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L’ambiente, il fontanile e le bestie

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L’ambiente, il fontanile e le bestie

Novembre 01
02:00 2006

Tale problematica riguarda il transito di circa un centinaio di capi di bestiame per le vie menzionate; tale transito che mediamente si aggira su una frequenza di almeno tre passaggi per giorno, genera, per la popolazione della località in oggetto, problemi igienico-sanitari dovuti all’inquinamento ambientale dei liquami lasciati dal bestiame che è portato ad abbeverarsi nel fontanile comunale. Se si considera che tali ‘produzioni’ sono nelle immediate vicinanze di civili abitazioni, di una fermata di autobus CO.TRA.L, di una fermata Comunale da Voi istituita e di un fontanile pubblico, si lascia immaginare tutto il disagio arrecato agli utenti di tali servizi; bambini, ragazzi e persone anziane, infatti, oltre alla difficoltà olfattiva ed igienicamente indecente, devono prodigarsi in veri e propri ‘slalom’ per evitare di calpestare materiale organico disseminato per le strade’. Dalla documentazione inviataci dal lettore la questione ci è sembrata importante ed interessante, ma per alcuni versi mal posta. Infatti l’ambiente non è un luogo antropocentrico che vede perciò l’uomo per elezione al centro di ogni catena o processo. Le bestie e il fontanile esistevano prima della case di civile abitazione e il punto non sarà certo ‘vivere in queste condizioni pensando che siamo alle porte della più bella città dell’Europa, Roma’ come citato in un passaggio di una lettera del sig. Lavagnini all’allora sindaco di Rocca Priora Coletta, perché a questo proposito, e ‘solo’ considerando l’importanza dei Castelli Romani senza tirare in ballo la Capitale, ci sarebbe già molto da dire: per esempio come mai le persone che abitano in questo territorio, pur così pulite e decorose in casa loro, gettino poi rifiuti per strada, se ne infischino della precaria urbanistica dei centri storici comprando vetture di taglia extra che transitano a fatica nei vicoli, fatichino ad adottare un sistema di vita eco-compatibile come in altri luoghi civili d’Italia (molti non conoscono o non applicano la raccolta differenziata; appena si apre una nuova pista nel bosco, magari per motivi di gestione dello stesso, (produciamo paleria in castagno tutti ne sono informati?) si impegnano con pervicacia ad abbandonarvi rifiuti ingombranti) e a volte scelgono politici senza alcuna sensibilità nei confronti dell’ambiente che, come abbiamo amaramente capito tutti, non è un argomento da specchietto elettorale, ma il centro di questioni complesse. Detto questo, il problema posto dal lettore sembra più un problema di convivenza creatosi, diciamo così, recentemente, da quando queste zone, abbandonando poco a poco la loro vocazione all’allevamento e alla gestione del bosco (anche se pare che invece ci sia un ritorno in questo senso) si sono date, come ogni altro luogo dei Castelli, alla edilizia civile tanto da far aumentare spropositatamente la popolazione e creando i problemi di convivenza citati’ il punto ci sembra non sia tanto la presenza del fontanile, che in ogni caso nasce come abbeveratoio per animali: le vacche hanno il diritto di bere, e credo anche di attraversare la strada, se questa si frappone tra un pascolo e l’altro, quanto quello di abbandonare l’antico fontanile quale punto di abbeverata, poiché ormai mal ubicato, e trovare una soluzione diversa che faciliti la convivenza tra le bestie e i residenti che lamentano giusti disagi poiché e facile credere che dove c’è calpestio di bovini non ci possa essere il parquet, ma per forza di cose fanghiglia e deiezioni, e che se dalla stessa strada ci transitano bovini e auto a qualcuno toccherà aspettare (tra l’altro non sappiamo se il passaggio reiterato delle mandrie si verifichi perché le stalle si possono raggiungere solo attraverso quelle strade). I residenti nella zona potrebbero infischiarsene delle problematiche ambientali generali solo perché pagando le tasse delegano al comune una urbanizzazione ‘urbana’, ma una richiesta di concertazione tra le parti sembra essere in questi casi la strategia migliore per prendere in considerazione tutte le realtà che insistono sulla zona. Metterla così farebbe bene a tutti: i residenti si mostrerebbero, se mai non lo avessero già fatto, realmente preoccupati dell’ambiente e non solo dell’attuale disagio, seppure importante, guardando positivamente ad una attività economica che esercitata dai nonni e dai padri sembra stia riconquistando terreno piuttosto che perderlo. La questione dell’igiene attorno al sito di abbeveraggio pone altri problemi ancora. Quel fontanile, ovunque si trovasse ubicato, dovrebbe garantire agli animali un posto decoroso dove bere, siamo d’accordo sul fatto che gli animali meritino decoro, decoro anche per i ciclisti, gli sportivi e i non rari visitatori del Parco che nei fine settimana si fermano da quelle parti a rinfrescarsi (il fontanile è un punto di aggregazione sociale non indifferente che può garantire una bevuta in pace a tutti e i rifiuti in plastica abbandonati lì accanto, come si vede in una foto inviataci, non sono opera delle mucche). Prendendo in seria considerazione tutti gli attori di questa storia, le bestie, il fontanile, gli abitanti della zona e ultimo, ma non meno importante, l’ambiente circostante si farà un servizio migliore per tutti. Se uno solo di questi attori, infatti, non venisse rispettato in questa difficile convivenza da ventunesimo secolo fatta di problemi urbanistici, produzione agricola, natura ed azione/interazione umana (troppo presente e considerata, spesso strumentalmente e a sproposito, in un territorio sul quale insistono un Parco regionale ed una Comunità Montana chiamati quindi a garantire la convivenza fra necessità produttive ed ambientali del territorio e cittadini e non la supremazia dei cittadini sul territorio o il contrario) crediamo che ognuno di noi perderebbe una ricchezza infinitamente importante.

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