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Italia: terza Repubblica …!

Italia: terza Repubblica …!
Giugno 27
21:38 2018

Le parole ha volte hanno un senso, se successivamente trovano realizzazione pratica. Troppo spesso sono solo espressione di idee senza riscontro alcuno.

Nell’antica Roma un Contadino zappa faticosamente la terra, un Centurione con al seguito le truppe si trova a transitare nel territorio da poco conquistato. Alla vista del Contadino il Centurione si avvicina e proclama: “villano”, il Contadino si alza e guarda il Centurione, “da oggi Tu sei un Cittadino Romano.” Detto ciò si allontana, il Contadino si curva continuando a zappare faticosamente la terra.

Assistere alla formazione di un Governo per mesi e nella contradizione di progetti e proposte diverse, trova quantomeno delle perplessità. Solo la consistente perseveranza del Presidente della Repubblica (in questo caso il Contadino) ha trovato riscontro per un esecutivo sostanzialmente anomalo, il cui scopo è l’obiettivo di proporre ed eseguire i propri interessi politici.

Le attuali forze di governo hanno nei loro intenti la proposizione delle singole proposte elettorali (spesso in contrasto) e la difesa della diversità: no alle poltrone ed ai privilegi dei politici.

Partendo dal “contratto di governo” la visione è calzata dalla figura del Centurione. I due soggetti hanno trascritto, con frasi spesso sibilline, i soli concetti elettorali, privi di qualsiasi contenuto delle realtà sociali ed economiche del paese, ovvero “poi si vedrà”. Chiaramente i due contendenti non potevano guidare l’organico, cosa di più rappresentativo se non un dirigente avvocato esterno alla coalizione. Gli avvocati (parlo dei nazionali) non sono portati alla ricerca della verità, l’obiettivo è la difesa, sia esso colpevole o innocente, del cliente nella giungla dei cavilli legislativi indifferentemente che ciò corrisponda a verità o che la si spacci per verità.

Risolta la prima fase, resta l’organizzazione dello stato. A noi non interessano le poltrone, sediamoci, confrontiamoci democraticamente (bella parola) e dividiamoci proporzionalmente tutte le poltrone degli organi dello stato, siano esse di dirigenza che di controllo amministrativo. In pratica chiediamo all’oste se il vino che ci mesce è buono, occupando le aree decisionali così come le aree di controllo.

Fatto ciò la macchina amministrativa entra nel vivo. I problemi dell’Italia li conosciamo tutti, mancanza del lavoro, disoccupazione, problemi economici, bassa redditività, lavoro nero, evasione fiscale, dipendenza dalle organizzazioni mafiose, migranti.

La dialettica dei nostri politici è dichiaratamente di espressione volgare, offensiva e priva di significato, è inoltre priva di rapporti sociali e di dialogo delle parti. Il concetto elementare dei nostri politici acquisisce il valore di aver ottenuto il 30% dei consensi, sono il primo ed ho il diritto di comandare, senza considerare che il 70% ha una diversa visione e quantomeno deve essere coinvolto, questo si chiamerebbe “democrazia”. Ci uniamo facciamo il 52%, facciamo come ci pare, beata democrazia (ecco di nuovo il Centurione).

Partono le azioni di governo, e l’anello più debole diventa azione di forza. Che il problema migranti deve essere risolto è risaputo, che l’Europa debba farsi carico è indispensabile, che la discussione si avvii tenendo in ostaggio i migranti è estremamente pericoloso. Signor Ministro dell’Interno, l’assunzione di responsabilità che lei chiede ai paesi europei, la ripartizione dei migrati, trova contrasto nei governi che lei ritieni amici: Ungheria, Polonia, Ceca, Slovacchia, Austria. I cittadini di queste nazioni hanno invaso l’Europa. Giri per i cantieri, lavoro nero, esecuzione lavori a basso costo e di scarsa qualità, non sono i migranti, per loro c’è la schiavitù nei campi di raccolta di pomodori, frutta e ortaggi in genere, sottopagati e senza il riconoscimento di un diritto Umano.

Signor Ministro le riconosco il pregio di parlare chiaro. Dopo 50 anni finalmente una verità sociale: ridurremo le tasse a tutti, i ricchi saranno ancora più ricchi, disporranno di denaro da reinvestire nelle aziende.

In questi 50 anni mi è sfuggito qualcosa. I ricchi hanno acquistato ville in mezzo mondo, vetture milionarie per la famiglia, disponibilità di aerei di Yacht di lusso, e di esportazione di denaro e società nei paradisi fiscali. Alla prima crisi industriale si chiede la cassa integrazione e la ristrutturazione dell’azienda con finanziamenti e sgravi fiscali dallo stato. Mi può dire dove ha trovato gli imprenditori che investono nelle aziende rinunciando a maggiori benefici?

Va molto di moda parlare di “aiutiamoli a casa loro”. È probabile che si pensi di elargire qualche euro per sovvenzionare governi o cittadini. Il vero significato di aiutiamoli a casa loro acquista valore se iniziamo a rispettare i loro territori e le risorse delle nazioni. Per essere pratici iniziamo con il pagare le materie prime ed altre ricchezze territoriali al giusto prezzo, e non con diritti acquisiti da colonialismo o corruzioni politiche. Moltissime cose che utilizziamo dal tabacco, legnami, frutta, cotone, caffe, gioielli, gas, metalli etc., chi più ne ha più ne metta, li importiamo a due soldi da quello che consideriamo il terzo mondo. Le nostre aziende lo lavorano e lo rivendiamo a prezzi moltiplicati. Paghiamo le materie prime, mettiamo le mano nei nostri salvadanai, facciamo sviluppare le loro industrie e non le nostre che sfruttano solo la manodopera a bassi costi, solo allora potremo dire “aiutiamoli a casa loro”.

Molte cambiali dovremo pagare per i nostri quattrocento anni di colonialismo, portando la bilancia del costo sociale in parità.

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