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La Villa di Adriano a Palestrina

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La Villa di Adriano a Palestrina

La Villa di Adriano a Palestrina
11 Novembre
12:39 2009

L’art. 115 del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (DL42/04) permette a istituzioni non a fini di lucro (associazioni, fondazioni, ecc..) di gestire, per conto degli enti proprietari, le attività di valorizzazione di un bene culturale. In forza di tale decreto legislativo, il 4 giugno 2007 è stato redatto un Protocollo d’Intesa fra il Comune di Palestrina e il Comitato di Quartiere Villa di Adriano, per il restauro e la valorizzazione del complesso monumentale denominato La Villa Imperiale di Palestrina, attribuita all’imperatore Adriano e situata a circa un chilometro e mezzo dal celebre tempio della Fortuna Primigenia, lungo la via Santa Maria, che probabilmente ricalca un antico tracciato romano. I lavori di riqualificazione dell’area archeologica sono iniziati il 21 dicembre 2008, con il cofinanziamento della  Comunità Montana dei Castelli Romani e Prenestini, del  Comitato di Quartiere Villa di Adriano e del Comune di Palestrina. Il 19 settembre 2009 si è conclusa la prima fase dei lavori di restauro del complesso archeologico e nei giorni 4, 11, 18, 25, 31 ottobre, in via straordinaria, è stata data al pubblico la possibilità di visitare, per la prima volta, le imponenti cisterne romane del piano inferiore della villa, che rappresentano una minima parte della sua intera estensione. L’attribuzione della villa all’imperatore Adriano è dovuta al rinvenimento, al suo interno, di vari bolli laterizi d’età adrianea – recanti la data del terzo consolato di Serviano (134 d. C.) – e al ritrovamento, nel 1793, della celebre statua di Antinoo, il giovane favorito dell’Imperatore, che si può ammirare, oggi, nella Sala Rotonda dei Musei Vaticani. Secondo molte fonti, la villa dovette essere stata proprietà d’altri imperatori. Probabilmente fu utilizzata già da Augusto che amava recarsi a Praeneste (l’attuale Palestrina) per la sua villeggiatura (Suet. Aug. 72 e 82), viaggiando tanto lentamente da impiegarvi anche due giorni per raggiungerla. Aulo Gallio (Gell. Noct. Att. XVI, 13) ci riferisce di una guarigione di Tiberio da una grave malattia a Praeneste, mentre Marco Aurelio (Hist. Aug., Iul. Capitol. in Antonino, XXI) vi perse il figlio Vero Cesare, all’età di sette anni. Altri indizi – quali la presenza nei laterizi della villa e delle zone limitrofe di bolli d’età tarda repubblicana – portano a ritenere che la villa derivi, in realtà, dall’inserimento nel demanio imperiale di preesistenti edifici d’epoca repubblicana. La villa sorge al di fuori del centro abitato in posizione panoramica, con vista di tutta la città di Praeneste e dell’antico Santuario della Fortuna Primigenia. Il complesso archeologico è in gran parte conglobato nell’area del cimitero di Palestrina, sviluppandosi su due livelli. Quello inferiore, all’attuale quota stradale di via Santa Maria, è costituito da imponenti strutture delimitanti una serie di ambienti a forma rettangolare, paralleli fra loro, realizzati in opera mista (opus reticulatum e opus lateritium), pavimentati in cocciopesto, con copertura a ‘volta a botte’, collegati da porte alte e strette coperte ad arco con ghiera in laterizi. Questi locali fungevano da fondazioni per gli ambienti del livello superiore, situati alla quota dell’attuale area cimiteriale e della chiesa di Santa Maria con annesso convento. Purtroppo, questo secondo livello è quello che ha subito i maggiori danneggiamenti, dovuti sia all’edificazione della chiesa in un’aula della villa, sia alla creazione, nel 1861, del cimitero civico. Mentre, però, per l’edificazione della chiesa di Santa Maria sono state riutilizzate, e quindi conservate, le antiche strutture romane (nelle sezioni murarie perimetrali della chiesa è chiaramente individuabile parte dell’opus reticulatum), per la realizzazione del cimitero, invece, si è attuata un’irrimediabile distruzione di gran parte della villa imperiale, a “forza di mine”, come si legge in un verbale del Consiglio Comunale, metodo allora ritenuto economico e poco faticoso per ottenere le zone necessarie per le tumulazioni. L’operazione di demolizione, invece, costò al Comune di Palestrina molto più della costruzione ex novo di un cimitero in un’altra area. Un episodio, quindi, di ‘mala amministrazione’ dell’epoca, che tuttavia non deve meravigliare eccessivamente, considerando che l’archeologia, come noi oggi la intendiamo, è una scienza recentissima. Nell’Ottocento era praticata per lo più da personaggi privi di scrupolo che cercavano fra le rovine antiche allo scopo di vendere ad antiquari o collezionisti privati i loro reperti, trafugati recando spesso danni irrimediabili ai siti archeologici, non agendo secondo criteri scientifici e tanto meno seguendo una deontologia professionale. Si pensi, per esempio, ai veri e propri saccheggi operati in Egitto nell’Ottocento.
Quando sia stata eretta la chiesa Santa Maria in Villa non è dato sapere. Nella Cronaca della Vita di Cola di Rienzo dell’Anonimo Romano si può leggere che nel 1354 il tribuno romano si accampò nei pressi della chiesa (“allocao lo tribuno all’oste de Santa Maria della Villa“) durante l’attacco a Palestrina. Mancano, però, documenti che attestino direttamente la costruzione della chiesa, che dovette avvenire probabilmente nei primi secoli del Cristianesimo, essendo stati utilizzati per la sua costruzione il materiale dell’antica Villa Imperiale: l’altare è stato costruito su un pezzo di trabeazione romana, decorato a ovuli e foglie lanceolate.

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