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#Nonleggeteilibri – I conti di Walter Siti

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novembre 05
16:20 2018

Pagare o non pagare – L’evaporazione del denaro di Walter Siti, Nottetempo 2018 € 12,00 isbn 9788874526970 e-book € 6,99 disponibile al prestito inter bibliotecario SBCR www.consorziosbcr.net

(Serena Grizi) – Walter Siti, già autore di Resistere non serve a niente (Rizzoli 2012), capace di parlare di economia e finanza nei loro risvolti più nascosti anche ai meno avvezzi attraverso il contenuto d’un romanzo, racconta in quest’agile saggio edito dalla casa editrice che stampa a caratteri grandi e si può leggere anche a luce bassa, l’evaporazione d’un ‘vecchio’ concetto d’economia e, con esso, dell’evaporazione del denaro. Tutto è iniziato con la gratis economy, da non confondersi con la free economy, concetto di stampo liberista. Il mondo in rete, ai suoi primordi, grazie ai cervelli che realizzavano così utopie hippie, si è da subito pensato libero di condividere contenuti non a pagamento che oggi «la società signorile di massa»* è costretta ad utilizzare non più per scelta ma per necessita: «”L’impero dei più forti”, ha scritto Yanis Varoufakis, “sopravvive perché i deboli stessi hanno motivi per difendere il sistema che promuove la loro dipendenza”».* E così «la catena socialmente consapevole che cinquant’anni fa appariva infrangibile (lavorare-essere pagati-pagare- comprare) è evaporata in una nebbia di delusioni e speranze in cui sembra che il denaro abbia perso la propria funzione di perno, in quanto collegato al lavoro»*. Sembra solo, però: «Il “popolo sovrano” non sa quanto vale economicamente né quanto costino le sue libertà: gli argini di difesa, i terrazzamenti istituzionali (sindacati, statuti, organi di intermediazione politica) che garantivano un minimo di equità distributiva sono caduti: sotto la nube omologante di alcuni tratti antropologici comuni (…) due razze ormai distinte si sono spartite il mondo. In alto i sopra- uomini disincarnati, favoriti da una distribuzione dei beni del tipo “chi vince piglia tutto”: sono i CEO delle grandi multinazionali dalle buonuscite favolose, i finanzieri esperti di high frequency trading o di titoli di Stato, i capi della criminalità organizzata, i best performer della società dello spettacolo che guadagnano in proporzione al numero di persone su cui agiscono (…), semplici ereditieri (…) osservano dall’alto città formicolanti ma ne frequentano solo i quadrilateri più centrali ed esclusivi; spediscono i figli a studiare in università strafighe e cosmopolite, criptano in modi sempre più impenetrabili le loro comunicazioni (…) hanno pelli lisce e capelli folti pure a settant’anni. In basso i sotto-uomini, carne da lavoro e da mediatica indignazione: sono migranti clandestini o regolari ma poco integrati che recuperano usanze tribali, famiglie monoreddito con capofamiglia in cassa integrazione, umile manovalanza malavitosa, licenziati e licenziate che lottano per non essere morosi con l’affitto (…) vivono in luoghi da cui la bellezza è assente, viaggiano poco e su carri bestiame, non nutrono nessuna speranza che i figli staranno meglio di loro; la loro vita è totalmente esposta e la loro immagine trattata come un derivato finanziario, (…) lottano tra poveri nel fango, si fissano su microgerarchie assurde, familiarizzano con la violenza e si induriscono per paura, a trent’anni ne dimostrano già quarantacinque»*. Questo per l’autore potrebbe essere solo un «cattivo sogno», ma se non siamo nel romanzo distopico dell’inglese H.G. Wells La macchina del tempo (1895), pur citato nel libro, allora siamo in una realtà che si va costruendo in parte ‘a nostra insaputa’, perdonerete la logora boutade, ma non certo a noi favorevole. Così parrebbe ancora valida una cara vecchia regola: a parte benvenute condivisioni che facilitano l’esistenza, almeno in parte, chi vende non è abituato a dare nulla per nulla e se pretendiamo di avere molte cose gratis chi si sentirà mai in obbligo di riconoscere un pagamento al  nostro lavoro? Il saggio va ben oltre, lettura piacevole e stimolante. * Tutte le citazioni da Pagare o non pagare. Immagine web

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