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Non solo a Loreto la Madonna nera è anche a Treia

Non solo a Loreto la Madonna nera è anche a Treia
Dicembre 11
10:53 2021

Madonna Nera conservata a Treia nella chiesa di Santa Chiara

Il Santuario lauretano è sorto nel luogo in cui, secondo la leggenda, la dimora della Vergine Maria sarebbe stata trasportata prodigiosamente dagli Angeli nella notte tra il 9 e 10 dicembre del 1294. Ricordo che persino quando ancora il Circolo vegetariano era ubicato a Calcata durante quella notte si svolgeva una cerimonia particolare. Alcuni officianti armati di tamburi e piatti faceva il giro dell’abitato e delle case sparse per salutare il volo degli angeli che trasportavano la casa di Maria. Da questo si evince che la devozione verso la Madre di Dio è stata sempre sentita presso il popolo.

Quindi il culto della “Grande Madre” è molto vivo non solo a Loreto, ma in quasi tutta l’Italia centrale ed anche a Treia è molto antico… Ai lati del santuario del SS Crocifisso, tenuto da frati Francescani, che sorge sopra l’antico tempio di Iside sono state ritrovate diverse immagini della Dea ed ex voto. Oggi sono conservati nel museo archeologico di Treia.

Leggete le note redatte dalla Pro Loco: http://bioregionalismo-treia.blogspot.com/2011/11/treia-la-sua-storia-tutta-in-un-museo-e.html

Quindi l’antica città di Treia ha conservato la tradizione matristica, sotto forma di culto alla Dea Trea/Iside che poi si trasformò in venerazione della Madonna Nera, di cui ancora si adora una statua originale (ricavata da un sacro tronco di ebano che cresceva nei giardini vaticani a Roma). La prerogativa di questa fede è quella di mantenere la vicinanza fra l’uomo e la natura, nel riconoscimento che la natura stessa è la nostra casa e la matrice di ogni vita.

La statua lignea della Madonna nera di Treia è conservata nell’angolo più antico della Treia medioevale, -dove esisteva una torre longobarda, costruita attorno all’anno 1000- lì c’erano sino a pochi anni fa due conventi di suore, con belle chiese affiancate. Passeggiando su quella strada, durante una escursione con Sonia Baldoni, trovammo un raro albero di senape ben vivo, questa pianta è nominata da Gesù in una sua famosa parabola, purtroppo l’albero non c’è più, qualcuno ha pensato bene di segarlo. E dall’8 dicembre del 2011 non ci sono più nemmeno le suore (che custodivano i due conventi e le due chiese). Ora in uno dei due conventi sono ubicate le scuole comunali Paladini, qui trasferite in seguito ai danni causati dal sisma di alcuni anni fa alla vecchia sede di Via Lanzi. Comunque in una di queste chiese, quella di Santa Chiara, viene tutt’ora conservata la statua della Madonna Nera (si dice che codesta e quella di Loreto fossero due statue gemelle ma l’attuale di Loreto è una copia rifatta, dopo l’incendio che distrusse la paredra originaria).

Tutta la storia ci fu spiegata da una delle suore, nel 2010 (prima che se ne andassero) un giorno in cui bussammo al monastero. Eravamo un gruppetto ben assortito di ricercatrici e ricercatori spirituali, il convento sembrava deserto ma dopo un po’ venne ad aprirci una suora la quale ci disse che non poteva farci vedere la chiesa di Santa Chiara perché la chiave ce l’avevano le suore di clausura che stavano sempre chiuse… Stavamo per andarcene quando ci ripensò e ci rincorse aprendo per noi la chiesa e ci narrò la storia della Madonna Nera…

Torno un momento alle suore per riportare alcune memorie di Simonetta Borgiani che dice: “Nel nostro paesano ignorare e criticare, ricordiamoci con rispetto che loro erano comunque una istituzione, che dietro un’offerta pregavano (poi se serve o meno, loro comunque pregavano), facevano corsi a chi voleva imparare a fare lavoretti manuali, oppure ricamavano su commissione. Tra loro, curiosità che neanche io sapevo, ma che fuori da Treia era invece noto, una di loro era sensitiva guaritrice!”

Alcuni anni fa visitai ancora una volta la Chiesa di Santa Chiara e potei osservare da vicino la Madonna Nera, allorché trovai il portone spalancato con un fioraio dentro che addobbava l’altare. Questo fioraio era il custode incaricato dalle suore stesse, che apriva la chiesa un paio di volte a settimana per riempirla di fiori. Oggi purtroppo non c’è più…

 

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