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Noi siamo quelli

Agosto 27
08:47 2010

Legato con lo spago sulla scarpa da tennis consunta di fabbricazione cinese uno specchietto scrostato, di quelli da borsetta da donna di forma rettangolare e senza cornice, è l’ultimo modello di antifurto portatile per proteggere un banco al mercato settimanale dalle mani lunghe di piccoli arraffatori di miseria. Inventiva, quanto ci vuole per sopravvivere in questo mondo di ladri. Il banco si trova sotto un grosso ombrellone quadrato, che ripara dal sole e stabilisce la metratura della rivendita ambulante in cui la merce ammucchiata viene rivoltata per la scelta, nella confusione tipica del mercato.

Inventiva, genialità, spirito di conservazione di un popolo come quello napoletano sempre sull’orlo del baratro e sempre risorgente, che dalle dominazioni subìte è riuscito a trarre un’indipendenza tutta propria, simpaticamente canagliesca. Eredi di Masaniello, mitico rivoluzionario a capo dei “Lazzaroni” contro il malgoverno che però non si era capito bene da chi fosse rappresentato, e di grandi grandissimi personaggi di cui facciamo un nome per tutti, Eduardo De Filippo, i napoletani acchiappano la vita e se la sistemano addosso come una pelle di ghepardo e cambiano tattica secondo come si mette la caccia del vivere quotidiano, e in qualche modo se la cavano sempre, anche se a prezzi che solo loro sono capaci di pagare senza perdere il gusto di campare.

Una scarpa logora di qualità scadente, tre giri di spago attorno a uno specchietto macchiato, quell’aria felina che li fa sbadigliare mentre architettano piccoli innocenti imbrogli e difese inoffensive, i napoletani maestri di tarantella e del tirare a campare, si alzano la notte alle tre, si fanno la tirata col furgone carico di merci e qualche volta anche di figli, e al mattino aprono l’ombrellone e cominciano la giornata, col lettore amplificato e le canzoni di Nino D’Angelo e di Gigi D’Alessio, ma anche quelle di Mario Merola, e sarebbe tanto bello se anche Quelli Che Stanno In Alto e non frequentano i mercati rionali per una volta li potessero vedere, mentre al grido di “Uéh, e pure oggi facimme ‘sta guerra stellare” passano all’attacco, sornioni e dritti, e poco importa loro chi governa oggi, tanto hanno imparato nei secoli a sfangarla da soli, razza pura di piccoli mariuoli e grandi arrangiatori, ultimi esemplari di una civiltà in estinzione che ancora si consola dicendo “Piove, governo ladro“.

Dallo specchietto legato sulla scarpa l’ambulante napoletano controlla la sua zona di vendita, perché come sa bene, ed è lo slogan più ripetuto: “non venite a rubare a casa del ladro“, c’è sempre qualcuno che sta peggio degli altri, o che soffre di cleptomania, o che si diverte così, e magari si mette le scarpe nuove ai piedi e lascia nella scatola le sue scarpe vecchie e se ne va, ma c’è chi vigila attraverso uno specchietto che serve – per i curiosi – ad attirare i raggi del sole e divertirsi a fare gli scherzi, che sta lì pronto per difendere la sua roba, il suo capitale di merce e di figli, con un marchingegno che non costa nulla, frutto della creatività figlia del malessere e del malcostume, mentre Quelli Che Stanno In Alto ben altre trappole si inventano per fregarci non solo le scarpe ma anche la voglia di camminare, e non trovano nemmeno uno scugnizzo che gli faccia una volta l’altolà.

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