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#Nonleggeteilibri – Oltre ‘1984’, il sonno della ragione è un giallo estivo

#Nonleggeteilibri – Oltre ‘1984’, il sonno della ragione è un giallo estivo
Agosto 10
17:36 2022

«Non leggete i libri fateveli raccontare» (Luciano Bianciardi)

(Serena Grizi) Il censimento dei radical chic di Giacomo Papi Feltrinelli ed. 2022 € 8,50 isbn 9788807896491 e-book € 6,99. Disponibile al prestito inter bibliotecario SBCR https://sbcr.comperio.it/

Il titolo in questione potrebbe apparire ‘datato’: del conflitto intellettuali-pensiero radical chic vs semplificazione e ‘parla come mangi’ se ne parlava molto prima del covid-19, e molto meno dopo, visto che la complessità della realtà aveva, purtroppo, decisamente ripreso il sopravvento sui populismi. Una volta, quasi, scongiurato il pericolo pandemia, Il censimento dei radical chic di Giacomo Papi sembra tornare improvvisamente d’attualità.

Gli intellettuali, schiatta di gente dedita solo a farsi problemi e poi a sprecare tempo a studiarli, ha stancato una umanità tutta presa dal risolvere questioni di sopravvivenza quotidiana, come arrivare a fine mese; umanità anche poco propensa, perché ha ben altro da fare, a mantenere nell’uso comune centinaia di migliaia di vocaboli ‘inutili’, oppure ormai inutilizzati, detti ‘parole difficili’ o addirittura desuete. Un ministro dell’interno e premier decide di creare comitati per la semplificazione per poter finalmente rottamare e quindi vietare gran parte delle parole contenute nel vocabolario. Il populista di facciata, colui che intende assecondare i bassi istinti, in effetti, invece, sa bene cosa sta facendo: eliminare parole, far sì che la massa ne conosca sempre meno, nel tempo impedirà alle persone  di esprimersi al meglio, di dare un nome alle cose, di divertirsi con la lingua parlata e scritta, ginnastica, si sa, utile al cervello pensante e un po’ meno a quello ‘rettiliano’ che sembra s’accontenti di più di prime impressioni, di badare al territorio, di fuggire o attaccare il nemico secondo necessità. La semplificazione in questione porterebbe, secondo il ministro, ad avere presto a disposizione elettori ‘semplificati’ che capiscono solo messaggi binari tipo ‘questo sì/questo no’ senza stare tanto a discutere e seguendo una convenienza immediata che non ammetterebbe il ragionare su ‘complicati’ risvolti.

Avviata la semplificazione, però, una mente malata comincia a massacrare intellettuali uccidendoli in maniera efferata. Il governo, a questo punto, mette in atto anche un censimento dei radical chic di cui gli stessi, in prima battuta, si sentono quasi grati scambiando il controllo della circolazione delle idee per protezione. Sulle tracce della vita forse ‘inutile’, pensiero che sua figlia Olivia vorrebbe eludere, di una delle prime vittime, il professor Giovanni Prospero, se ne scopre un’esistenza non diversa dalle altre, in linea di massima, ma sempre prodiga di parole utili alla coesione sociale, al contenimento degli istinti primari, all’innalzamento del grado di coscienza di fronte alle difficoltà della convivenza civile, della politica.

Il censimento dei radical chic, oltre che satira diventa quasi un piacevole giallo estivo e l’avvertenza sulla copertina, “non contiene parole difficili”, oltre a proseguire il gioco della trama (con un sedicente ‘ispettore alla semplificazione’ che sta vagliando lo stesso testo che leggiamo), ne fa un libro gradevole anche per chi, a proposito di semplificazioni, non avesse letto il ben più denso 1984 di G. Orwell sul controllo totale delle menti e sulla perdita d’ogni riferimento utile alla lettura della realtà come conseguenza della complessità. Il libro, neanche a dirlo, pone invece molti interrogativi sulla semplificazione ‘studiata a tavolino’ dai populismi quasi come se la complessità fosse divenuta sinonimo di democrazia. Dalla lettera del ministro dell’interno premier: «“La questione intellettuale. La verità è semplice, l’errore complicato”. (…) La complessità impedisce la verità; umilia il popolo; frena l’azione; è noiosa, quindi inutile; è superba, quindi odiosa; è confusa, quindi dannosa; è elitaria, ergo antidemocratica; la semplicità è popolare, ergo democratica; la complessità è un’arma delle élite per ingannare il popolo; Bisogna semplificare quello che è complicato, non bisogna complicare quello che è semplice». E non mancano colpi di scena. Divertente!     

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