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La rubrica delle donne

Novembre 23
11:50 2022

Carissime inauguriamo oggi una nuova rubrica sulle donne, e immaginando che siamo tutte insieme a prendere un buon tè, visto il freddo che si avvicina, faremo due chiacchiere tra amiche: parleremo di attualità, moda, salute, alimentazione, strategy beauty, e di come la storia ha sempre raccontato le donne, restando il più possibile oggettive e neutrali, entrando nella vita delle popolane, signore, prostitute, vergini e aristocratiche, rimaste sconosciute per millenni. Cercherò più possibile di rispondere alle vostre lettere, in qualità di psicologa e psicoterapeuta e psico pedagogista dell’età evolutiva. Vi abbraccio tutte con grande affetto.  Dottoressa Isabella Timpano docente di scienze umane

Curiosando: novembre è il mese del cambiamento e della trasformazione: anticamente caratterizzato dai riti di passaggio, separandosi dall’ormai lontana estate e dalle calde onde del mare,  questo mese ci abitua  sempre di più al freddo e al buio delle giornate più corte dell’autunno, facendoci vivere  situazioni solo apparentemente negative, infatti il freddo e il buio sono solo momentanei  cambiamenti di stato che    ci guidano  verso le novità e lentamente verso l’inverno che però poi porta  una nuova primavera: dopo un momento difficie c’e sempre un cambiamento positivo. Gli egizi furono i primi a dedicare novembre  al culto dei defunti ripreso poi dalla religione cattolica festeggiando i santi il l 1° novembre quelli che non trovavano spazio sul calendario  e ricordando i defunti il 2 novembre

Le fave dei morti: dolcetti a base di mandorle tipici di molte regioni italiane 

50 min · 6 porzioni

Ingredienti
200 grams
Mandorle pelate
100 grams
Farina tipo
100 grams
Zucchero
1 Uova
½ Scorza (di limone)
½ Grappa (bicchierino)
25 grams Burro

  25 novembre Il 25 novembre si celebra  nel mondo la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne una ricorrenza istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, che in questa data invita i governi, le organizzazioni internazionali e le ONG a organizzare attività che hanno l’obiettivo di  a sensibilizzare l’opinione pubblica su una delle più devastanti violazioni dei diritti umani. Iniziative diffuse in tutti i territori

Riflessioni….Tutti i tornado hanno nomi di donne ….. Secondo uno studio americano, gli uragani che hanno  un nome di donna sono tre volte più distruttivi di quelli con un nome maschile perché, addolciti dal nome, vengono percepiti meno pericolosi dalla popolazione:
ma Sandy, nel 2012 ha provocato la morte di  182 persone e Katrina,  nell’agosto del 2005 ha prodotto  1836 vittime, devastando New Orleans

 

LO SAPEVI CHE….  

DONNE SENZA NOME : il nome delle donne, presso i romani, era inesistente infatti mentre gli uomini avevano il tri nomen formato da Praenomen che era il nome personale il Nomen che consisteva nel secondo nome che corrispondeva a quello della gens (pl. gentes)  e il Cognomen in origine un soprannome, che le persone non avevano dalla nascita, ma era collegato  ad una loro qualità personale o ad una particolare esperinza,ma  per le donne non c’era nessuna identità di riconoscimento. I romani non davano veri e propri nomi personali alle donne ma erano chiamate soltanto con il nome gentilizio il nomen declinato al femminile, a volte seguito da un aggettivo in caso di omonimia tra donne appartenenti alla stessa gens, come maior o minor o se erano più di due sorelle con la numerazione prima, seconda, terza etc. La madre dei Gracchi fu Cornelia, ma questo non è il suo nome proprio, ma semplicemente un nome gentilizio, più di due figlie erano distinte dal numero ordinale: Cornelius aveva 5 figlie chiamate appunto: Cornelia prima, Cornelia seconda, Cornelia terza, Cornelia quarta e Cornelia Quinta. E poi ci si chiede perché le donne sono state sempre “un po’ trattate” in modo diverso: ma se le donne neanche avevano un nome proprio come potevano avere un’identità e ruolo sociale e culturale riconosciuto?

