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L’ambiente nel Lazio è minacciato dalla “Quinta mafia”?

Dicembre 17
15:51 2011

“Libera”, l’associazione nazionale di Don Ciotti impegnata da 16 anni nella lotta alle mafie, ha denunciato la drammatica realtà del Lazio: la regione è nelle mani di una “quinta mafia”, ancora senza nome. La maggior parte dei boss di questa mafia sono autoctoni, cioè laziali. È una mafia che sfrutta lo Stato per il raggiungimento dei suoi fini e a rimetterci è soprattutto (ma non solo) l’ambiente. I dati pubblicati dall’associazione Legambiente danno la maglia nera delle infrazioni contro l’ambiente nel Lazio alla Provincia di Roma, con 1750 infrazioni accertate nel 2010.

Anzi la Provincia di Roma sarebbe addirittura prima in Italia per infrazioni contro l’ambiente. Anche l’associazione di don Ciotti fornisce qualche dato interessante: i beni mafiosi confiscati nel 2010 nel Lazio ammontano a 330 milioni di euro. In totale sino al 1 ottobre 2011 sono stati confiscati 404 immobili e 113 aziende. Inquieta l’appassionato commento del presidente di “Libera” Don Ciotti su questo argomento:

«Oggi viviamo un coma etico. La corruzione e la criminalità rappresentano le questioni più gravi dell’attuale sistema socio-economico, dove si sono ripresentate le schegge massoniche intrecciate con i poteri istituzionali». Dobbiamo riconoscere, comunque, che l’ambiente non è minacciato soltanto dalla mafia, perché spesso anche il cittadino e l’amministratore pubblico lo minacciano in quanto non sono in grado di percepire la gravità di certe loro azioni. Preoccupa, infatti, la continua distruzione dei boschi ed una cementificazione selvaggia che non tiene conto della difesa del suolo. Preoccupa soprattutto dopo aver visto in televisione gli effetti tragici di frane e alluvioni in diverse parti d’Italia, dovute proprio all’ignoranza del cittadino e dell’amministratore pubblico che il territorio italiano è giovane e attivo rispetto a fenomeni come vulcani, terremoti e fenomeni di assestamento. Si ignora, cioè, la gravità di andare a costruire in zone a rischio idrogeologico, come ad esempio su rilievi ancora giovani o su colline composte da sedimenti ancora non consolidati, oppure a ridosso di bacini idrografici piccoli e quindi più soggetti a piene improvvise. In pochi anni, poi, abbiamo avuto due condoni edilizi e oggi il piano-casa. I geologi oggi chiedono essenzialmente: 1) l’immediata correzione della legge Gelmini, che non consente più la sopravvivenza dei dipartimenti di geologia nelle Università italiane, 2) più spazio agli enti tecnici e un passo indietro della politica rispetto al territorio. Ma c’è anche un altro problema per l’ambiente in Italia: la distruzione del paesaggio storico e naturalistico. I tipici borghi medievali sono, infatti, soffocati da enormi palazzoni senza grazia né armonia, mentre il bel paesaggio agricolo fatto di vigneti, uliveti e boschi, si sta riducendo sempre più per far posto ad altre costruzioni. Dobbiamo dirlo: l’essere umano soffre di fronte alla distruzione di tanta bellezza. Difendere la bellezza dei paesaggi è la forma più visibile della giustizia: i paesaggi italiani devono esistere per il godimento di tutti e non per il guadagno di pochi. I sindaci, poi, pensano che si guadagni consenso solo con l’edilizia e il cemento. Ma tanto cemento non serve, serve invece recuperare la terra, anche abbattendo le costruzioni abusive, e destinare i soldi alla messa in sicurezza del territorio per impedire il dissesto idrogeologico.

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