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L’ARCHEOCLUB DI MONTE COMPATRI “ALL’OPERA”: CONFERENZA SULLA PIETRA SPERONE.

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L’ARCHEOCLUB DI MONTE COMPATRI “ALL’OPERA”: CONFERENZA SULLA PIETRA SPERONE.

L’ARCHEOCLUB DI MONTE COMPATRI “ALL’OPERA”: CONFERENZA SULLA PIETRA SPERONE.
dicembre 11
07:45 2018

Si è tenuta Sabato 1 dicembre 2018 presso il tinello Borghese di Monte Compatri, dalle ore 16.30, la conferenza dell’architetto Ruggero Capulli per oggetto: “Lo sperone e il suo utilizzo”. Organizzata dall’Archeoclub d’Italia sede di Monte Compatri, in precedenza dall’Archeoclub sede di Monte Porzio Catone, si è basata su di uno studio pubblicato dal dott. Capulli. Alla presenza di circa quaranta persone, si è affermato che “Parlare dello sperone senza parlare di Monte Compatri è impossibile”. In effetti, nel nostro territorio, è presente la cava di questo materiale prezioso ma dismessa da decenni, sita presso Monte Salomone. Nell’elencare le sue caratteristiche, è emerso che lo sperone è una pietra lavica, “alterazione della pietra basaltica” (il materiale con cui sono costituiti i famosi “sampietrini”, nella cui frazione di Laghetto di Monte Compatri è presente una cava tuttora attiva), dove i vari passaggi di tale alterazione sono stati osservati dai presenti grazie ad una foto scattata proprio nell’ex cava di Monte Compatri. Secondo gli esperti, ciò deriverebbe per via di un processo dovuto a gas a seguito del raffreddamento della “lava”. Per quanto riguarda le sue caratteristiche, è una pietra di colore simile al tufo, dura, non friabile e adatta per la lavorazione. Poco conosciuta e in parte ignorata, le testimonianze del suo utilizzo sono attestate dall’VIII sec. a.C., come riscontrabile dalla “tomba principesca del Vivaro” di Rocca di Papa che era costituita da lastre di sperone. Durante la Lega Latina e nella Roma imperiale abbiamo numerose testimonianze del suo utilizzo come parti dell’emissario idrico del lago di Nemi o come tratti di mura che portano alla Via Sacra o il teatro di Tusculum. Nel rinascimento, è stata utilizzata per esempio per la costruzione di parti dell’Abbazia di Grottaferrata e via via sino ai giorni nostri dove “Roma ha attinto moltissimo dalle cave di Monte Salomone”. Con riferimento alle opere realizzate con questa pietra, la concentrazione prevalente riguarda i paesi di Monte Compatri, Monte Porzio Catone, Frascati, Grottaferrata e Rocca priora, oltre che la città di Roma. Nell’impossibilità di elencarle tutte, invitiamo il lettore a visitare questi paesi e “scovare” le opere in tale materiale. Per quanto riguarda Monte Compatri, citiamo la facciata del Convento di San Silvestro interamente realizzata in pietra sperone locale, il monumento ai caduti, le edicole della via Crucis, la fontana detta dell’Angelo, la facciata del Duomo di Monte Compatri Maria Assunta in Cielo, Palazzo Borghese, la fontana posta in piazza della Repubblica e quelle poste una in piazza del mercato e l’altra in piazza Manfredo Fanti. Una caratteristica particolare sono i portali: quelli a forma di pentagono sono una tipicità particolarmente presente in questo Comune, un esempio per tutti è proprio il grande portale d’ingresso al Tinello Borghese. Per Frascati citiamo la facciata delle Scuderie Aldobrandini, la Cattedrale di San Pietro, la fontana posta in piazza San Pietro, la scala e teatro delle acque a Villa Torlonia. Palazzo Borghese, Portale delle Armi, portico laterale di Villa Mondragone, la Chiesa di San Gregorio Magno con riferimento a Monte Porzio Catone; mentre l’Abbazia di Grottaferrata per la cittadina di Grottaferrata e Palazzo Savelli per Rocca Priora. In fine, per la città di Roma, possiamo citare Palazzo Piacentini (Ministero dello sviluppo economico), il museo storico dell’Arma dei Carabinieri e una parte delle arcate del Teatro di Marcello a seguito del rifacimento eseguito negli anni ’20 del secolo scorso. Oltre a quanto menzionato, questa pietra è presente in altre ville, fontane, portali, scalinate, contrafforti, cornici di finestre, ecc., presenti nel territorio castellano. Misteriosa l’origine del suo nome. Un documento d’archivio menziona il termine “asperone” riferendosi a una questione di confini. Forse deriva dal termine latino “asper”, ossia ruvido. Per rimanere in tema, il consueto calendario che l’Archeoclub di Monte Compatri realizza ogni anno, quest’anno è dedicato proprio alla pietra sperone.

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