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L’ELOGIO DELLA BUROCRAZIA

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L’ELOGIO DELLA BUROCRAZIA

L’ELOGIO DELLA BUROCRAZIA
ottobre 28
20:29 2018

di Giorgio Sirilli

 

Nella facciata del Palazzo della Civiltà e del lavoro all’EUR gli italiani vengo descritti come «Un popolo di poeti di artisti di eroi / di santi di pensatori di scienziati / di navigatori di trasmigratori». Al di là della retorica fascista, il nostro popolo è andato avanti nei secoli, dal tempo dei Romani al Rinascimento, fino al “miracolo economico” degli anni Sessanta del secolo passato, compensando la scarsità delle risorse naturali con la sua capacità di fare perno sul sapere, sulla cultura, sulla scienza, sull’inventività. Questa è la nostra ricchezza.

Nei decenni passati, ed ancor più oggi, la cultura, la scuola, la ricerca, le arti, sono diventati la Cenerentola del paese; si pensa solo alla soddisfazione delle necessità dell’oggi, al consumismo, senza porre attenzione a temi che riguardano il nostro futuro, la nostra civiltà, la nostra essenza di comunità in competizione con altre ben più forti in un mondo globalizzato. Ed i governanti, invece di contrastare tale tendenza guardando alle future generazioni, seguono le pulsioni della “gente”, non la indirizzano, non svolgono la funzione di leader (dal verbo inglese lead, guidare), ma la seguono. Berlusconi è stato un maestro di tale sfacelo morale.

Da tempo, ormai, in Italia le professioni che per loro natura hanno uno statuto di indipendenza, di analisi e verifica della realtà al di là degli interessi di parte, sono sotto attacco. I magistrati, gli insegnanti, i giornalisti, gli appartenenti alle strutture tecniche dello stato, vengono additati come pericolosi nemici della democrazia. Siamo un paese in cui il tasso di laureati è tra i più bassi dell’Europa. La scuola vive una crisi profondissima e se si regge ancora, è per la dedizione quasi eroica dei docenti. I giornali ricevono attacchi da politici che invocano una loro punizione per la loro indipendenza incoraggiando gli inserzionisti pubblicitari ad astenersi dal finanziarli. Siamo arrivati al punto che si è cercato di tacitare gli organi istituzionali di verifica e di controllo dell’economia nazionale, baluardo del sistema dei poteri e contropoteri della democrazia, con l’assurda motivazione che non sono stati eletti dai cittadini.

Alla tradizionale fiducia in chi sa e sa fare, si contrappone il modello dell’ignoranza arrogante che teorizza che chiunque è capace di fare tutto, che sa tutto di tutto, che uno vale uno, in cui si scambia il capace con un membro della “casta”. Insomma, nel paese dell’Accademia dei Lincei, si mette sugli altari l’ignoranza e si umilia la sapienza. Come spiegare altrimenti l’attacco all’università, a cui sono stati tagliati progressivamente il personale docente ed i bilanci, ed il trattamento che ricevono gli insegnanti sia in termini di stipendio che di prestigio e riconoscimento sociale? E come interpretare l’emarginazione dell’insegnamento della storia nelle scuole, mentre si mandano i ragazzi a perdere tempo nelle aziende invece di cimentarsi nel duro lavoro dello studio?

Non resta che tenersi strette le strutture pubbliche (scuole, università, Banca d’Italia, magistratura, ospedali, diplomazia, forze armate) che , anche se non sono sempre all’altezza delle aspettative, garantiscono l’infrastruttura civile, di sapere e democratica del paese. La sfida è quella di migliorarle, non di continuare a picconarle (analogo discorso vale per l’Europa). Soltanto puntando sulla conoscenza, sulla competenza, sull’indipendenza e sulla creatività dell’infrastruttura istituzionale, si potrà riprendere il sentiero dello sviluppo civile, sociale e umano di cui abbiamo disperato bisogno. Dunque, partiamo con l’elogio della struttura del sapere, della (tanto vituperata) burocrazia.

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2 Commenti

  1. nicola marcucci
    nicola marcucci ottobre 30, 15:07

    Non posso non essere d’accordo con quanto scrive l’A. dell’articolo che fa bene a non essere d’accordo con il conformismo odierno di quanti sottovalutano l’importanza della formazione in ogni branca della cultura. I latini dicevano Natura non facit saltus, ebbene, il sapere e qualsiasi abilità sono il frutto di una preparazione, di un sacrificio e di uno sforzo che ne stanno alla base. Perfino l’autodidatta non nasce formato e non deve all’impegno la sua capacità di essere perfino alla pari se non superiore al professionista, all’artista e anche ad un artigiano. Fa bene l’A. a difendere la cultura dal pressapochismo. Se l’Italia di oggi è in crisi, una ragione c’è, ed è quella di denigrare, distruggere facendo passare per sapienza l’improvvisazione e il ricorso alla pratica. Diceva Kant che il giudizio è vuoto senza il ricorso all’esperienza e cieco senza teoria. E mi sta bene anche l’elogio della burocrazia, perché il sottoscritto è stato allievo del grande Chabod che ha studiato da par suo l’origine della burocrazia che è alla base dello Stato moderno, nel corso del Rinascimento. E, per finire, caro Giorgio, potremmo finire con il Poeta “Non ti curar di lor ma guarda e passa” se non fosse che bisogna combattere il fenomeno che tu denunci altrimenti la diamo vinta a coloro che, con il loro comportamento, non aiutano il nostro amato bel Paese a rimboccare la via del rinnovamento basato sulla cultura e sulla formazione.

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    • Giorgio Sirilli
      Giorgio Sirilli novembre 15, 10:48

      Facendo seguito all’eccellente commento di Nicola Marcucci, mio maestro, che ringrazio, faccio rilevare, nel merito dell’articolo, che l’ISTAT, uno degli assi portanti della nostra infrastruttura istituzionale, da mesi non ha un presidente. Perché il precedente presidente Giorgio Alleva non è stato rinnovato, laddove aveva dato prova di grande capacità? Perché si sta lasciando l’ISTAT come una nave nella procella senza un capitano? Perché non si procede rapidamente alla nuova nomina? Ed, infine, perché nessuno ne parla, lasciando marcire la situazione? Ieri sono stati pubblicati i dati sul Pil che certificano una stagnazione dell’economia; tali notizie di norma non sono gradite ai governanti e dunque c’è necessità di mantenere una vigorosa indipendenza delle istituzioni. Andreotti diceva che a pensar male si fa peccato però a vote ci si azzecca. Non è che qualcuno pensa di minare l’indipendenza dell’ISTAT con il fine di “massaggiare” i dati?
      Non dimentichiamo poi che sta partendo il nuovo Censimento permanente, operazione di grande impegno. Nelle attuali condizioni un’ISTAT azzoppata non potrà dare il meglio di sé, come nel passato.
      Apparentemente siamo di fronte ad un’ulteriore picconatura delle nostre istituzioni; prova di incapacità, di protervia o, peggio, di un vero attacco alla democrazia?

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