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Dopo la Brexit, StopTTIP e StopCETA perché vogliamo una vera Europa

giugno 28
21:13 2016

«Ritirate il mandato negoziale per il TTIP». È la richiesta della Campagna Stop TTIP Italia rilanciata assieme ad altre 240 organizzazioni non governative di tutta Europa in una lettera indirizzata al presidente del Consiglio Donald Tusk e ai Capi di Stato e di Governo dell’Unione (per l’Italia al Presidente del Consiglio Renzi e al Ministro per lo Sviluppo Economico Carlo Calenda) in occasione del Consiglio Europeo di oggi.

Per la Campagna Stop TTIP Italia ogni passo in avanti sul negoziato TTIP e sull’approvazione del CETA (l’accordo con il Canada gemello del TTIP), sarebbe un ulteriore strappo tra l’opinione pubblica e un’Unione Europea sempre più percepita come a uso e consumo degli interessi economici. Lo dimostrano le preoccupazioni espresse anche dai deputati italiani che sono entrati nella sala di lettura aperta a Roma, presso il Ministero dello Sviluppo Economico, il 30 maggio scorso. Oggi è tornato in quella stanza il parlamentare Giulio Marcon, che già aveva denunciato problemi di accesso e di trasparenza nella sala di lettura, mentre al di fuori si è svolto un presidio di attivisti della Campagna Stop TTIP, che hanno aperto uno striscione con la scritta: “Le persone prima dei profitti”.

«Il voto che ha decretato l’uscita dall’Unione della Gran Bretagna è un voto di sfiducia alla politica della Commissione Europea – dichiara Monica di Sisto, portavoce della Campagna Stop TTIP Italia – Quel voto getta un ombra anche sulla gestione dei negoziati bilaterali e multilaterali. Le organizzazioni raccomandano che la revisione del mandato richiesta Juncker per rafforzare la posizione dell’esecutivo UE si traduca invece nell’abbandono delle trattative. Questo mandato è frutto di un’Europa che non esiste più, un’UE a 28 che il 23 giugno scorso è stata consegnata agli archivi. Vogliamo una verifica delle valutazioni di impatto che faccia i conti con il quadro attuale, perché gli scarsi guadagni che il TTIP prometteva a livello finanziario, con l’Uscita del Regno Unito verrebbero a mancare. Inoltre, dal punto di vista politico non è accettabile che un’Europa così sfiduciata dalla sua base continui a conservare nelle proprie mani esclusive dossier delicati come il TTIP e il CETA».

Diversi governi nazionali, Francia in testa, hanno sottolineato più volte la propria opposizione all’accordo con gli Stati Uniti, che allo stato attuale non tutela gli interessi comunitari e nazionali. La stessa Gran Bretagna, il 19 maggio, ha approvato in Parlamento un emendamento che impegna il governo a premere su Bruxelles per escludere il servizio sanitario dai negoziati per il TTIP. Sebbene il Regno Unito abbia scelto la Brexit, questa richiesta rimane cruciale, in quanto mette in luce i rischi conclamati per i servizi pubblici che la società civile denuncia da tempo.

«Nonostante le rassicurazioni della Commissione Europea e del Ministro allo Sviluppo Economico, Carlo Calenda, la liberalizzazione dei servizi è un tema in discussione sul tavolo del TTIP, così come è prevista dal testo definitivo del CETA – dichiara Marco Bersani, tra i coordinatori della Campagna Stop TTIP Italia – Per questa e molte altre ragioni il mandato negoziale dev’essere ritirato, e la ratifica dell’accordo con il Canada sottoposta al vaglio di tutti i Parlamenti nazionali. Cosa che il governo italiano sta cercando di impedire».

«Il nostro esecutivo, tramite la lettera del Ministro Calenda intercettata e pubblicata da Stop TTIP Italia, rischia di spezzare il rapporto democratico tra rappresentanti nazionali e cittadini, defraudando il Parlamento del suo ruolo di indirizzo – dichiara Elena Mazzoni, tra i coordinatori della Campagna italiana – Tutto ciò si aggiunge ai gravi problemi di trasparenza e di accesso ai testi consolidati. L’opinione pubblica deve essere messa in condizioni di consultare i documenti e fornire raccomandazioni vincolanti, mentre ad oggi è possibile visionare il TTIP, esclusi gli annessi chiave, soltanto dai parlamentari e in condizioni inaccettabili per uno Stato di Diritto

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