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La compagnia del Jolly

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La compagnia del Jolly

31 Gennaio
23:00 2008

Nella prima parte abbiamo assistito alla rappresentazione di alcuni classici, in particolare i “tragici”, che sono stati portati in scena dai ragazzi del primo livello, quelli cioè che si sono avvicinati alla recitazione lo scorso ottobre. Per poter recitare i ruoli di Ifigenia, Oreste ed Elettra, Antigone e Ismene, Emone e Creonte, Prometeo e Ermes, Andromaca, ecc… i ragazzi si sono dovuti documentare sui personaggi mitologici, anche attraverso Internet ma, soprattutto, hanno dovuto apprendere la tecnica dell’esternazione dei sentimenti e delle passioni esasperate, appunto, dalla tragedia. Questo, che è stato usato da Clara come esercizio di “ripulitura” delle caratteristiche inflessioni linguistiche e mimiche dei ragazzi in età adolescenziale, ha prodotto in noi forti emozioni che ci hanno fatto immedesimare nei sentimenti di rabbia di Creonte, piuttosto che di ribellione prima e rassegnazione poi di un Antigone, nel dolore fisico di Prometeo, nella sfrontatezza di Ermes e nella disperazione di Andromaca che “ha pianto”, e “ci ha fatto piangere”, durante il saluto al figlio Astianatte condannato a morte dai Greci. La seconda parte del saggio, invece, ha visto in scena i ragazzi del secondo livello che frequentano la scuola da più tempo. Loro avevano il compito di “creare” un personaggio piuttosto che impersonarlo. Il contesto di riferimento era la Russia dei primi del novecento nell’ambito di un’aristocrazia in declino, piena di contraddizioni e vezzi, incapace spesso di affrontare i problemi ma ancor prima di vederli. Dagli spezzoni delle scene tratte dalle opere teatrali di Anton Cecov, “il gabbiano” “il giardino dei ciliegi” e “le tre sorelle” sono risultati i personaggi creati dai ragazzi. Durante le due serate uno dei protagonisti poteva essere interpretato da attori diversi, dando così alla stessa scena una chiave di lettura anche contrapposta rispetto alla volta precedente. Questo scambio di ruoli ha evidenziato la capacità di sostituirsi ad un collega e, al contempo, a mantenere una propria identità nel ruolo assunto. L’ultima “esibizione” è stata quella di una decina tra ragazzi e ragazze del secondo livello e una del primo che si sono cimentati nel complesso esercizio della “recitazione corale”. La difficoltà è stata recitare a tempo, scandire bene le parole, essere in comunicazione fra loro favorendo lo scopo comunitario e non personale, essere pronti alle riprese di voci da un attore agli altri. L’effetto è stato sorprendente: le loro voci ben intonate emettevano le parole come se fossero accompagnate dal suono di strumenti musicali, ed erano pronte a sostenere il ritmo e il senso del brano “l’oracolo” tratto dal testo teatrale “paesaggio con fratello rotto”, di Mariangiela Gualtieri. Ciò che è emerso dalle due serate è stato il grande sforzo di concentrazione e compenetrazione che tutti gli studenti hanno dovuto fare per raggiungere l’obiettivo prefissato nel quadrimestre, compreso il difficile percorso che hanno intrapreso, soprattutto quando i loro interessi e la loro età li portano in una cornice storica lontana da questi sentimenti o stereotipi comportamentali. L’insegnamento competente e appassionato di Clara, Alex e Diego ha prodotto in loro la capacità d’imparare a memoria brani difficoltosi e lunghi (cosa che dopo le scuole elementari non si fa quasi più), d’impostare la voce e plasmare la propria mimica al fine di “impersonare un eroe” o “creare un personaggio” per accentuare un’emozione piuttosto che un’ambientazione. Alex Papitto sta mettendo in scena, con la compagnia, alcune rappresentazioni aperte al pubblico: “taxi a due piazze” di Ray Cooney che si svolgerà il 29 febbraio e 1-2 marzo al teatro U.Bazzi a Castel Gandolfo; il “Rugantino” a maggio. A fine anno il saggio di verifica delle nuove discipline teatrali dell’ultimo quadrimestre.

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