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Lettera aperta di Beppe Boron in risposta all’articolo uscito su Il Messaggero.it

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Lettera aperta di Beppe Boron in risposta all’articolo uscito su Il Messaggero.it

gennaio 08
20:18 2019

Domenica 16 dicembre è uscito, sul quotidiano Il Messaggero, l’articolo “Roma, stop ai fracassoni: pronte le multe. Ecco la mappa delle piazze proibite”

“Stop ai menestrelli fracassoni. Niente più concerti spacca-timpani ovunque capiti, basta con i decibel molesti nelle strade e nelle piazze più frequentate del centro storico. Da Trastevere al rione Monti, da Trevi al Pantheon, in alcune aree all’interno delle Mure Aureliane sarà vietato il baccano di strumenti o altoparlanti. La seconda sezione del Tar del Lazio ha respinto il ricorso presentato dalla Fnas (federazione nazionale delle arti in strada) contro la delibera del I Municipio che individuava «spazi non ideonei» alla musica on the road. Il consiglio municipale lo scorso primo agosto aveva approvato all’unanimità una delibera – primi firmatari i capigruppo di Pd, Sara Lilli, e Radicali, Nathalie Naim, e il vicepresidente dell’assemblea Matteo Costantini – che indicava le aree da tenere sotto controllo per evitare concertini non autorizzati.”

“I DIVIETI
Ecco l’elenco delle zone off-limits: piazza di Santa Maria in Trastevere, piazza di Sant’Egidio, piazza della Rotonda, via dei Pastini, via delle Muratte, via del Corso – nei tratti compreso tra largo dei Lombardi e largo San Carlo al Corso e tra via di Gesù e Maria e via di San Giacomo – e via della Pace. Ma anche nell’area di piazza Madonna dei Monti, compresi i tratti di via degli Zingari e via dell’Angeletto che fanno parte della stessa isola pedonale. Aree scelte, queste, a seguito di rapporti dei vigili urbani e di esposti dei cittadini.
La Federazione degli artisti di strada si era rivolta al Tar per chiedere l’annullamento della delibera. Ma i giudici amministrativi hanno respinto il ricorso. A schierarsi con il Comune, anche le associazioni dei residenti del Centro storico. «Mi fa piacere che i giudici abbiano capito la gravità del problema – commenta Naim – in base agli attuali regolamenti, chiunque e con qualunque strumento può esibirsi sotto le finestre rendendo la vita dei residenti impossibile. Abbiamo inibito sono le esibizioni che sono fonte di rumore». Il problema adesso saranno i controlli. «Sequestrare gli strumenti non è possibile e chissà quanti proveranno a rendersi irreperibili per non pagare le multe»
 … […] Continua a leggere l’articolo su il Messaggero.it

Di seguito pubblichiamo una lettera di risposta del Presidente Fnas Giuseppe Boron, che è stata inviata anche al quotidiano, senza però essere stata pubblicata. Le parole di Boron sono rivolte anche alle Associazioni di residenti del Municipio 1 di Roma, con un’apertura al dialogo.

“Ho letto con attenzione l’articolo comparso sul Messaggero del 16 dicembre 2018, in cui appare come una sconfitta della FNAS, da portare quasi come trofeo, il fatto che il TAR del Lazio abbia respinto il ricorso contro la delibera del Municipio 1 in cui si vieta qualsiasi tipo di emissione sonora in alcune strade e piazze di Roma. Ma la sconfitta non è di FNAS o degli artisti, la sconfitta maggiore è, prima di tutto del dialogo, e poi proprio dei residenti.

Cacciare da quelle piazze gli artisti e non dialogare con le loro rappresentanze significa riempirle dei fracassoni e di tutti coloro a cui non importa nulla di essere multati o cacciati per qualche ora. Gli artisti del movimento e la Federazione Nazionale erano e sono l’unico argine vero al degrado di quei luoghi, proprio perché sono anche presidio e costante controllo etico di quei luoghi avendo firmato un protocollo importante che è proprio il codice etico FNAS (se lo volete leggere lo trovate a questo link http://www.fnas.it/p/62/codici-etici.html). Solo con il dialogo, che le associazioni di residenti e il municipio hanno interrotto, si poteva trovare una soluzione democratica e civile capace di arginare il problema.

Ora lo stesso diverrà devastante, perché la povertà non si batte con i divieti, ma con il rispetto di tutti i diritti e l’utilizzo cosciente dei luoghi. Ora anche gli spazi che prima erano occupati da artisti saranno occupati da “disperati”. Dispiace che questo non lo abbiate compreso, gli artisti troveranno altre sistemazioni, non ci fermiamo, siamo bravi e apprezzati in tutto il mondo, a voi resterà il problema e il rammarico di aver perso un’occasione. Se ci doveste ripensare sapete dove trovarci.”

 

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