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L’educazione, la morale e l’etica sportiva a scuola

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L’educazione, la morale e l’etica sportiva a scuola

febbraio 09
16:51 2014

nazionale italiana nel 2006 e attualmente testimonial del Settore Giovanile e Scolastico della Federcalcio, Andrea Barberi, atleta delle Fiamme Gialle primatista italiano dei 400 metri piani e 8 volte campione d’Italia, Marcello Guarducci, ex nuotatore, 34 volte campione italiano, primatista europeo dei 100 stile libero nel 1977 (con 51″25), sul podio anche a mondiali ed europei, il dottor Fabio Gismondi, medico sportivo e rappresentante antidoping federale della Figc. Mediatori Simone Pieretti, giornalista del quotidiano “Il Tempo”, e la dottoressa Flavia Cece, educatrice professionale. Apre il convegno, la dottoressa Flavia Cece, in qualità di coordinatrice dei “Servizi Educativi” dell’Istituto, ricordando l’importante ruolo dell’educazione sportiva. “Lo sport è uno strumento che l’educazione utilizza per raggiungere le sue stesse finalità e, in quanto tale, deve essere trasformato in un dispositivo sociale e psichico in grado di generare valori – spiega – e, nella scelta, di migliorare l’offerta formativa della nostra scuola attraverso l’apertura del corso di studi del liceo sportivo, ci troviamo qui, a parlarne con i rappresentanti del mondo dello sport, gli atleti”. Gli alunni della scuola sono attenti e diverti. Inizia, così, il dibattito. “La mia specialità è detta anche il giro della morte – ha raccontato Barberi – i 400 metri sono più duri, per certi versi, della maratona, che pure è lunga 42 chilometri. Spero di aver affrontato avversari leali nel corso della mia carriera anche se so che nello sport alcuni usano scorciatoie. Chi si comporta così si prende le proprie responsabilità. Il doping? Spesso non si conoscono le conseguenze dell’uso di sostanze dopanti. E’ un male difficile da combattere. Il doping è anni luce avanti all’antidoping. La legge penale antidoping? Purtroppo chi fa uso di sostanze illecite non si ferma davanti a nulla. Asafa Powell era un dio per tutti noi, poi è finito nella “lista nera” e adesso è rimasto solo”. Marcello Guarducci, da anni in prima linea nella lotta al doping, ha raccontato la propria carriera: “L’aver partecipato a tre Olimpiadi è stata un’esperienza bellissima. La cerimonia d’apertura, in particolare, è un evento che ti resta dentro anche perché dura molte ore e trasmette un’immagine di sport pulito”. L’ex azzurro della piscina ha poi ricordato l’attentato di Monaco ai Giochi del 1972, che è diventato anche oggetto di un film di Steven Spielberg (“Munich”, uscito nel 2005): “Ricordo bene quell’evento. Avevo 16 anni e la nostra palazzina era accanto a quella degli israeliani che vennero uccisi. Io avevo finito le mie gare e sarei dovuto restare altri tre giorni per vedere le gare degli altri, ma il giorno dopo fui costretto ad andare via. Mi misero su un treno, da solo, guardato da due poliziotti e un cane. Sono tornato a casa così”. A proposito di doping, Guarducci si rivolge ai ragazzi: “Un consiglio che do a tutti e di non mentire a se stessi. Lo sport è come la scuola: puoi copiare un compito in classe e andare bene, ma il vuoto rimane. Provateci, ma provateci con le vostre forze. E’ meglio avere il coraggio di sbagliare e averci provato. Io ho gareggiato con tanti atleti dopati. Non è piacevole, ma batterli mi ha dato ancora più piacere”. Anche Simone Perrotta ha ricordato alcuni momenti della propria carriera: “Il derby con la Lazio? I calciatori che dicono che è una partita come le altre non dicono la verità. Si avverte una tensione particolare, che arriva anche dall’ambiente e dalla responsabilità verso i tifosi. Il mondiale del 2006? Il commissario tecnico Lippi, prima della finale contro la Francia, ci disse di giocare come avevamo fatto fino a quel momento e che avremmo vinto. Tutti noi eravamo convinti di farcela: Calciopoli e la vicenda del calcioscommesse legata a Buffon avevano compattato ancor di più un gruppo già solido. Ci hanno dato forza e voglia di rivincita. Volevamo farcela anche per i nostri connazionali immigrati in Germania. So bene cosa significa, io sono nato in Inghilterra dove mio padre è stato per 20 anni per lavoro. Mi ha raccontato le difficoltà che ha incontrato”. Perrotta si è poi soffermato su lealtà ed educazione sportiva: “Nella mia carriera non ho mai visto, in un avversario, la volontà di fare male a un altro calciatore. L’educazione sportiva? Ci sono nazioni più avanti rispetto all’Italia. Anche la Federcalcio si deve impegnare di più in questo senso soprattutto a livello giovanile. Servono allenatori qualificati perché i giovani calciatori di oggi, per la maggior parte, non saranno i campioni di domani, bensì i tifosi di domani”. Il dottor Gismondi si è soffermato a spiegare le varie sfaccettature del doping e le categorie di sostanze dannose e illecite: “Le sostanze per alterare le prestazioni sono presenti sin dal 2700 a.C.: in Cina, nell’antica Roma, nell’antica Grecia. Tempo fa è stato scoperto che solo l’8% dell’Epo prodotto era destinato all’uso medico, il resto finiva per usi dopanti. Il ruolo del medico è importante: deve regolare il carico di lavoro in base all’età e alle capacità dell’atleta. Si possono raggiungere risultati in modo leale con sacrificio e allenamento”. Poi è stato il momento delle domande dei ragazzi. Perrotta, sui valori predicati dall’inventore delle Olimpiadi moderne, Pierre de Coubertin («l’importante è partecipare, non vincere») ha detto: “Va bene, soprattutto per i ragazzi che si devono divertire finché non arrivano all’agonismo. E’ importante anche il ruolo dei genitori che talvolta proiettano nei loro figli atleti la propria voglia di riscatto. Così c’è il rischio dell’uso di sostanze illecite”. A proposito delle discriminazioni razziali e sessuali Barberi ha ricordato la propria esperienza diretta: “Nel 2007 in Sudafrica ho visto con i miei occhi locali riservati ai bianchi e altri riservati ai neri. E’ triste”. Infine arrivano altri moniti: “Spesso la depressione colpisce gli ex atleti dopati – le parole di Guarducci – è accaduto nel 60% degli atleti della Germania Est della mia epoca. Quando smetti di usare una sostanza che hai assunto per anni, non ti ritrovi più”. Perrotta infine allarga i confini dello sconveniente uso di sostanze: “Anche l’abuso di antinfiammatori può diventare eccessivo e dopante, anche se parliamo di sostanze lecite”.

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