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“Manifesto delle Città del Vino”

Marzo 01
02:00 2007

Il nuovo “Manifesto per una vitivinicoltura di qualità” ha già un sostenitore di altissimo profilo: il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. In un messaggio alle Città del Vino, che oggi hanno celebrato in Campidoglio la cerimonia dei “20 anni” dell’Associazione, Napolitano ha espresso la sua adesione simbolica ai principi dichiarati nel “Manifesto”, sottolineando che “rappresenta un passo importante per promuovere una produzione vinicola di qualità, frutto di un’enologia avanzata e al contempo legata al territorio e alle migliori esperienze nazionali”. Nel messaggio indirizzato al Presidente di Città del Vino, Valentino Valentini, il Presidente della Repubblica Napolitano ha ricordato inoltre che “l’impegno di oltre 500 Comuni, cui si uniscono molte altre istituzioni locali, rappresenta un segno concreto di come la produzione vinicola rappresenti non solo un comparto di grande rilievo economico, ma un elemento distintivo dell’immagine e della tradizione italiana nel mondo. Auguro un pieno successo allo sforzo di Città del Vino – ha aggiunto Napolitano – per promuovere e valorizzare le grandi risorse ambientali, storiche e turistiche dei territori del vino, assieme allo sviluppo economico e sociale. In questo quadro il Manifesto per la vitivinicoltura di qualità rappresenta un passo importante”.
Il Manifesto delle Città del Vino
L’Associazione Nazionale Città del Vino propone all’attenzione del mondo del vino e dell’opinione pubblica questo manifesto in difesa della vitivinicoltura di qualità, dei vitigni antichi e autoctoni, delle buone pratiche enologiche, dei paesaggi del vino e degli ambienti rurali, contro l’omologazione dei vini e dei gusti, per l’affermazione di principi etici e salutistici che siano al centro delle politiche europee, nazionali e locali.
Il vino è un prodotto culturale, non una bevanda anonima senza storia e territorio.
La proposta della Commissione europea sulla Ocm vino (Organizzazione Comune di Mercato) introduce elementi positivi – produrre meno per competere meglio – ma con forti contraddizioni; rischia di mortificare la dimensione culturale, sociale, economica e ambientale della viticoltura.
I paesaggi del vino sono opere da tutelare, non vigneti da estirpare.
La nuova Ocm vino prevede un taglio di 400 mila ettari di vigneto in Europa. Un pezzo importante della viticoltura europea rischia di sparire. Molte viticolture – soprattutto quelle difficili di montagna e delle isole – vanno rilanciate e con esse va tutelato l’ambiente viticolo e il paesaggio.
I mestieri del vino sono un patrimonio da custodire.
Il vino buono è un prodotto della terra che porta i segni di conoscenze consolidate e maturate nel corso del tempo. I mestieri del vino vanno promossi tra le nuove generazioni per favorire il ricambio professionale e l’aggiornamento, il mantenimento dei saperi e dei redditi di quel mondo rurale che vive di vitivinicoltura.
Il vino buono è lentezza e saggezza, non un prodotto da fabbricare in fretta.
La Commissione europea ha autorizzato l’uso dei trucioli, una pratica enologica che consente di dare al vino un “falso” aroma di legno, abbattendo tempi e costi. Ma il vino buono non si fa così. Le buone pratiche enologiche devono restare al centro dell’attività delle aziende vitivinicole.
Onesto è quel vino che si svela.
Il nuovo regolamento sui trucioli non prevede l’obbligo di indicare in etichetta il loro impiego: pertanto il consumatore non saprà, e quindi non sarà in grado di scegliere, mentre i produttori che intendono avvalersi di pratiche enologiche “tradizionali” saranno penalizzati da coloro che applicano pratiche furbette.
Il vino onesto è un prodotto della terra.
La terra produce sempre valori positivi. È la risorsa naturale che i vitivinicoltori saggi sanno come far emergere nei loro prodotti. Il vino buono si fa in vigna, non si fabbrica in cantina.
I vitigni autoctoni sono la varietà, una polizza contro l’uniformità.
L’Italia è ricca di vitigni antichi e autoctoni, un prodotto unico della terra. Ma il mercato del vino tende a impiegare solo alcuni vitigni e quindi a dimenticare la terra e la sua biodiversità.
La ricerca sul vino fa bene alla salute. Bere sì, ma bere bene.
Va promossa l’educazione al bere bene con moderazione. Programmi educativi nelle scuole e nelle università possono sviluppare consapevolezza intorno ai valori positivi del vino e della terra. La ricerca scientifica sul rapporto tra vino e salute va sostenuta, potenziata e sistematizzata. La divulgazione scientifica è necessaria per informare sul corretto consumo di vino a fini salutistici.

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