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La scuola, le donne e il lungo cammino per la parità

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La scuola, le donne e il lungo cammino per la parità

La scuola, le donne e il lungo cammino per la parità
28 Febbraio
18:09 2015

Oggi è normale, almeno in Italia, che un individuo deciso a dedicarsi all’insegnamento, avendone i giusti titoli, lo possa fare, uomo o donna che sia. Non sempre è stato così. L’affermarsi progressivo dell’istruzione obbligatoria, poi della scuola mista, ha offerto alle donne strumenti culturali per ottenere la parità.

Durante il fascismo la scuola era sì per uomini e donne, ma la frequentazione delle ragazze era usualmente più breve; le classi erano rigorosamente separate e se anche qualcuna riusciva ad arrivare all’università non avrebbe mai potuto insegnare filosofia o italiano nei licei, né tanto meno diventare dirigente scolastico. Ovviamente anche come insegnante aveva uno stipendio inferiore all’uomo, a parità di titoli e di cattedra. Bisogna arrivare al 1944 con l’Italia divisa da una guerra civile e gli americani appena sbarcati, perché il governo di allora approvasse un decreto legge con cui si cancellavano queste disparità volute dalle leggi fasciste. Quegli anni, poiché finalmente si respirava un’aria diversa, furono molto fertili: nel 1945 a Reggio Emilia, ad esempio, un gruppo di donne di origine contadina aprì di sua iniziativa un asilo interamente autogestito, apripista per successive esperienze simili. L’assemblea Costituente, con le sue 21 donne, renderà obbligatoria la scuola per tutti fino a 14 anni. L’analfabetismo femminile non venne cancellato, ma si ridusse in modo sensibile dagli inizi degli anni Sessanta, anche grazie alle scuole serali per lavoratori e alla televisione con il ciclo delle trasmissioni del maestro Manzi Non è mai troppo tardi. La parità era ancora lontana; i concorsi per le cattedre elementari ancora separati tra uomini e donne; e perfino nel pubblico impiego era una chimera la parità salariale, pur garantita dalla Costituzione. Ma qualcosa cominciò a cambiare: si dette molta importanza all’istruzione pubblica, i fondi aumentarono, nacque la scuola elementare statale (per molti anni una delle migliori al mondo), gli insegnanti incoraggiarono i genitori a far continuare gli studi oltre i 14 anni, le classi diventarono miste. Provvedimenti non per le donne, ma che incisero profondamente sulla vita delle donne.
Poi arrivarono gli anni Settanta, con il femminismo che sviscerava il rapporto uomo-donna nei vari aspetti, ma la parità era ancora un obiettivo; alla faccia di regolamenti, leggi e buon senso. Poi è arrivata anche la televisione commerciale, con i suoi tanti ‘programmi spazzatura’, con i bulli e le veline: regressione femminile e crisi maschile, quindi insicurezza e aggressività.
Oggi come non mai la scuola dovrebbe offrire ai giovani strumenti culturali da utilizzare per la crescita personale e l’era della comunicazione elettronica ne amplifica l’importanza. Il rapporto umano diretto, la formazione di un’attitudine critica non fine a se stessa, la sistematicità delle informazioni e dei messaggi, il legame tra passato e presente, non possono essere sostituiti da comunicazioni elettroniche.
E le donne? Il mondo ha sempre più bisogno di loro, della loro cultura, della loro fantasia, delle loro capacità.

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