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L’AUMENTO DELL’INDENNITA’ DEI SINDACI

L’AUMENTO DELL’INDENNITA’ DEI SINDACI
Novembre 03
17:46 2021

 

Una norma contenuta nella manovra appena varata dal governo Draghi prevede che i sindaci dei Comuni italiani potranno ritoccare all’insù la loro indennità restituendo dignità e, perché no, appetibilità alla più bistrattata delle cariche politiche, al punto che nei Comuni più piccoli nessuno si fa più avanti per ricoprirla.

Secondo la legge, i Comuni potranno alzare l’indennità portandola, nel caso dei sindaci delle Città metropolitane e dei Comuni sopra i 500 mila abitanti, allo stesso livello di quelle percepite dai presidenti di Regione. Nel caso degli altri Comuni si andrà a scalare a seconda del numero di residenti. L’indennità crescerà dell’80 per cento per i sindaci dei comuni capoluogo di regione e per i sindaci dei comuni capoluogo di provincia con popolazione superiore a 100.000 abitanti; del 70 per cento per i sindaci dei comuni capoluogo di provincia con popolazione fino a 100.000 abitanti; del 45 per cento per i sindaci dei comuni con popolazione superiore a 50.000 abitanti; del 35 per cento per i sindaci dei comuni con popolazione da 30.001 a 50.000 abitanti; del 30 per cento per i sindaci dei comuni con popolazione da 10.001 a 30.000 abitanti; del 29 per cento per i sindaci dei comuni con popolazione da 5.001 a 10.000 abitanti, e così a scalare.

Nel caso dei Castelli Romani, al sindaco di Velletri spetterà un aumento del 50 per cento, a quelli di Albano, Ciampino e Marino del 35 per cento, alla maggioranza degli altri del 30 per cento.

Andando nello specifico del Comune di Albano, l’indennità del sindaco passerà da 3.460 euro a 4.671 euro al mese. Considerando il costo totale annuo della giunta (sindaco più assessori), se non vi saranno aggiustamenti anche per gli assessori, il costo totale annuo sarà di 157.000 euro (uno degli assessori ha rinunciato all’emolumento).

Rimane un problema aperto. Chi pagherà l’aumento? Il governo ha previsto un fondo ad hoc con 100 milioni per il 2022, 150 milioni per il 2023 e 220 milioni a decorrere dal 2024 ma lo Stato “concorrerà” alla spesa, che per il resto sarà a carico delle casse del Comune interessato. E qui si apre una questione delicata dal punto di vista politico: posto che per alzare l’indennità occorre una variazione di bilancio approvata dal consiglio comunale, i sindaci accetteranno di innescare un dibattito pubblico sul tema, col rischio di finire sulla graticola come sempre accade quando si parla di “costi della politica”?

La decisione del governo va condivisa in pieno. Gli amministratori locali devono ricevere un più adeguato compenso per il lavoro che svolgono – si pensi a quanto ricevono i consiglieri regionali ed i parlamentari, inclusi quelli che hanno fatto la gazzarra in occasione della votazione del ddl Zan.

Rimane un problema insoluto. A fronte di un maggior onere per la collettività (nazionale e locale), sarà possibile avere la possibilità di valutare se l’incremento dell’indennità produrrà una migliore prestazione? La risposta è purtroppo negativa. Il sistema democratico, che è un sistema politico, non consente di dare tali risposte. C’è da aspettarsi che, nei fatti, ben poco cambierà: i sindaci e gli assessori bravi e volenterosi continueranno, magari un po’ più contenti, a svolgere il proprio difficile ed impegnativo compito mossi da quella idealità che li ha spinti a mettersi in gioco ed a dedicarsi alla comunità; per gli altri sarà soltanto un piccolo, ma comunque benvenuto, aumento di reddito.

 

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