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La storia sismica dei Colli Albani – Epoca contemporanea seconda parte

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La storia sismica dei Colli Albani – Epoca contemporanea seconda parte

dicembre 07
16:18 2009

Il terremoto del1899 fu probabilmente una delle prime esperienze che i cittadini castellani ebbero della nuova entità statale italiana, chiamata a far fronte all’emergenza che li investì.
Siamo in estate, il 19 luglio, alle 14:28 di un caldo ed afoso pomeriggio quando la terra prende a tremare sui Colli Albani con grande forza: a Frascati cominciano a crollare pezzi di case ed a piovere comignoli, cornicioni e vari manufatti che feriscono molte persone, mentre nelle ville storiche come la Torlonia, Aldobrandini, la Rufinella vengono giù muri, statue e parti ornamentali; Marino vive la stessa situazione con molti crolli e feriti, come pure Monte Compatri, Grottaferrata, Zagarolo, Monte Porzio Catone, Rocca di Papa, Ariccia, Albano, Castel Gandolfo e Genzano dove cadono le case più vecchie e fatiscenti. Si evita la strage solo perché a quell’ora in quei comuni a vocazione agricola la gente è fuori casa. Chi invece è recluso come i detenuti ed i malati di mente teme di fare la fine del topo e così dà luogo a rivolte negli istituti della vicina Roma, dove anche i cittadini vengono colti dal panico. A Roma la scossa (stimata in 5.2 gradi) crea danni a San Giovanni in Laterano, Palazzo Chigi e la chiesa del Gesù che hanno bisogno di essere puntellate. Pelloux si accorge con i suoi stessi occhi della sciagura che ha investito i Colli Albani e la Capitale ed il giorno seguente al sisma tenta di salire sui colli con i tecnici del genio civile per una prima ricognizione. Scriviamo “tenta” perché uno spostamento che ai nostri giorni comporta mezz’ora di viaggio all’allora presidente del Consiglio richiese ore ed ore solo per uscire dalla città stante il fatto che il terremoto seguiva 50 giorni di piogge torrenziali estive che avevano già causato frane e trasformato le strade in pantano: un’ora dopo lo stesso sisma un violentissimo temporale con fulmini e grandine aveva battuto i Colli Albani. La scossa che venne risentita da Ventotene a Spoleto causò intorbidamenti delle fonti, strane agitazioni nelle acque del lago di Albano e sgorgare di anidride carbonica in diverse cantine. Passato questo terremoto i Castelli Romani vissero un periodo di relativa tranquillità durante la prima guerra mondiale e l’avvento del fascismo, con poche scosse che non andarono oltre magnitudo 4.4 a Frascati ed Albano tra il 1902 ed il 1906, ma la terra stava solo accumulando energia per un’altra potente scossa. Il pomeriggio del Santo Stefano del 1927 a Nemi è freddo come spesso accade nella cittadina albana, che non è ancora quel gioiellino affacciato sul Lago che conosciamo oggi: 80 anni fa molti dei Castelli Romani erano borghi agricoli sporchi ed arretrati dove povere genti conducevano una vita di stenti in catapecchie minate dall’incuria e dai precedenti terremoti. In particolare Nemi era stata seriamente coinvolta dal terremoto del 1892 e molte case erano state rattoppate alla bell’e meglio senza nemmeno preoccuparsi che esse fossero a strapiombo sul catino del Lago: tali dimenticanze si rivelarono fatali alle 16:06 del giorno che segna per Nemi l’anno zero. Una scossa di magnitudo 5.0 (forse di più) comincia a scuotere i precari costoni tufacei su cui è costruito il paese e che già in passato erano stati oggetto di frane: il risultato è devastante, con decine di case lesionate irrimediabilmente e diverse rase al suolo. Non si salvano nemmeno gli edifici pubblici, visto il pesante coinvolgimento del Municipio, del Castello Orsini, della chiesa di Santa Maria del Poggio e di quella dei Padri Mercedari. Anche nella vicina Genzano i danni sono ingentissimi con molte case crollate, come pure a Lanuvio dove come nel 1892 la gente si rifugia nelle botti. A Rocca di Papa lesioni gravi si riscontrano in almeno 20 case e danni riporta la cattedrale: su a Monte Cavo i muri dell’ex convento si aprono ed in generale danni si registrano ad Albano Laziale, Velletri, Ariccia. La forza del sisma che viene risentito fino a Latina e Frosinone fa addirittura la sua unica vittima a Roma dove una palla ornamentale del campanile di San Carlo alle Quattro Fontane cade sulla testa di un passante, uccidendolo. Le spese per la ricostruzione ammontarono ad oltre 1 milione e mezzo di lire che purtroppo vennero in buona parte sostenute dai terremotati stessi. Da segnalare che le acque del lago di Nemi ribollirono poco prima della scossa, intorbidendosi, mentre dalla parte di Genzano il livello si alzò nettamente.

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