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Le parole che non t’aspetti e quel ‘tipaccio’ di Lupo de’ Lupis

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Le parole che non t’aspetti e quel ‘tipaccio’ di Lupo de’ Lupis

Le parole che non t’aspetti e quel ‘tipaccio’ di Lupo de’ Lupis
novembre 18
11:25 2018

(Serena Grizi) – Rivisitazione di parole date per scontate che la cronaca rende inutilizzabili così com’erano intese e nel tempo a venire (già arrivato per il vero) diventano le parole che non t’aspetti…

Buono non è più un aggettivo che descrive una qualità positiva, perché già se fai l’equazione buono, buonista (ricordate Lupo de’ Lupis, lupo buono buonino? Gentile e carino ma mai creduto quale salvatore d’agnelli) è una robaccia d’altri tempi. Eppure: c’è qualcuno che il giorno, guardando i tg mentre dovrebbe pensare solo a pranzare, ingoia pane e lacrime, ‘sto buonista, ché vede sgomberi di gente che aveva solo una tenda sulla testa e non gli rimane più nemmeno quella; o sgomberi di rom con smembramento di famiglie, mamme con i figli in un posto e padri in un altro, ma tanto, dice l’antibuonista, quello intelligente, sono famiglie di delinquenti (tutte) e poi dice che li sgomberano, che non dovevano nemmeno stare la! E allora che fai il buonista?

Extracomunitario è diventato sinonimo di ogni uomo di colore sulla faccia della terra ma non, per esempio, dei cittadini svizzeri e sono invece extracomunitari: Mario Balotelli, Alessandro De’ Medici “Il Moro”, Alexandre Dumas padre, Barack Obama e Oprah Winfrey…(come no?)

Chi attacca l’immigrato, spesso di colore, senza neppure sapere se è effettivamente extracomunitario è detto razzista ma secondo Maria Rosaria, di solito pacifica signora campana, che rispondeva così ad un tizio che inveiva contro un silenzioso ragazzo pakistano mentre tutti viaggiavano sulla Circumvesuviana: «tu non sei razzista sei solo stronzo». Così secondo Maria Rosaria str….(stupido, inetto, cattivo, cilindro solido di sterco) va a sostituire razzista, e così ne diventa rafforzativo, sostantivandolo, soprattutto se la veemenza dell’affermazione razzista spaventa l’interlocutore, come in questo caso.

Il concetto di antisemitismo, mi ha spiegato da poco un artigiano trentenne in possesso, dice, delle sue facoltà mentali, è utilizzabile legandolo solo agli ebrei dell’Olocausto e quello è un antisemitismo che si deve combattere, mentre allo stesso tempo uno può anche aderire ad un movimento contemporaneo per definizione xenofobo e antisemita ché tra le due cose non c’è contraddizione Quindi, ricapitolando: si deve essere contro l’antisemitismo che toccò profondamente gli ebrei dell’Olocausto ma nel contempo può ‘capitare’ di simpatizzare per un partito, che so?, filo-nazista, xenofobo. È interessante perché queste dualità aprono un mondo di possibilità impensabile fino a qualche anno fa quando ancora nel ragionamento valevano la coerenza e la logica. L’istruzione poteva aiutare ad esprimere più chiaramente i concetti ma una certa prudenza nelle esternazioni permetteva di mascherare qualche lacuna che magari avrebbe potuto far emergere i limiti d’una argomentazione. Però bisogna imparare, è evidente, quel che c’è di nuovo, senza fare i radical chic ovvero «tendente a posizioni politiche della sinistra radicale seppure lontane dal proprio ceto d’appartenenza»: come oggi sarebbe tacciato anche San Francesco, che spogliati i panni di rampollo di ricco mercante decise d’abbracciare la causa degli ultimi e la mistica.

Pure la modestia è noiosa per esempio: un conoscente laureato, colto da momentanea boria, ha detto di voler parlare solo con quelli di pari grado, così un diplomato gli ha risposto che gli parlava per l’ultima volta visto che anche lui parlava solo con i pari grado (d’istruzione). Arrivati alle parolacce li ho persi di vista.

(Quasi) infine. La parola etica bisognerà riscriverla: mentre chiude uno storico stabilimento di cioccolatini buoni buonini come Pernigotti, l’azienda pare che intenda lasciare in Italia gli uffici commerciali. Eh già, perché se ne sono viste tante di industrie che portano il lavoro fuori dall’Italia alla ricerca di nazioni con infimo costo del lavoro e della produzione e che poi pretendono che si continui a comprare il loro prodotto a prezzo pieno: ed evidentemente lo si fa forse perché la gente comune è più buona-buonina-buonista dei capi d’industria d’ogni latitudine, capita anche che abbia la memoria corta, mentre un ‘imprenditore’ che non vede più crescere i profitti non dimentica mai di chiudere la fabbrica e lasciare tutti…per strada.

Giornalista, senza girarci intorno, ormai lo sanno tutti è sostituito, nell’immediato, da tre sinonimi declinabili secondo genere: puttana, pennivendolo e sciacallo. Alla prossima!

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