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“Non siamo tutti Charlie Hebdo”

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“Non siamo tutti Charlie Hebdo”

gennaio 15
07:09 2015

– lettera

“Non siamo tutti Charlie Hebdo”

L’attentato parigino alla redazione di Charlie Hebdo, con tutto il rispetto per le vittime e i non pochi interrogativi… in luogo delle discutibili dinamiche avvenute, riporta, comunque sia, l’attenzione, sull’attività giornalistica della satira, difesa, in queste ore, a spada tratta, dai media, e non solo, di mezzo pianeta; per restare vicini, l’origine di quest’ultima risale, quanto meno,

all’antica Grecia, quale forma d’arte che, in quanto tale, rimanda, in ogni tempo, all’universale relazione, presente in ogni processo di vita-morte-rinascita, comune ad ogni cosa; condizione per cui il “racconto” dell’arte (analogico, metaforico, simbolico, allegorico, ecc. ecc.) oltrepassa, di gran lunga, ogni cronaca, la più vera compresa. L’essenza dell’arte, inoltre, pur rappresentandosi nella specificità e mutevolezza di una forma individuata, contingente e peculiare, richiama in sé l’universalità e l’eternità, immutabile, di un unico processo unitario che si ripete, da millenni, nel mondo, secondo le stesse leggi: insomma, un paradosso. Fin qui tutto bene, pertanto, se i giornalisti-vignettisti europei (e mondiali) fossero, realmente, degli artisti, quindi, prima di tutto, indipendenti e non soggetti alla committenza (…non c’è arte se non c’è libertà), e “impugnassero” l’arte, con equidistanza e centratura, per finalità filantropiche, ma sappiamo bene che, purtroppo, questi non possono esserlo, appunto, in quanto dipendenti di editori che, prima di tutto, per ragioni di mercato, e non solo, all’evidenza, liberi non lo sono; se, in aggiunta, si prende atto che i contenuti di certe opere visive e letterarie, di stampa, che vorrebbero essere fatti passare per satira (…quindi per arte), contengono delle opinioni aggressive, di intento strumentale e oppositivo che si contrappongono, violentemente, a ideologie, credo religiosi ecc., senza rimandi a possibilità sanatorie e conciliatorie degli stessi temi, controversi, denunciati dagli autori, a quel punto, necessiterà valutare se farli rientrare, semmai, nel campo della libertà di espressione (…giammai dell’arte) e, al limite, se il caso lo necessita, in quello della travalicazione della stessa; com’è noto infatti, nella comunicazione, si possono annoverare forme di istigazione, a più livelli, anche gravi, sanzionabili dalle relative giustizie penali. Nella fattispecie, alcune vignette di Charlie Hebdo, a modesto parere dello scrivente, (invito tutti a visionarle in rete) potrebbero rientrare, tuttalpiù e a gran fatica, nella categoria del “cattivo gusto”… se non, addirittura, molto peggio (…”Non siamo tutti Charlie Hebdo”); questo, ripeto, con tutta la pietà per le vittime della strage ed i loro congiunti, e senza entrare nel merito delle motivazioni che l’hanno causata, che non sono, nella maniera più assoluta, all’attenzione della presente.

Trieste, 13 gennaio 2015

Con preghiera di pubblicazione e divulgazione

Fedele Boffoli
info@fedeleboffoli.it
www.Artepensiero.it/Fedele_Boffoli.htm

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