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Mali della società disgregata

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Mali della società disgregata

Mali della società disgregata
Novembre 17
14:43 2013

Felice-CasoratiImparare dal passato per non morire in solitudine.
Viviamo nell’era della tecnologia all’avanguardia, con validi e veloci mezzi di comunicazione, ma viviamo soli. La solitudine sta invadendo la quotidianità e i campanelli di allarme sono tanti. Capita, sempre più spesso, di leggere sui quotidiani casi di persone morte nella propria abitazione e ritrovati solo dopo giorni, quando ormai i gas si fanno sentire nel vicinato. Come è successo in Lombardia, a Vigevano, provincia di Pavia. Una donna di 64 anni si è spenta mentre era seduta sulla sua poltrona, tra le pareti di una casa in cui viveva solo con il proprio cagnolino.

Un amico che ha vegliato accanto al suo cadavere per una settimana, senza mangiare e senza bere, fin quando non è stato dato l’allarme e i soccorritori si sono introdotti nell’appartamento per verificare quanto ormai si sospettava. Una triste fine di chi vive in questa società in cui molti valori sono ormai in disuso. L’affetto umano non va più di moda, sono rimasti solo i beni di affezione, i nostri amici a quattro zampe gli unici capaci di trasmettere affetto. È naturale che in tutti questi giorni nessuno abbia chiamato al telefono la signora anche solo per chiederle come stava, che nessuno abbia sentito la sua assenza? Solo il fastidioso odore che emanava inquietudine ha destato curiosità. Ancora una vita spenta come tante altre, quella di un signore trovato morto mesi fa nel bagno, ed anche in questo caso l’allarme era stato dato dai vicini, quando gli odori avevano infestato il pianerottolo. Viviamo in una società in cui difficilmente si saluta chi ci sta intorno, fenomeno molto più diffuso al nord che al sud dove si sono conservati valori affettivi verso i propri familiari ed attenzione per gli estranei. Diceva bene il Verga nel romanzo “I Malavoglia”: le famiglie sono come una mano e ognuno ha il suo ruolo, dal più grande al più piccolo. Tradizioni siciliane che tanto hanno da insegnare. Quando ancora esistevano le famiglie non si verificano casi di solitudine. Gli anziani moribondi giacevano sul loro letto, attorniati dai parenti, con il coro delle preghiere e il prete del paese al capezzale per l’ultima confessione, in attesa dell’estrema unzione. Espressioni di civiltà, ricchezze sentimentali di un passato che è solo un ricordo; ormai viviamo in una società in cui la crisi ha colpito anche la sfera emotiva e ci circonda di niente. Finché siamo in tempo dovremmo rispolverare alcune tradizioni popolari, magari leggendo o rileggendo il romanzo dei Malavoglia, apprezzando meglio la terra di Sicilia, da molti non conosciuta e non amata.

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