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#Nonleggeteilibri – Middle England, gli anni 2000 della Banda dei brocchi…

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#Nonleggeteilibri – Middle England, gli anni 2000 della Banda dei brocchi…

#Nonleggeteilibri – Middle England, gli anni 2000 della Banda dei brocchi…
giugno 23
19:04 2019

(Serena Grizi) Middle England (titolo originale: Middle England ) di Jonathan Coe, Feltrinelli 2018 traduzione di Mariagiulia Castagnone € 19,00 isbn 97888070033193 e-book € 9,99. Disponibile al prestito inter bibliotecario SBCR www.consorziosbcr.net

L’autore inglese ripropone felicemente i personaggi de La banda dei brocchi e Circolo chiuso e l’azzeccata commistione tra le vite vissute da un gruppetto di ex adolescenti ex compagni di scuola e le vicende politiche e sociali che Coe cominciò a narrare a partire dagli anni ’70 (dagli attentati dell’IRA alla Thatcher), attraverso le vicende svoltesi nel Regno Unito fra gli anni ’80 e ’90 fino a questo nuovo capitolo che si svolge negli anni della Brexit fomentata dalla rilettura delle idee conservatrici di Enoch Powell, e le mutazioni multiple del clima socio-politico europeo e mondiale non senza tragici colpi di scena. Divenuti cinquantenni, i nostri, non smettono di essere sconsiderati, e perciò vitali come prima: accettati alcuni compromessi di sopravvivenza, dentro se stessi continuano a perseguire un ideale che fa il paio con vivere e non solo sopravvivere, nonostante figli adolescenti che ora li giudicano e impieghi o matrimoni dai climi spietati. In questo nuovo capitolo una delle figure più belle è quella di Sophie, figlia di Lois Trotter e nipote di Benjiamin: intelligente studiosa di lettere e insegnante che non prendendo in giusta considerazione le proprie inclinazioni politiche, il proprio sguardo sulla società, finisce sposata con un bravissimo ragazzo Ian, bello quanto integro, scontrandosi però con la realtà sociale che in nuce porta il germe del sovranismo scatenatosi poi negli ultimi dieci anni. Schierandosi contro il politicamente corretto, la madre di Ian quanto le sue conoscenze del circolo del golf, con la loro vita sicura e assicurata, rivendicano il diritto di dire ciò che pensano cominciando con l’idea che il divieto di caccia alla volpe, nato forse per proteggere la bestiola, sia un attacco nemmeno tanto velato al privilegio dell’uomo bianco, attacco per loro tutti inaccettabile. Molti dialoghi sono esilaranti come quelli tra Doug, uno dei ‘vecchi brocchi’ e Nigel, figlio del suo caro amico, giovane giornalista rampantello senza dubbi per la testa; o la meravigliosa cornice fluviale della nuova vita di Benjamin, che forse diventa scrittore di successo e rincontra, da divorziato, una vecchia fiamma del college con cui riprende attività ludiche in un armadio non avendoci più il fisico per farlo. Tra divertimento e riflessione Coe resta uno degli autori più rappresentativi della generazione arrivata dopo il ’68. L’ironia, la capacità di cesellare i personaggi, dando l’impressione di lasciarli andare quasi come barchette di carta verso le rapide d’un fiume, somiglia tanto alla capacità che ha la vita di sparigliare le carte in tavola. Coe esalta la perversione drammatica e comica ‘del fato’ e del libero arbitrio come fosse un Woody Allen della carta stampata. Il risultato è un sorriso amaro e consapevole alla fine del suo narrato, una gioia per il cuore e per la mente. «Vedi, tutte le volte che sento uno come te parlare del ‘popolo’, il mio rivelatore di stronzate impazzisce. A me sembra che tu abbia passato tutta la tua vita adulta a cercare di mettere la maggior distanza possibile tra te e il ‘popolo’. Usi i mezzi pubblici per muoverti? Ti servi della sanità pubblica? I tuoi figli frequentano le scuole statali? No, naturalmente. L’ultima cosa che vuoi è entrare in contatto con i proletari. Per una ragione o per l’altra, la Brexit è da anni il vostro sogno proibito, e ora il ‘popolo’ vi consegna quello che desideravate da sempre – con un margine minimo, bada bene – all’improvviso lo corteggiate, usandolo come usate tutti gli altri. (…) Ma ti renderai conto, spero, che questa volta stai giocando con il fuoco. (…) Non sto drammatizzando. Tutti sappiamo che oggi c’è molta rabbia nel paese e voi, per raggiungere i vostri scopi, dovete tenere viva la rabbia. Ma la gente esprime la rabbia in vari modi. Alcuni brontolano bevendo la loro tazza di tè, sbuffano leggendo il ‘Daily Telegraph’, poi votano la Brexit e fin qui tutto bene. Ma altri scendono in strada una mattina con un giubbotto antiproiettile imbottito di coltelli e pugnalano il loro rappresentante in Parlamento, e questo non va tanto bene, vero? Se i giornali continueranno ad attizzare la rabbia usando parole come tradimento, ammutinamento, nemico del popolo, è assai probabile che succeda di nuovo un fatto del genere».  

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