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#Nonleggeteilibri – Il figlio del Migliore: Togliatti agli occhi dell’oscuro Aldo…

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#Nonleggeteilibri – Il figlio del Migliore: Togliatti agli occhi dell’oscuro Aldo…

#Nonleggeteilibri – Il figlio del Migliore: Togliatti agli occhi dell’oscuro Aldo…
settembre 08
09:11 2019

(Serena Grizi) Il figlio del Migliore di Giovanni De Plato, Pendragon 2018 € 15,00 isbn 9788833640310 e-book NO. NON Disponibile al prestito inter bibliotecario SBCR www.consorziosbcr.net .

La materia di questo racconto, pur nella semplicità dell’esposizione, si presta a molte letture. Storici di orientamenti diversi si sono interessati alle vicende degli infelici figli di ideologi e politici di sinistra e di destra che hanno fatto la storia a conferma, in parte, delle storture portate dall’ideologia sin dentro la famiglia; altri, hanno minimizzato l’impatto emotivo di genitori ‘importanti’ sulle esistenze di figli rese opache dall’incertezza e dalla lontananza dalla famiglia d’origine così come sembra che accadde ad Aldo Togliatti (1925-2011), per sua testimonianza e ricostruzione romanzata dello psichiatra De Plato, che trascorse parte della sua vita in clinica psichiatrica seppure protetto dalla discrezione e dall’affetto di persone vicine alla famiglia. Figlio di Palmiro e di Rita Montagnana, entrambi politici, dopo avere brevemente intravisto la possibilità d’una esistenza interessante e varia, fece presto i conti con i lunghi distacchi dai genitori che per le loro attività lo lasciavano spesso alle cure di altri, e poi con la fine della sua famiglia. La storia è stata già raccontata altre volte negli ultimi anni, e questa non ne è che una versione, la quale immagina, in parte, un dialogo fra ‘malato’ e paziente, e attraverso questo conosce ed esplicita vicende e desideri, dall’altra i dubbi e le sofferenze di Rita, la madre di Aldo, che tra le pagine sembra rispondere in controcanto al figlio. A guardare foto e documenti dell’epoca, per quanto l’Aldo del libro sia spesso aspro nei confronti del padre, e riservi tratti di dolcezza per la figura materna che lo accompagnò fino alla morte di lei avvenuta nel 1979, nelle foto si osserva un ragazzo dal sorriso bello e mite, con una grande zazzera di capelli lucenti, spesso accanto al padre severo e assorto così come lo si conosce in altri ritratti ufficiali, mentre camminano accanto, spalla a spalla. Esistono foto di Aldo anche con Giuliano Gramsci e pare che nella scuola di partito in cui fu lasciato a studiare, nell’allora URSS, stessero a convitto uno o più figli di Mao Zedong. Leggere dell’esistere di questa vita, e delle altre, fra le pieghe della storia e dei viaggi che Togliatti e consorte affrontarono negli anni tra Mosca e Parigi per coordinare, fare politica, perseguitati dal regime fascista, riserva momenti intensi di riflessione. Pur non scadendo mai nel patetico, anzi, sfiorando in questa sorta di colloquio-confessione tratti di gelido realismo, l’autore riesce ad ottenere un racconto di forte impatto, quasi a metà fra storia e mito, come se molte cose indicibili fossero destinate a restare per sempre tali. Aldo era studioso e molto intelligente già da ragazzo; non particolarmente forte fisicamente, s’appassionò ai classici, alle lingue, e scrisse lettere dal collegio russo cercando incessantemente contatti con i suoi genitori, perché l’abbandono nelle mani di terzi da parte della sua famiglia fu un dolore troppo grande per un ragazzino della sua età, dolore che forse compromise per sempre la sua salute mentale. La storia, riportata ai giorni nostri, fa pensare più ad una fragilità di nervi che ad una vera malattia mentale così come fu diagnosticata, cui contribuirono solitudine, un padre severo e lontano, dedito più che altro a farsi obbedire secondo molte ricostruzioni, una madre presente come poteva ma anche lei assorbita dal fervore politico. Rita Montagnana teneva piccoli comizi al mercato la mattina, mentre procurava un po’ di spesa, anche quando aveva abbandonato la politica romana e con  Aldo, sistematisi a Torino nel piccolo appartamento d’un rione popolare, avevano ormai consolidato una vita familiare circondati dall’affetto cittadino e da quello di alcuni parenti stretti. Negli anni, all’aggravarsi dello stato mentale di Aldo, pare che non fu estranea la notizia della nuova famiglia di Palmiro Togliatti e l’adozione assieme a Nilde Iotti, allora politico e membro dell’Assemblea Costituente, di una bambina. Ogni fatto riportato, però, sembra avere la doppia valenza di mostrare da un lato il dolore d’un ragazzo fragile e dall’altro una certa crudeltà mentale del politico Togliatti che, a conclusione, non sarebbe stato un buon padre. Molte le lacune nella ricostruzione: l’intimità di Aldo, come si diceva sopra, fu protetta a lungo da amici di famiglia per evitare inutili speculazioni. Il libro a suo modo è un pieno di storia e la personalità di quest’uomo, vissuto ottantasei anni, che in maniera pacata ricorda la gioventù, le opportunità e gli amori che non sono potuti essere, col tono mai lamentoso d’un sottilissimo rimpianto tra giornate tutte uguali divise tra il fumo di sigaretta, sogni di fuggire in America, coltissime citazioni letterarie, arriva come un raggio di luce al lettore che ne vorrebbe sapere di più. Questa, forse, è una nuova occasione di vita ‘letteraria’ per Aldo Togliatti… (Immagini web)

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