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L’italiotto: un personaggio in cerca di autore.

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L’italiotto: un personaggio in cerca di autore.

L’italiotto: un personaggio in cerca di autore.
agosto 21
21:43 2019

È ormai più di un anno che l’Italia è “Salvini dipendente”. È più facile definire dove non lo si trova che elencare le presenze giornaliere, ferie comprese. L’individuo aggrega tutti gli scenari italiani, ha rubato la presenza TV allo stesso Berlusconi, con i social supera i Cinque Stelle e lo stesso Grillo, non vi è manifestazione senza la sua presenza (anche per una partita a carte), non esiste problema governativo ministeriale che non voglia risolvere, il suo mantra: difesa ed immigrazione. Sparla di tutti e tutto pronto ad esprimere il contrario subito dopo, di solito siamo noi che non capiamo ed i giornali che montano storie, Lui ha soltanto interesse nel “fare”. Un grande religioso, rosari e preghiere sostituisce anche il Papa, non mangia i bambini come i comunisti, con spada e scudo difende i confini dagli invasori, fautore delle nuove crociate. Ora ha delineato la sua linea: datemi il potere e risolvo i problemi. Mi sembra di averlo già sentito.

La storia è una casualità che tende a ripetersi, particolarmente se si dimentica il passato o si travisano i fatti storici. Il caso vuole che ci avviamo verso il ventennio del XXI secolo, cento anni dopo l’inizio del ventennio del XX secolo. È evidente la differenza degli eventi. Cento anni or sono terminava la prima guerra mondiale, gli stati generali d’Europa invisi a Re e Imperatori, sterminavano intere generazioni in nome della patria e del diritto territoriale. Successivamente la nascita del nazi-fascismo evidenziava nel sovranismo l’appartenenza alla razza, e la riconquista dei territori. Trascorsi gli anni delle guerre l’Europa propone un tentativo di unione territoriale e monetaria. Vi sono molte incomprensioni nello sviluppo unitario che deve individuare le negatività e correggerle negli interessi dei cittadini e non delle singole nazioni. L’Unione ha fatto sì che le nuove generazioni si scambiassero esperienze e culture sociali, crescendo in un contesto internazionale privo di confini e interessi nazionali.

In Italia il Parlamento nei partiti Lega e M5S, si sono allineati con i paesi dell’est (ex URSS) per la promulgazione di leggi “raziali” anche se camuffate come leggi dello stato per la difesa del territorio e dei cittadini. I vari divieti imposti alla società ed ai cittadini come: divieto di ingresso nelle acque territoriali; divieto di attracco nei porti italiani; di sostare in determinati ambienti; di impedire la libertà di culto edificando luoghi di preghiera; di iscrivere bambini alle scuole e mense senza presentare lo stato patrimoniale (non richiesto agli italiani); e molte altre indicazioni rivolte solo ad alcune società straniere. Così con piccoli passi cento anni fa ebbe inizio quello che diventerà il più grande dramma dell’Umanità: le leggi razziali. È di questi giorni che il Pontefice Francesco dichiara di essere “preoccupato perché si sentono discorsi che assomigliano a quelli di Hitler nel 1934″.

È iniziata la campagna elettorale (se mai fosse finita in questi anni) e le promesse di un nuovo sviluppo, di un nuovo benessere è sulla bocca di tutti. Viene da chiedersi, per quel che c’è nella nostra memoria, se questo non ci è stato detto anche nelle elezioni degli ultimi venti anni. Ora e solo ora i politici tengono in mano la risoluzione di tutti i problemi dei cittadini, poi c’è ne è uno che ne ha di più. Per esempio: potremmo spalmare il nostro debito pubblico in 80 anni, come fatto dalla Lega per i 49 milioni da restituire agli italiani; evitiamo di pagare tasse e bollette, fra qualche anno la “pace fiscale” ci offrirà di pagare non il dovuto con gli interessi, bensì di ravvedersi con uno sconto anche dell’80 %. Stampiamo pezzi di carta e sopra ci scriviamo la cifra che ci fa comodo (lo abbiamo già fatto molti anni fa) risolto il problema economico; basta con i neri che ci rubano il lavoro, andiamo noi italiani a raccogliere arance, pomodori, patate, uva e altri ortaggi per 3 euro l’ora. Molte altre promesse, mentre ci sono fabbriche che chiudono, altre che fuggono nei paesi dell’est (nostri alleati), il manifatturiero che si blocca nell’anno in corso, l’artigianato divenuto un fantasma assalito da una burocrazia che chiede ma non protegge il lavoro.

E i rappresentanti dei partiti cosa ci espongono nei comizi, nelle TV e nei discorsi di bar. Inciucio, attaccati alla poltrona, un nuovo governo delegittimato senza un nuovo voto (abbiamo votato da poco più di un anno). È probabile che i nostri politici non conoscano il nostro ordinamento. Siamo una “Repubblica Parlamentare” luogo legittimato a proporre un Governo ed a legiferare. Se parliamo di inciucio che cosa è il contratto Lega – M5S due rappresentanze incompatibili, solo accordi di interessi privati, ovvero un inciucio. Riduzione dei parlamentari (ovvero tagliare poltrone sotto il culo dei partiti), bocciato il referendum ci hanno promesso che in pochi mesi avrebbero risolto il sovrannumero dei parlamentari, oggi vogliono nuove elezioni senza aver cambiato nulla dopo il 4 dicembre del 2016, quante poltrone a disposizione. Riguardo un nuovo Governo delegittimato non credo si elegga nei bar, bensì in un Parlamento eletto dai cittadini e con pieni poteri governativi e legislativi. Inoltre lasciate perdere il Presidente Mattarella, tutti lo reputano con stima e arbitro della politica nazionale, salvo denigrarlo il giorno in cui promulgherà decreti contrari alle proprie richieste, è sempre stato così.

Sono sempre stato favorevole alle Regioni e di conseguenza ad una autonomia regionale. È bene però che questo non sia il disfacimento della Repubblica, con un ritorno a feudi e ducati stile Medio Evo. Gestire la propria regione economicamente, nelle necessità locali, nella gestione tradizionale e per interventi regionali è inoppugnabile. Diversamente lo è nei riguardi degli interessi nazionali come: la gestione degli indirizzi della scuola; nella gestione delle risorse nazionali; nei rapporti internazionali della comunità italiana; nell’unicità della lingua (dialetti a parte che vanno difesi ed anche scolarizzati), e molti altri interessi nazionali e di solidarietà tra le varie regioni. Questo non è previsto nella riforma della Lega. Solidarietà a parte e qualche piccola concessione, le regioni del nord intendono un’autonomia totale. Sostanzialmente la Lega dopo aver rinunciato alla divisione della nazione, propone una famiglia dove i 20 figli pensino ognuno a se stesso, pur restando nella stessa abitazione, con gli stessi oneri ma con diversi modi di vivere e gestire l’intera utenza. È forse il caso di meditare sulle grandi proposte della Lega, “sempre pronta alle armi” siano esse di qualsivoglia natura.

 

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