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No alle “case chiuse” si alle “famiglie aperte”

Marzo 02
10:14 2019

Matteo Salvini sta mettendosi in mostra a tutto campo, da quando è diventato ministro dell’Interno (forse sperando di raccogliere ulteriori consensi in vista di ipotetiche prossime elezioni) e lancia tutta una sequela di sconce proposte. Ma temo soprattutto per una sua boutade profferita recentemente riguardante la legalizzazione della prostituzione, ovvero la riapertura delle “case chiuse”. 

Trovo questa proposta alienante e segnale di una retromarcia sociale che se venisse attuata porterebbe indietro la nostra società al tempo del papa re (il primo che legalizzò il commercio carnale a fini impositivi).

Vivendo nella società malsana in cui viviamo gli ottimizzatori finanziari ed i politici considerano la prostituzione una voce del PIL, quindi per essi se la prostituzione esiste è meglio “regolamentarla”, ovvero “legalizzarla” per un suo miglioramento utilizzativo, esattamente e coerentemente come stanno cercando di fare per il consumo di droga, e cioè: se il tabacco e l’alcol vengono regolarmente venduti e tassati per quale motivo accettare questi e non legalizzare l’altra?

Perché mantenere sacche incontrollate di mercato abusivo, di cui si avvantaggia solo la mafia? Meglio che sia tutto legale e controllato… Ma questa è una visione “utilitaristica” che posso comprendere ma non condividere…

Ma tornando al discorso della prostituzione, se si sente la necessità della promiscuità sessuale sarebbe preferibile la costituzione di famiglie aperte ed allargate. E questo vale sia per le esigenze di uomini che di donne senza sperequazione alcuna. Insomma nella sessualità e nella libertà personale, che non nuoccia agli altri, ci vuole elasticità, ferme restando le attenzioni per le fasce sociali più deboli, come i minori.

D’altronde se osserviamo le abitudini sessuali dei nostri “consanguinei” primati antropomorfi scopriamo che spesso la promiscuità è preponderante… ed è un fatto perfettamente naturale. Come è naturale, e lo è da tempo immemorabile (sia per l’uomo che per gli animali) l’uso di sostanze inebrianti. Persino nella religione cristiana il vino è considerato elemento sacrale, come l’uso della ganjia lo è nell’induismo.

Ma non ha senso legalizzare la pratica del meretricio solo perché si sente il bisogno di ricavare entrate dal “turpe mercato”, come non ha senso degradare la società attraverso lo smercio “certificato” di droghe od il gioco d’azzardo legale.

Scrivevo in calce ad un mio articolo di ecologia sociale: “La soluzione per lo scollamento sociale in corso sta nel superamento dei modelli consumistici, in primis, per ritrovare in una socialità aperta nuove espressioni per la solidarietà umana, contemporaneamente abbandonando il permanere nei grandi agglomerati urbani e rinunciando ai parossismi culturali (musiche preconfezionate, televisioni, sport idioti, giochetti virtuali, etc) in modo da ricreare in noi lo stimolo primario della gioia di vita e la capacità creativa per produrre qualcosa che abbia lo spirito del necessario e del bello”.

Paolo D’Arpini

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