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«Io non sono razzista», l’ultimo mantra…

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«Io non sono razzista», l’ultimo mantra…

«Io non sono razzista», l’ultimo mantra…
dicembre 13
15:05 2018

(Serena Grizi) – Una delle locuzioni più utilizzate nei discorsi correnti in fatto d’attualità è un’apertura ‘cappello’ del tipo: «Io non sono razzista, per carità, non pensatelo, ma certo che…» e poi parte il discorso vero e proprio che prosegue con …«ma certo che tutti ‘sti sbarchi di africani che dicono che scappano dalla guerra…»; «Certo che tutti questi rom sono delinquenti»…e via di questo passo. Il razzismo oggi non impensierisce più di tanto, sennonché chi è razzista teme fortemente di apparire tale.

Esiste un sentire profondo che ci consente di essere empatici non solo con donne e bambini ma anche con adulti, ragazzi, che cercano una strada diversa da quella da cui provengono costellata di guerre, fame, problemi di lavoro o sanitari, o semplicemente abbandonata per vivere la propria vita altrove. Se questo sentire manca si cercano posizioni intermedie, per le quali ‘bisogna’ essere ragionevoli e così escludere o qualche categoria dai viaggi per migliorare la propria esistenza, come tutta la categoria dei poveri, per esempio, o intere etnie perché considerate ‘storicamente ingestibili’ come i rom. Ora, non è che chi è empatico e non è razzista non si rende conto che c’è gente proveniente dall’Africa o da altrove che, naturalizzatasi in Italia, non ha certo trovato quel che pensava di trovare. A meno che non si tratti di casi disperati (chi vive per la strada o in continua emergenza per la fame) neppure gli italiani trovano sempre ciò che cercavano nella loro esistenza: niente ci è garantito. Nessuno sa se un italiano o un immigrato, una persona più in generale, potrà avere impieghi ben retribuiti e pensioni giuste, una bella casa o altro, semplicemente ognuno cerca di mettere a frutto le proprie capacità, la propria volontà, per cercare di realizzare una famiglia, ottenere un lavoro dignitoso per vivere, godere un po’ dell’esistenza per quel che è concesso nelle società cosiddette avanzate… Non occorre essere razzisti per sentirsi a disagio, qualche volta, quando si incontrano per la strada persone in cerca di cibo, di qualche soldo, di vestiti, o che dormono all’aperto; solo fino a qualche decennio fa queste scene erano rare, quasi inesistenti, soprattutto in provincia, e mettono alla prova chiunque.

Le nostre politiche economiche e di gestione della cosa pubblica non si sono rivelate fallimentari per colpa di qualche centinaia di migliaia di ospiti arrivati da fuori, fallimentari lo erano già prima: le nazioni, gli stati nazione, hanno probabilmente bisogno di cambiare economia e, senza entrare nei macro-argomenti, ne dovranno tentare una più inclusiva che non tenga conto solo degli obiettivi da realizzare ma anche del cammino che si compie per raggiungerli, poiché questa economia della ricchezza a tutti i costi  lascia un pianeta pieno di rifiuti e una fetta d’umanità che non sa più come salvarsi dalla povertà… Oltre questo modo di vivere non c’è il vuoto, ma un altro modo possibile di vivere.

LETTURE per un Natale consapevole: Stranieri alle porte di Z. Bauman, Laterza; Teoria della classe disagiata di R.A. Ventura, Minimum fax; Il banchiere dei poveri di M. Yunus, Feltrinelli;   La scommessa della decrescita di S. Latouche; (vignetta di Vauro Senesi)

 

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1 Commento

  1. maria
    maria dicembre 14, 10:48

    Serena, sei la voce di tutti noi. chiara e puntuale. coraggiosa e obiettiva. grazie.

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