 Ancora oggi sulla questione del pre nomen praenomen femminile abbiamo diverse teorie. Ci sono storici che affermano che il prenome non sia mai comparso al femminile, mentre altri affermano che le donne avevano un pre nomen ma non poteva essere nominato ad alta voce forse per ragioni di pudicitia: i romani avrebbero ereditato dai sabini l’idea che considera il prenome una parte della persona per cui pronunciare il praenomen di una donna era un atto di intimità proibito: in ogni caso nominare il nome di una donna era considerato atto socialmente irrispettoso, ma probabilmente non per pudicizia ma perché nominando il nome della donna le veniva riconosciuta un’identità umana e sociale che  Invece doveva assolutamente restare annullata, sconosciuta, impronunciabile. Ovviamente il nome gentilizio era affiancato dal genitivo del nome del padre o, dopo il matrimonio, del marito. Successivamente dal periodo repubblicano in poi, le donne ebbero anche la forma femminile del cognomen del padre come nel caso di  Caecilia Metella Crassi, figlia di Q. Caecilius Metellus e moglie di P. Licinius Crassus. e il cognomen femminilizzato ebbe anche la forma diminutiva per esempio la moglie di Augustus, Livia Drusilla, era figlia di M. Livius Drusus: cognomen  diminutivi femminili furono quelli di Domitilla da Domitius, Faustina da Faustus, Livilla da Livius, Lucilla da Lucius, Priscilla da Priscus ed altri. Ovviamente la donna non avendo  un riconoscimento identitario personale e sociale non aveva neanche protezioni giuridiche: infatti non poteva ereditare o avere un’attività commerciale, partecipare ad attività politiche, presiedere alle cerimonie ufficiali o ai banchetti organizzati dal marito, maneggiare soldi o prendere decisioni autonome sulla propria dote  o avere un ruolo decisionale attivo all’interno della famiglia così come anche prevedeva le legge delle 12 tavole: successivamente   per svolgere qualsiasi attività sociale ed economica doveva essere affiancata da un tutore legale nominato dal  padre o dal marito. Ed oggi come stiamo messi rispetto ai diritti umani, politici, sociali, economici delle donne? Ebbene per rispondere a questa domada, partiamo proprio da un fatto di cronaca nera dove  una  delle tre donne uccise donne uccise, non aveva un nome conosciuto.

ATTUALITÀ…….

