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LUCA LEONI: VIAGGIO NELL A STORIA E NELL’ARTE NELLA SUA RECENTE FATICA LETTERARIA

LUCA LEONI: VIAGGIO NELL A STORIA E NELL’ARTE NELLA SUA RECENTE FATICA LETTERARIA
Agosto 03
08:49 2022

 

Un autore, Luca Leoni. che fa del passato un onirico viaggio a occhi aperti: già nell’introduzione del suo “Ritratto d’ignoto committente in una Crocifissione quattrocentesca”ed. Controluce 2022 entra in contatto con sconosciuti avi dei quali percepisce essenza: emozione che penetra nel suo sentire, ignorando l’oblio che essi sembrano richiedere, eteree, ologrammatiche figure per le quali egli prova un riverente rispetto.
Nasce lontana nel tempo la lunga ricerca storica che porterà l’autore a raccogliere tesori nascosti tra polverose carte di archivio e, come nel suo libro del 2008 dedicato a Domenico Tojetti, galeotta fu sempre l’arte e chi, volontariamente e non, ne ebbe contatti.
Una scena della Crocifissione della Bottega di Antoniazzo Romano risalente al 15° secolo – che decorava l’abside dell’antica chiesa di Santa Maria dell’Orto e presente oggi nel Museo Diocesano di Velletri – lo colpisce dodicenne: al centro dell’affresco la Croce; ai lati quattro figure, tra le quali, a sinistra vicino alla Madonna, un uomo genuflesso volto verso la Croce in preghiera, con un copricapo tra le mani giunte. Sullo sfondo un paesaggio montano con prospettive legate al colore.
E’ proprio osservando l’immagine di quell’uomo sconosciuto, l’ignoto committente, che Luca Leoni si lascia avvolgere dalla corrente che richiama l’immortale Poeta: Fatti non foste…
Tra le righe par di vedere l’autore veliterno che si getta a esplorare l’ignoto mare della conoscenza… e pensare che la risposta giace scribacchiata con scrittura illeggibile di un notaio frettoloso!
Chi era quell’uomo canuto dallo sguardo ceruleo rivolto verso la croce, con un profilo deciso e lineare?
Si lascia avvolgere dalla storia, Luca Leoni: una Velletri terra di mezzo tra lo Stato del Papa e il Regno di Napoli nel XV secolo.
Tra le righe del certosino lavoro di Leoni restano sospese come note sul pentagramma, verità e osservazioni che solo in apparenza sembrano scivolare nell’ovvietà: il ritratto è una sfida alla morte, un restare per sempre vivi nella memoria, immortalando.
E lui, l’ignoto, è lo straniero in terra veliterna: si chiamava, secondo un documento del 1636 conservato negli Archivi Riuniti della Diocesi di Velletri-Segni, Santino Vanali (o Vannali), bergamasco, benefattore.
Ma non si ferma qui, con questa apparentemente semplice vittoria il grande lavoro dell’autore. E’ per raggiungere questo traguardo che la storia si fa presente ai suoi occhi e lui ce la rende palpabile, tangibile, nel corso dei lunghi anni trascorsi tra polverosi documenti, libri di pregevole nicchia e opere d’arte che aprono squarci sui luoghi trasformati dal tempo e dalla storia.
Il linguaggio rigoroso dello storico si alterna a quello colloquiale di un autore innamorato della sua terra e dell’arte, in possesso di un invidiabile bagaglio culturale.
Emergono proprio dagli affreschi, scene di vita che aprono al sociale di un lontano passato, presentando per esempio l’importante Corporazione dei Boattieri che gestiva trasporti con i buoi e condivideva con la Corporazione dei Balestrieri il potente, prestigioso ruolo finalizzato al benessere cittadino.
Piccola repubblica con un proprio Statuto ben gestiva, Velletri, il rapporto con Roma; aveva un piccolo esercito e un’autonoma gestione politica. Si dipana la storia veliterna tra le pagine dell’opera di Leoni, tra battaglie e vittorie, alleanze, epidemie e ipotesi, tante ipotesi che l’onestà intellettuale dello scrittore porta poi ad accantonare, non senza però prima aver arricchito l’opera d’interessate cultura storica.
E’ l’umiltà che gli viene dalla scrupolosa deontologia di storico che ce lo fa vedere nella più spiccata umanità di ricercatore, studioso che non si arrende e alimenta senza risparmiarsi la propria curiosità.
Arte e storia sono sempre strettamente connesse tra le pagine del suo libro, ricco di preziose illustrazioni a colori, e lo spingono a ipotizzare una fede dello sconosciuto committente, sconvolta dal dolore per lutti subiti a causa della peste causata dall’esondazione del Tevere nel 1475: il suo è uno sguardo a un Cristo crocifisso, non risorto.
Il convento di Santa Maria dell’Orto – dal latino ortu inteso come parto, non come terreno coltivato, specifica l’equivoco, l’autore – e la comunità agostiniana, indipendente per volere del Pontefice Eugenio IV: fanno da sfondo logistico agli artisti della Bottega di Antoniazzo Romano che realizza la Crocifissione; Leoni non tralascia la storia che vede gli Agostiniani lombardi giungere a Velletri con un seguito laico e stabilirsi a Santa Maria dell’Orto, consolidando nel tempo, potere e ricchezza.
Un’icona quella di Santa Maria dell’Orto del XIII – XIV secolo, di autore ignoto, conservata nel Museo Diocesano veliterno, che fa parte del ciclo delle Madonne giunte in volo dall’Oriente, dopo la caduta dell’Impero romano.
Conclude Luca Leoni quest’opera, riferendosi all’ignoto committente – probabilmente un banchiere lombardo – e citando Leon Battista Alberti: il viso di chi è già morto, per la pittura vive lunga vita. Inginocchiato ai piedi della croce immortala la sua salvezza, esprimendo nello sguardo la serenità di chi, lasciando i suoi beni e vestendosi di spiritualità, abbraccia la certezza della vita eterna.
E, pur ignoto, la sua figura ha attraversato secoli, rivivendo ora anche tra le pagine di questo prezioso libro che, sono certa, invoglierà il curioso e interessato lettore a visitare il Museo veliterno per incontrarlo personalmente.
Rita Gatta

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