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L’analisi transazionale di Eric Berne

L’analisi transazionale  di Eric Berne
Aprile 08
12:50 2010

EricBerneL’analisi transazionale è una teoria della personalità di derivazione psicoanalitica elaborata da Eric Berne negli anni Cinquanta del secolo scorso a San Francisco (California) e ha per oggetto la transazione, ovvero lo scambio che si verifica tra due individui che comunicano. Fondamento della concezione berniana è il ponte tra intrapsichico e relazionale: l’Io è una realtà fenomenologica sia inducibile che che deducibile. Si ha una transazione quando, da uno stimolo transazionale di un individuo X (una frase, un gesto, un’espressione del volto, un’azione) viene sollecitata una risposta transazionale di un altro individuo Y; risposta che diventa a sua volta stimolo per X, la cui ulteriore risposta diventa nuovo stimolo per Y. In questo modo si innesca una catena: L’A.T. si occupa dell’analisi di questa catena ed in particolare della sua programmazione: una volta iniziata la catena, conoscendo le caratteristiche di personalità dei soggetti interessati al rapporto sociale, ne risulta una sequenza in gran parte prevedibile. Lo scopo dell’analisi transazionale è dunque quello di indagare il comportamento dei soggetti che si trovano in relazione tra loro, comprendere le motivazioni per cui a volte ci si sente a disagio durante la comunicazione ed individuare le modalità più opportune atte ad evitare conflitti. Lo studio delle transazioni ha permesso a Berne di individuare alcuni elementi profondi della personalità denominati “Stati dell’Io”, ossia un insieme di pensieri, comportamenti e azioni grazie ai quali il soggetto entra in relazione con il mondo esterno. Esistono tre “Stati dell’Io”: il Genitore, il Bambino e l’Adulto. Ciascuno di essi prevale in situazioni ed interazioni diverse. Lo Stato Genitore contiene quei fenomeni di origine introiettiva, per cui la persona rivive come propri modi di essere di figure genitoriali, per come sono state vissute nell’infanzia ed è dato dall’insieme di valori recepiti durante l’infanzia dai genitori o da chi ne fa le veci e dagli insegnanti; esso si può riassumere con l’istanza “se vuoi ottenere qualcosa dei lavorare sodo”. Lo Stato Bambino comprende vissuti e comportamenti derivanti dal riemergere di esperienze infantili avute in prima persona dal soggetto e rappresenta la nostra parte più spontanea, quella che conserva le emozioni e le esperienze vissute durante l’infanzia: entusiasmo, meraviglia, ma anche insicurezza e paura. Esso è esplicitato da affermazioni come “voglio comprare una bella auto”. Lo Stato Adulto, infine, rappresenta la nostra parte razionale e svolge il ruolo i mediatore degli altri due stati: si prende cura del bambino e razionalizza le assunzione del genitore. Nell’affrontare determinate situazioni, le persone tendono a ripetere un copione, ovvero le esperienze vissute nell’infanzia vengono continuamente riproposte come strategie operative, anche se a volte si rivelano autolesioniste o dolorose. Le persone, infatti, tendono a seguire le strade già tracciate per sentirsi più sicure, limitando la possibilità di un pensiero divergente che riesca a trovare soluzioni a problemi vecchi e nuovi. Per la comprensione dell’eziologia del comportamento umano, sia normale che patologico, il concetto di copione costituisce il contributo maggiore scaturito dall’Analisi Transazionale. Ciascuno di noi recita sul palcoscenico della vita un dramma il cui copione è stato scritto normalmente entro i primi 6/7 anni d’età. Berne definisce il copione come “un piano di vita che si basa su una precisione presa durante la prima infanzia, rafforzata dai genitori, giustificata dagli eventi successivi e che culmina con una scelta determinante”. Lungo il corso della prima infanzia l’individuo riceve dai genitori “messaggi” che vengono introiettati e fatti propri in modo del tutto acritico, ma che continueranno poi ad agire inconsapevolmente entro di lui nel corso della vita, condizionandone il comportamento e segnandone il destino. Tali messaggi di copione vengono veicolati soprattutto attraverso la comunicazione non verbale e solo più tardi rinforzati mediante la verbalizzazione. I messaggi di copione sono essenzialmente divieti (coartanti) che si esprimono nella forma “non essere…” opposti ai riconoscimenti (liberatori) del tipo “siamo lieti che tu sia…”, imperativi (coartanti) che si esprimono nella forma “devi essere…” opposti ai permessi (liberatori) del tipo “puoi non essere…” oppure modali, che suggeriscono come realizzare i divieti e gli imperativi precedenti.

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