ROMA TRIPLICE OMICIDIO

Care amiche so che questo caso e di una violenza inaudita sia sul piano umano che etico e sociale ma non parlarne sarebbe ancora un ennesimo delitto contro le donne. Roma 17 novembre, nelle prime ore della mattina, quando ancora Il sonno ci protegge dai rumori del giorno, in una delle zone più signorili di Roma, a Prati, avvolto nel pieno mistero avviene un triplo omicidio: tre donne vengono uccise a coltellate, tre prostitute colpite molto probabilmente dalla stessa mano assassina di un uomo che nella piena follia decide di stroncare lucidamente la vita di tre esseri umani “correte c’è una persona in una pozza di sangue sul pianerottolo” così il portiere racconta la macabra scena: completamente nuda, giace sul pianerottolo, il corpo senza vita di una donna cinese forse caduta  nel tentativo di scappare dal suo aguzzino. A seguire la polizia entra nell’appartamento, definito dai vicini una casa di ppuntamento, dove trova un secondo corpo di donna.  Ma non finisce qui, intorno alle 13 la polizia viene nuovamente chiamata per accertare la morte di una terza donna ritrovata in un seminterrato al sole 600 metri dal primo luogo di ritrovamento dei primi due cadaveri. Marta, questo era il suo nome, era di nazionalità colombiana e anche lei di professione faceva la prostituta. Omicidi seriali compiuti da un uomo in preda ad una lucida follia: il sospettato numero uno è Gian Davide De Pau ex boss romano del narcotraffico con numerosi precedenti per droga, possesso di armi, violenza sessuale ricettazione, lesioni oltre che a due ricoveri psichiatrici. Pur se in calo rispetto al 2021 ancora oggi  a partire dal mese di gennaio 2022  le donne uccise sono 104 . Certo in questo caso il movente non è legato alle problematiche relazionali affettive vissute In famiglia come avviene nei tipici femminicidi, ma strano gioco del destino ci troviamo nuovamente di fronte ad un uomo che uccide tre donne di cui una senza  neanche un nome ufficiale. La follia lucida di un uomo che faceva uso regolare di psicofarmaci ed ed era seguito dai servizi psichiatrici da anni. Senza entrare nel merito del trattamento psichiatrico a cui era sottoposto e che evidentemente non ha dato i risultati sperati, quello che emerge da questa triste  vicenda, è ancora una volta è la  mostruosa violenza fisica  che si è scatenata contro queste tre prostitute, annullate nella più profonda e intima  identità umana, come se fossero  state Improvvisamente “trasformate”  da esseri umani in oggetti  di cui disfarsi o in  animali da macellare.Quale sia stato il pensiero che è comparso nella mente malata di Gian Davide de Pau è di difficile  immaginazione e comprensione ma ancora una volta quello che è certo e che viene completamente annullata la possibilità di accettare seppur solo su un piano sociale  la presenza fisica e psicologica dell’identità femminile.Ma è solo frutto della malattia mentale oppure l’uccisione delle donne, in particolare l’efferatezza che si manifesta contro corpo delle donne è causato  anche da un disturbo del pensiero culturale o subculturale che vede la donna come un essere inferiore? Quanto i modelli sociali e politici spingono verso una subalternità della donna rispetto all’uomo? La donna è un essere umano uguale alla nascita all’uomo ma profondamente diversa nell’identità  così come l’uomo alla nascita è uguale nel corpo alla donna ma profondamente diverso nell’identità umana: uguale e diverso sono le caratteristiche affettive e  umane che saranno infinitamente presenti  nel rapporto uomo- donna.Una donna ha una visione affittiva delle diverse esperienze e del rapporto con la realtà completamente diverso dall’uomo, così come l’uomo ha una visione affettiva della realtà completamente diverso dalla donna: ed è in questa diversità che può esprimersi tutta la fantasia, la creatività, la bellezza, il mistero, il fascino dell’esperienza umana :ugualianza alla nascità ma  diversità nell’identita maschile e femminile potenzialmente presente in tutti i bambini e le bambine,  che crescendo poi si esprimerà nelle diverse esperienze di vita sociale. Ma purtroppo ancora oggi la diversità non è un valore universale riconosciuto da tutte le società,  abbiamo ancora  modelli culturali basati sul l’omologazione  e sulla standardizzazione dei comportamenti che vengono trasmessi  alle nuove generazioni in modo passivo con una ricaduta negativa sul ruolo sociale e affettivo della donna e del bambino visti  come non individui diversi ma semplicemente come identità mancanti di alcune funzioni e dinamiche che li rendono così inferiori all’uomo adulto e razionale. Ma la speranza non ci deve mai abbandonare e sicuramente ci sarà un giorno in cui tutte le diversità valoriali e umane saranno considerate nella loro complessità e riconosciute come fondamentali per una nuova società.

 

CURIOSANDO….

Quanto vale il corpo delle donne? Bella domanda prima del matrimonio romantico avvenuto solo nel ventesimo secolo, chiamato così perche gli sposi potevano liberamente scegliersi,  il matrimonio era una formula contrattuale che vedeva la donna come un oggetto di scambio tra le vari famiglie  per aumentare le alleanze ed il prestigio politico e garantirela discendenza: successivmente fino alla fine del 1800 i matrimoni venivano organizzati quando ancora gli sposi erano in tenera età dalle famiglie che decidevano a chi “vendere” le proprie figlie.Ancora oggi con la tratta delle spose bambine ed altre mille disfunzioni sessusli  sociali e relazionali ,sul corpo delle donne si scrive il livello di sensibilità e di umanità di un popolo.Marta, una delle protagoniste della triste vicenda romana, da quanto  affermato dalle sue  amiche, veniva pagata 70 euro a prestazione.In alcuni processi di femminicido i familiari hanno ricevuto come indennizzo 7500 euro o 8500 se ci sono minori che restano orfani.Quanto vale allora ail corpo delle donne?Forse  ha un valore, come quello dell’uomo, inestimabile ma purtroppo oggi  questa piccola verità ancora non è stata completamente elaborata, capita da tutti:la vità umana non ha valore perché il suo valore non è monetizzabile ,calcolabile, valutabile perché troppo  prezioso e irrazionalmente infinito.

Care amiche ci incontriamo alla prossima “chiacchierata”. Buona lettura

 

 

 

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