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#Nonleggeteilibri – Cà Labia: ricordi, spiriti e amici

#Nonleggeteilibri – Cà Labia: ricordi, spiriti e amici
Maggio 15
18:38 2022

«Non leggete i libri fateveli raccontare» (Luciano Bianciardi)

(Serena Grizi) Calabiani – Antologia privata dei miei demoni infantili di Francesco Permunian, Oligo editore ed. 2022 € 15,00 isbn 9788885723948 e-book: NO. Disponibile al prestito inter bibliotecario SBCR: NO

Se, semplicemente, si potessero dare nomi alle ossessioni in Calabiani, ultima fatica di Francesco Permunian, potremmo trovare “Il libro dei nomi delle ossessioni”. Se mai avessimo pensato che il passato col suo splendore lo fanno le case che abbiamo abitato, i giardini nei quali godevamo il sole, gli argini dei fiumi o le terrazze del pranzo domenicale, dobbiamo invece arrenderci all’evidenza ripetutaci tante volte dagli anziani quando ‘denunciavano’ il fatto di sentirsi soli. Il nostro passato ‘più felice’ di sempre lo hanno fatto le persone che abbiamo trovato ad aspettarci, con le quali siamo stati giovani, con cui siamo cresciuti ed abbiamo scoperto per la prima volta ogni cosa, compresa la noia. Quella che pareva un’ossessione, da lontano, si stempera nella dolcezza del ‘ricordo’, re – cor, ‘richiamare in cuore’.

Tornando, poi, tra vecchie pareti si scoprono quelle stesse pareti un po’ più vecchie o addirittura dirute ma “nel cuore nessuna croce manca” (G. Ungaretti) nella più triste delle ipotesi, mentre nei volti amici che ancora incontriamo siamo sempre capaci di vedere il sorriso che da quei volti abbiamo ricevuto la prima volta e che ce li conserva così cari. Per altro un motivo ungarettiano, fra il proseggiare in versi di Permunian, potrebbe essere:

«Nella luce ventosa di febbraio le ultime foglie della passata stagione si agitano e tremano fra i rami del platano simili a dei tristi centenari in bilico precario sull’orlo della fossa»,

in cui gli umani sono trasfigurati in ‘soldati’ dell’esistenza.

Se anche questo non diventasse il libro che più avete amato dell’autore, la sua lettura può completare, con un tocco ‘meno sulfureo’, i temi fin qui conosciuti dei suoi scritti, (anche se non conosciamo le vere intenzioni dell’autore in proposito, e questa è solo una nostra impressione). Fra le sue righe pare venire meno la critica letteraria e il corpo a corpo con i colleghi scrittori, mentre escono ‘umilmente’ da una scatola le foto che elencano la non ricca anagrafe di Cà Labia che, però, lungi dall’essere proprio una anagrafe, è una raccolta di immagini davvero care, un elenco di persone e famiglie per nomi e cognomi, un rosario laico, per dire che questi ‘sono stati e sono’, l’autore a richiamarli. Prima non sapevamo bene quali erano i volti a cui si rivolgeva l’affetto profondo dello scrittore, conoscevamo meglio il suo pantheon letterario e artistico, il giro amicale più ‘largo’, qui troviamo i volti di sempre, quelli che ‘facevano’ la contrada, come i sassi e l’erba, come le pietre d’angolo delle case. Ora, per quel viale, una volta ricco di vita, che rilascia polvere nell’aria come fossimo al centro d’una scena campale da film western, il vento fischia dai vicoli e i cespugli rotolanti se ne vanno all’orizzonte inseguiti dai cani, ci siamo anche noi che abbiamo seguito il nostro fin qui. Prima di leggere questo lavoro e qualsiasi altra cosa attorno ad esso si pensa alle lande d’acqua e solitudine del portoghese António Lobo Antunes a cui Permunian, si scopre, viene accostato… La spiegazione degli uccelli di Antunes va alle estreme conseguenze, qui è possibile una pacificazione, ad un tratto, forse perché lo scrittore accetta la sua ‘lotta privata’ coi dèmoni, è capace di scongiurarla vivendo (anche le foto testimoniano di gente buona, lavoratrice, forse credente, certo vicina alle ritualità cattoliche…). La terra d’infanzia è ripercorsa come una casa amata, o per anni abitata, per il piacere di capire quali istantanee se ne portano ancora dentro.

L’interessante postfazione di Licia Maione, tratta dalla sua più ampia tesi di laurea, racconta in maniera coinvolgente l’incontro dell’allora poeta Francesco Permunian con il fotografo Mario Giacomelli e quali furono i motivi della loro amicizia e collaborazione: si contendono la scrittura le ragioni profonde d’una ‘simpatia’ e la banalità, a tratti, del lavoro, anche quello ‘culturale’ il quale, però, portato a termine non è solo la somma di ciò che ci si è ‘investito’, ma scaturisce una poesia e un’intenzione che vanno oltre.

«Nascosto dietro una finestra, restai a lungo in ascolto del rumore dell’acqua sul far del giorno. Come se, dietro la pioggia, udissi il fragore di un’altra epoca».

Introduce filologicamente il testo nel suo genere la seconda di copertina di Davide Bregola. Prefazione di Rolando Damiani. Peccato che in stampa il colore di fondo del volume e quello dei caratteri non vadano d’accordo risultando così la seconda e la terza di copertina quasi illeggibili, perchè la locandina fine ‘800 è davvero bella.

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