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Maria Montessori e il suo innovativo modello pedagogico

Maria Montessori e il suo innovativo modello pedagogico
Novembre 11
16:29 2009

Maria MontessoriMaria Montessori, grande medico e pedagogista vissuta a cavallo tra il XIX e il XX secolo, nasce a Chiaravalle (Ancona) il 31 agosto 1870, da Alessandro e Renilde Stoppani. Pochi anni dopo si trasferisce con la famiglia a Roma, divenuta da poco capitale. Qui decide di dedicarsi agli studi scientifici ma incontra le resistenze dei familiari che la vorrebbero vedere dedita ai lavori domestici: in quei tempi è inusuale che una donna si dedichi agli studi scientifici ed entri a far parte degli ambienti accademici. Tuttavia, andando contro le aspettative dei genitori, si iscrive alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università La Sapienza operando una scelta che la porterà a diventare, nel 1896, una delle prima donne laureate in Medicina dopo l’Unità d’Italia. L’ambiente di studio non è dei migliori: il mondo accademico, formato esclusivamente da uomini, non accoglie a braccia aperte quella ragazza desiderosa di apprendere, prendendosi gioco di lei. Il carattere sì forte ma anche estremamente sensibile della Montessori resterà segnato da queste vicissitudini negative, tanto che non arriverà mai a sposarsi. Ottenuta la nomina di assistente presso la clinica psichiatrica dell’Università, si dedica al recupero dei bambini affetti da problemi psichici – da lei definiti ‘anormali’ – sviluppando un vivo interesse per la letteratura scientifica francese del primo Ottocento a proposito dei casi di fanciulli selvaggi e, in particolare, per gli esperimenti educativi tentati da Jean Marc Itard. Inizia così ad occuparsi di bambini disabili e intorno al primo Novecento conduce una ricerca nel manicomio romano Santa Maria della Pietà, dove sono internati adulti affetti da turbe psichiche ma anche numerosi fanciulli con problemi psichici costretti a vivere nella più totale privazione affettiva. La studiosa, grazie all’acume e alla grande sensibilità che la contraddistinguono, comprende subito che i metodi di recupero impiegati con queste persone non tengono conto delle loro potenzialità psico-fisiche e decide di porvi rimedio. Dopo numerosi anni di studi, osservazioni sul campo e tentativi, la Montessori elabora un nuovo metodo di istruzione per fanciulli disabili basato sull’assurto di base che tutti i bambini presentano fasi di crescita differenziate all’interno delle quali sono più o meno propensi ad imparare alcune cose piuttosto che altre. Da qui l’idea di differenziare i piani educativi e di apprendimento in relazione alle reali possibilità di ciascun fanciullo; quella che al tempo costituiva un’innovazione, può sembrare oggi scontato ma occorre ricordare che la formulazione di questo nuova concezione dell’educazione ha richiesto tempo per svilupparsi ed affermarsi all’interno della storia del pensiero pedagogico.
Nella prospettiva montessoriana, il bambino è percepito come un embrione spirituale nel quale lo sviluppo della mente si associa allo sviluppo biologico. Nello sviluppo psichico sono presenti dei periodi sensitivi, definite nebule, nei quali si acquisiscono determinate abilità. Al posto dei tradizionali metodi educativi, che includevano la lettura e la memorizzazione attraverso la ripetizione meccanica dei contenuti del sapere, la pedagogista istruisce i bambini mediante l’impiego di strumenti e materiali concreti da toccare e manipolare. Durante una prova, svoltasi sotto il controllo di un’apposita commissione esaminatrice e della Montessori stessa, i bambini disabili ottennero un punteggio più alto rispetto a quelli normali: perché dunque non applicare tale metodo anche con i soggetti normodotati? Risale al 1907 l’apertura della prima Casa dei bambini nel quartiere San Lorenzo, nella quale ad essere ospitati non sono soggetti affetti da deficit ma i figli delle persone che vivono nelle borgata.
Da quanto scritto in un documento redatto dall’Istituto Montessori stesso “la questione dei bambini con gravi deficit si doveva ridurre con procedimenti educativi e non con trattamenti medici. Per Maria Montessori i consueti trattamenti pedagogici erano irrazionali perché reprimevano le potenzialità del bambino invece di aiutarle ad emergere; ecco quindi l’educazione dei sensi come momento preparatorio per lo sviluppo dell’intelligenza, poiché l’educazione del bambino, allo stesso modo di quello portatore di handicap, deve far leva sulla sensibilità”.
Tra le maggiori opere redatte dalla pedagogista si ricordano Il metodo della Pedagogia scientifica applicato all’educazione nelle Case dei Bambini (1909); Manuale di Pedagogia scientifica (1921); La scoperta del bambino (1950).
La portata innovatrice della pedagogia montessoriana ha comportato da parte degli studiosi considerazioni sia positive che negative. Di solito ad essa viene rimproverata una certa rigidità circa l’educazione dei sensi e l’uso dei materiali, la scarsa importanza attribuita al disegno e alla creatività. È stato anche sottolineato un certo isolamento del bambino montessoriano rispetto al contesto sociale, un’enfasi eccessiva rispetto alle dimensioni dell’ordine e del silenzio. Occorre tuttavia anche riconoscere che il montessorismo è ancora vivo in moltissimi paesi al mondo.

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