente in laboratorio (clonazione). Con la biologia e la vita umana si è “giocato” troppo. O meglio. Se per “essere umano” intendiamo e riconosciamo un peso, una duplice e al tempo stesso unica e indivisibile «categoria fisica antropomorfa-non», una fedeltà inscindibilmente «fisica-non», allora la “umanità” è un….“qualcosa” estremamente complesso e articolato, una soggettiva o quasi, che non si accontenta della sola e semplice migliore fedeltà antropomorfa. L’edizione 2006 del Festival della Filosofia di Modena, Carpi e Sassuolo ha acceso i riflettori proprio sul confine sempre più fragile e problematico tra uomo e animale, tra naturale e artificiale. Si delinea un nuovo orizzonte del pensiero in cui l’umanesimo, fedele all’idea che esista una «natura» da preservare, appare una forza del passato, una debolezza reazionaria. Bruno Lator (Sociologia dell’innovazione presso l’Università parigina di Scienze Politiche) ha proposto di considerare umani anche i prodotti della tecnica: sono nostri figli come quelli di carne, dobbiamo amarli e non abbandonarli a se stessi. Giuristi, “religiosi” e intellettuali avvisati… Buon lavoro teorico! Robot deriva dal ceco “robota”-“lavoro pesante/forzato”. Lo scrittore ceco Karel Apek battezzò il termine nel 1920 nel suo dramma teatrale “R.U.R. I Robot Universali di Rossum”. Leggere poi “L’uomo positronico” di Isaac Asimov o “Blade Runner”.

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