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LE SFIDE DELLA RICERCA E DELL’INNOVAZIONE PER UN PAESE IN PANNE

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LE SFIDE DELLA RICERCA E DELL’INNOVAZIONE PER UN PAESE IN PANNE

LE SFIDE DELLA RICERCA E DELL’INNOVAZIONE PER UN PAESE IN PANNE
ottobre 16
08:45 2019

 

 

 di Giorgio Sirilli

 

Il 15 ottobre il presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) Massimo Inguscio ha illustrato la Relazione sulla ricerca e l’Innovazione in Italia 2019 in un importante convegno a cui hanno partecipato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ed il ministro dell’Istruzione, della ricerca e dell’università Lorenzo Fioramonti. L’analisi, condotta da un gruppo di ricerca guidato da Daniele Archibugi e Fabrizio Tuzi, mostra con inoppugnabili cifre i punti di forza e di debolezza del sistema della ricerca e dell’innovazione italiano. Il messaggio principale è che la situazione attuale è del tutto simile a quella di decenni fa: il paese, nella sua componente pubblica e privata, e cioè nelle università e negli enti pubblici di ricerca da un lato e nelle imprese dall’altro, si colloca nelle parti basse delle varie graduatorie internazionali e non dà segnali di voler fare decisivi passi avanti per poter partecipare con successo alla competizione  internazionale che si fa sempre più aspra. Le indicazioni di politiche da mettere in campo, e dunque le richieste al governo per dare un segno di vera discontinuità, sono state molteplici: aumento delle risorse investite nelle strutture della conoscenza; superamento del precariato dei ricercatori e dei docenti nelle università e negli enti di ricerca; snellimento delle procedure burocratiche che frenano lo svolgimento delle attività; collegamento tra ricerca e innovazione mediante una politica industriale degna di questo nome. Come ha risposto Conte? Indicando una serie di piste su cui muoversi quali la costituzione di un’Agenzia per il coordinamento degli enti pubblici di ricerca, l’attenzione per l’innovazione “verde” e di alcuni settori strategici per il paese, una riaffermazione del valore della scienza come garanzia di libertà e di democrazia. Ci si poteva aspettare di più, al di là delle rituali parole del mondo politico che, almeno da trent’anni, ha sempre promesso e mai mantenuto? Nelle stesse ore era in approvazione la Manovra finanziaria e non era ragionevole, né prudente, prendere impegni che comportassero un aggravio di spesa del bilancio pubblico in un contesto di crescita zero. Dunque è lecito aspettarsi che nel prossimo futuro ci saranno marginali aggiustamenti ad un sistema che presenta molti punti critici (ma che pur sempre è uno dei migliori al mondo, anche se sottodimensionato) aspettando tempi migliori. Ma il cane si morde la coda. Se non si investe coraggiosamente in istruzione, ricerca, innovazione, come faremo ad uscire dalla crisi? Il paese è pronto ad intraprendere un sentiero di sacrifici oggi per la sopravvivenza di domani? Una sfida di tal fatta è epocale e, purtroppo, nel coté politico non si intravvedono giganti come i padri della Patria che nel secondo dopoguerra, guardando con coraggio e lungimiranza al futuro, seppero ricostruire il paese e costruire l’Europa.

 

 

 

 

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