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“La città restituita”, di Raimondo Del Nero

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“La città restituita”, di Raimondo Del Nero

febbraio 01
15:21 2008

Perché il titolo di “Città restituita”?
“Attraverso le citazioni dei classici sul Tuscolo, numerosissime e variegate quasi quante quelle dedicate a Roma, sono riuscito a ricostruire il territorio limitrofo nel suo aspetto fisico. Un godimento visivo attraverso le parole degli antichi che affascina da sempre sia gli studiosi sia i lettori”.
Cos’è Tuscolo?
“Tuscolo è ‘semplicemente’ una città nobilissima e famosa dall’antichità al Medioevo. Superba nelle sue origini etrusche, seppe tenere testa alla Città Eterna e ad altre popolazioni limitrofe sino alla fatidica data del 17 aprile 1191, quando fu rasa al suolo e non ne rimase pietra su pietra”.
Ci parli degli autori classici che hanno scritto del Tuscolo.
“Sono numerosi, come potrete leggere nel volume. La mia è una ricerca che mi appassiona dalla più tenera età. La letteratura classica si attualizza così e da sempre nel territorio che, si badi bene, non è solo tuscolano (es. Orazio dice del Monte Soratte). In una mia precedente pubblicazione (“La sentinella di Frascati”) parlai addirittura di una strada nel quartiere frascatano di Cocciano dedicata a Difilo, definito poeta tuscolano, ma in verità greco e tra gli autori della cosiddetta “commedia nuova”. Numerose, citando Cicerone inoltre, sono le famiglie consolari provenienti dal Tuscolo in numero assai maggiore rispetto a tutti gli altri municipi messi assieme. Famosi, da sempre, i territoriali Marco Porcio Catone detto il Censore, e Marco Fulvio Nobiliore. Celebri seppur diversi nella personalità, si fecero promotori di grandiosità non solo oratorie che li resero insigni per la loro maestria. Altro che retrogradi o provinciali…”
Quale lo stato di conservazione dei resti tuscolani e degli acquedotti romani sul territorio, oggetto della sua precedente pubblicazione “Le Acque di Roma”, edito dalla Editrice Cavour alcuni mesi fa?
“I resti tuscolani, grazie agli scavi della Scuola Spagnola di Archeologia, sono numerosi ma in uno stato di abbandono. Alcune zone (es. quella della Basilica Cristiana o la Via dei Sepolcri), rischiano la più profonda incuria ed il più palese degrado. Il problema è sempre quello della sorveglianza. Per gli acquedotti si è creato un certo interesse, ma occorrono attenzione e manutenzione continua per preservarne la bellezza di portato mondiale, a livello di tutela dell’Unesco”.

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