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Nessun posto è bello come casa mia

Gennaio 26
23:00 2015

Illustrazione di W.W.Denslow, 1900Manca solo l’Omino di Latta e il Leone Codardo: tra inni alla gioia, studenti che studiano e bandiere a dodici stelle che garriscono serene, sembra di stare nel fantastico mondo di Oz. È invece l’Europa, che da mesi mette in scena sé stessa con massicce dosi di pubblicità, una vera cura da cavallo inferta ai suoi cittadini, rappresentandosi di volta in volta come oasi di pace, di lavoro, di benessere.

Erigendo tra le righe, non sappiamo quanto inconsapevolmente, steccati e frontiere virtuali tra un noi e un loro non ben definito, in un crescendo di spocchia che in certi momenti ricorda la cialtronesca megalomania del Sordi-Marchese del Grillo.
Se la potenza di fuoco profusa in questa evidente operazione di marketing ha siffatte caratteristiche, vien da pensare che qualcosa indubbiamente non vada. Sembra che il prodotto, l’articolo, alla fin fine non piaccia del tutto, non riesca a incontrare, come dire, i gusti dei consumatori. Un’azienda seria lo avrebbe già ritirato dal mercato, con tante scuse. L’azienda Europa, al contrario, tira dritto come nulla fosse, incurante dei numerosi segnali d’allarme e dei suoi 24 milioni di senza lavoro.
La campana viene suonata ora anche da noti economisti mainstream, quelli che, come Luigi Zingales, definivano il libero mercato come il migliore dei mondi possibili e che solo adesso, a piccole, impercettibili retromarce, iniziano a esprimere dubbi sulle politiche economiche e finanziarie fin qui adottate da Bruxelles e dalla Bce. Politiche che nemmeno tentano di affrontare, o almeno intaccare, la disoccupazione di massa del continente, ma che puntano al contenimento del deficit pubblico al 3%, a far pagare debiti oramai divenuti inesigibili, a ‘riformare strutturalmente’ quegli Stati, periferici, che faticano ad adeguarsi al tipo di musica che proviene dalla Germania. E ‘fare come la Germania‘ fu, guarda caso, l’invito esplicito contenuto nella relazione di Veltroni al Convegno del Lingotto nel 2011, ultima tappa dell’infinita Bad Godesberg del Pd, prima della serie delle Leopolde. Interessante rileggerla quattro anni dopo, alla luce dell’approvazione del Jobs-Act e dei richiami di fine-mandato di Napolitano, che chiede «collaborazione» ai sindacati al fine di salvaguardare la pace sociale. Oltre ai frequenti ossimori e agli inevitabili espedienti retorici presenti in quella relazione, i riferimenti all’invidiato miracolo tedesco e alle misure prese dal governo rosso-verde di Schröder e Fischer erano numerosi ed entusiastici. C’era già chi, in Italia, guardava a quel modello vincente e confidava in un’uscita alla tedesca dalla crisi, sapendo già il prezzo da pagare e con quali metodi raggiungerlo. In Germania occorsero sterzate autoritarie e leggi appropriate per dare seguito a una Costituzione scritta sotto dettatura degli Alleati e molto lontana dallo spirito democratico di quella italiana. In quest’ottica non possono considerarsi pure coincidenze l’incontro di metà dicembre al primo Italian-German High Level Dialogue tra il presidente della Repubblica Federale, il pastore Joachim Gauck, e Napolitano, la lotta all’ultimo sangue contro quel che rimaneva dell’articolo 18, il tentativo di approvare una legge elettorale in odor di truffa e gli appelli allo spirito di corpo e al fare comunità: costituiscono, nei desiderata del Presidente uscente e del cattolicissimo segretario-premier, una volontà di trasformazione o, ci si passi il termine, di assurda transustanziazione laica del pane (il lavoro) e del vino (la società italiana) in corpo e mentalità tedesca. La Germania portata come esempio di dinamismo, con le sue industrie che filano come locomotive e il basso tasso di disoccupazione, senza farsi troppe domande, e finalmente così cambiare verso a un’Italia fannullona e piena di iettatori. Tutto va in quella direzione senza badar troppo per il sottile, in un’Europa che ha già tutte le sembianze di una caserma.
There’s no place like home! bastava esclamare a Dorothy per fuggire dal regno di Oz. Temiamo che, nel nostro caso, non basterà.

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