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Ipotesi di Costituzione creativa

Febbraio 26
15:13 2012

Qualche volta ad andare controcorrente si indovina. È già successo coi passi indietro ed altri balletti simili. Ora il ritornello è: dopo la parentesi del governo tecnico la politica deve riprendere il suo posto. E tutti giù a ricordare il primato della democrazia, l’essenzialità della rappresentanza dei partiti, la funzione alta della politica come via principale al bene comune.

Le argomentazioni in teoria non fanno una piega. Pare di vedere Platone col mondo delle idee; il problema è il riverbero concreto dell’idea. Perché facilmente le buone intenzioni si guastano strada facendo. Gli attori della politica fanno dieci parti in commedia e lo spettacolo diventa incomprensibile e si blocca. Così, azzardo per azzardo, si affaccia un pensiero sparigliante. Come si sa esiste una costituzione formale ed una materiale, e pure una prassi costituzionale. Verrebbe voglia di lanciare e sperimentare una ‘Costituzione creativa’. Cercheremo di spiegarci.

 

Il governo tecnico ha relegato nell’angolo i partiti i quali, improvvisamente, hanno scoperto che, forse per visibilità, forse per ingannare l’attesa, possono fare qualcosa d’altro, e magari di utile, che non litigare secondo lo schema fisso che prevede che se la maggioranza dice bianco l’opposizione dice nero, e viceversa. Si è dunque messo mano alla riforma della legge elettorale, e, volendo, si potrebbero avviare e portare a compimento altre leggi importanti. Nel frattempo i tecnici, tra corse e rallentamenti, stanno in qualche modo riparando la facciata (leggasi immagine e credibilità) e alcune strutture del palazzo Italia. Dunque sembra crearsi, per la via dei fatti, una sorta di doppio binario nella gestione della cosa pubblica. Amministratori delegati (governo tecnico) che raggiungono risultati senza andare troppo per il sottile, soci di maggioranza (i partiti, che sostengano o meno il governo) che rappresentano la proprietà (il popolo) che si occupano degli indirizzi generali. Tecnici e partiti cercano, nei limiti del possibile, di non pestarsi i piedi: perché conviene reciprocamente, e alla fine conviene soprattutto alla proprietà (l’Italia in definitiva). Non sarebbe quindi assurdo ipotizzare una riforma costituzionale in questo senso.

E prendiamo a prestito un’altra similitudine semplice ma di attualità. Immaginiamo che il tandem partiti-proprietà sia il presidente della squadra di calcio che sceglie l’allenatore per ottenere risultati; se vengono, rimane in carica, altrimenti esonero ed altro allenatore. Presidente e soci di maggioranza (partiti-parlamento) invece restano per tutto il periodo prefissato (legislatura) finché la proprietà-popolo non rinomini i vertici. I vantaggi sarebbero tempi certi, separazione di competenze, verifica costante dei risultati senza l’incubo del ‘tutti a casa’ che ha instaurato una sorta di continuo e paralizzante “si salvi Sansone con tutti i Filistei”. Abbiamo coscienza che tale arditezza è difficile da realizzare, ma la scommessa potrebbe risultare vincente. Sarebbe un modo affatto nuovo di applicare criteri di efficienza privatistica alla cosa pubblica. Forse la Privatizzazione delle privatizzazioni. Magari i due piani separati tra politica e braccio operativo della politica stessa, con diversificazione ed alleggerimento dei compiti, potrebbero rappresentare una soluzione non proprio campata in aria. In fondo, quando i giocatori sono ‘incartati’ converrebbe ridare le carte.

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