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Monte Compatri – INCONTRO INTERNAZIONALE DI TEATRO E DI EDUCAZIONE ARTISTICA.

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Monte Compatri – INCONTRO INTERNAZIONALE DI TEATRO E DI EDUCAZIONE ARTISTICA.

Monte Compatri – INCONTRO INTERNAZIONALE DI TEATRO E DI EDUCAZIONE ARTISTICA.
14 Luglio
12:07 2019

Il 21 giugno 2019, presso il Tinello Borghese in Monte Compatri, dalle ore 17.00, si è tenuta la CONFERENZA INTERNAZIONALE “Il teatro dell’Oppresso come strumento di analisi sociale o il teatro come mezzo di impatto ed educazione nei contesti ad alto rischio e dispersione sociale”. Regione Lazio, Comune di Monte Compatri, organizzato da DOC l’arte si fa valore e ideato da Iustumò, il teatro dell’oppresso come strumento pedagogico contro i disagi presenti nelle periferie d’Europa “in un contesto di scambi culturali e relazioni” dove l’educazione parte dall’ambito familiare, sociale e scolastico. La dimensione artistica in riferimento all’educazione pedagogica dove importante è distinguere se i destinatari siano obbligati all’adesione progettuale o se essa si presta spontanea. La parola chiave risulta essere “partecipare” dove il senso di questa partecipazione, ossia il prendere parte, è la domanda cardine del pedagogo. Perché si partecipa? Per obbligo o per curiosità? Spesso il pedagogo impone al gruppo la sua idea di partecipazione. Nel teatro dell’oppresso lo spettatore non è passivo ma parte attiva in quanto partecipa avendo la possibilità di replicare e il pedagogo con il giovane “negozia” la sua partecipazione. La pedagogia dell’oppresso come libertà, partecipazione, insegnamento a pensare, “desiderio di cambiamento all’interno delle persone”, visione sociale del problema per capire la causa dell’aggressione. Il teatro sociale, popolare, si sviluppa in Argentina per individuare strumenti popolari contro la dittatura, cercando di dar voce a parti marginali e silenziose della società, renderle attive e partecipi. Pertanto il teatro come strumento che utilizza il linguaggio dell’essere umano per fare un dialogo sociale; specchio della società dove il teatro dell’oppresso ci permette di “entrare nello specchio” e cambiare ciò che non ci piace. Il contrario del dialogo è il monologo dove la società risulta “monologante” e il teatro risulta essere una forma di ribellione “spazio vuoto che si riempie”. L’essere vuoto risulta lo stato della frustrazione e il teatro aiuta nel riscoprire se stessi: dare voce all’interiorità per scoprirsi e non essere influenzati dall’esterno dove “attraverso il teatro io e i miei amici possiamo esprimere ciò che altrove non riesco a esprimere, mi sento libero”. Scampia, da dove provengono alcuni ragazzi, risulta essere un “territorio difficilissimo ma il quartiere sta crescendo e c’è anche una bellissima sala di teatro”. Il teatro quindi come trasformazione dall’oppresso al non oppresso. Emersa una delle problematiche attuali del mondo giovanile: la marginalizzazione dovuta alla mancanza di caratteristiche individuali quali la bellezza, la ricchezza, ecc. e l’eccesso. Infatti, è stato presentato l’impegno sociale di presenti in un paese scozzese dove l’eccesso di ricchezze si è ripercosso in assenza di stimoli personali, la nascita di vizi e lo scoprire il proprio valore, e le loro capacità, sono il cammino per uscire dalla quiescenza. Definito l’educatore come colui che utilizza l’affetto, l’amore come strumenti educativi e l’impegno che richiede il teatro: “cervello, cuore e culo”. Man Mano che lo spettacolo prende forma, ci si accorge dell’impegno profuso, della fatica per realizzare l’attività collettiva il cui collante che lega la compagnia è la responsabilità. Insegnamento dell’arte come affidamento al maestro, aiuto reciproco e comprensione che qualsiasi cosa può essere appresa traducendosi in un beneficio di utilità magari da inserire in un contesto più ampio, europeo. Scambi con l’Europa, spirito partecipativo per una crescita in un ambiente sano. Per tale attività ci vuole passione, amore e partecipazione come antidoto.

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