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#Nonleggeteilibri – Vecchie conoscenze di sempre per Rocco Schiavone

#Nonleggeteilibri – Vecchie conoscenze di sempre per Rocco Schiavone
Settembre 28
16:21 2021

«Non leggete i libri fateveli raccontare» (Luciano Bianciardi)

(Serena Grizi) Vecchie conoscenze di Antonio Manzini, Sellerio ed. 2021 € 15,00 isbn 9788838941924 e-book € 9,99. Disponibile al prestito inter bibliotecario SBCR www.consorziosbcr.net

Si è già scritto su queste pagine quanto i ‘romanzi saga’, come i gialli che virano un po’ al noir di Antonio Manzini col suo personaggio arrabbiato e scocciato Rocco Schiavone (superbo Marco Giallini televisivo), siano diventati un po’ ‘famiglia’ per i lettori. Come lo è il commissariato di Vigata, la stazione di polizia di Petra Delicado, l’ambito in cui si muovono molti altri personaggi protagonisti di romanzi di genere. Famiglia, in questo caso, non significa noia o ripetitività ma schema, qualche volta, e ritrovarsi con tic e caratteristiche che diventano subito riconoscibili. È così che nello scenario del delitto dell’anziana professoressa Sofia Martinet, uccisa nel suo appartamento con un colpo alla testa dato con un oggetto introvabile, mentre Schiavone s’aggira sempre più nervoso per i suoi fatti personali e con le scarpe sempre più fradice, visto che in Valle d’Aosta s’ostina ad indossare scamosciate d’una nota marca e loden, ritroviamo le umane ‘scemenze’ di D’Intino, i vizi di Italo Pierron, la coppia professional-amorosa Fumagalli-Gambino. Gli amici di una vita di Rocco sulle tracce d’un Sebastiano che forse non la conta giusta. Veniamo a conoscenza del nuovo amore di Deruta, e del ritorno d’una persona cara al vice questore proprio mentre frequenta in allegria la giornalista Sandra Bucellato (in allegria sì, perché in questo episodio Schiavone passerà qualche giornata in serenità), ma attenendosi al comportamento onesto che i lettori conoscono, ovvero dicendo sempre le cose come stanno, senza illudersi, senza illudere. Di vecchie conoscenze fra queste pagine se ne aggirano tante: gli amici Furio e Brizio sono davvero un’agile task force per fare le cose in fretta, muovendosi più liberi e veloci d’ogni comune agente, e per Schiavone sono il suo passato romano, la gioventù dalla quale non può staccarsi, ricordo della vita in comune con l’amata Marina. In Vecchie conoscenze, però, Schiavone sente che anche questi colleghi ‘valdostani’ stanno trovando posto nei suoi pensieri, come se un nuovo sentimento si palesasse nel vicequestore, utile, ora che scoprirà che le cose non sono mai state come credeva fossero. Qualche altra cosa lo lascia di stucco: l’ambiente accademico nel quale si muoveva la Martinet, appassionata studiosa di Leonardo da Vinci, del suo immane lascito documentale, è un ambiente davvero irto di ambizioni e lotte intestine, impossibili da sopire anche tra anziani studiosi: «Potere di avere una cattedra, potere di essere al centro dell’attenzione, avete 

un ego gigantesco che consuma quanto una Ferrari e lo dovete nutrire ogni giorno. (…) voi vi ammazzate per un libro scritto nel 1000 dopo Cristo (…) Vi fa paura il mondo? Vi basta tiranneggiare negli atenei mentre in giro c’è solo monnezza? Pardon, è romano. Immondizia». Punti forti del racconto: gli studiosi nutrono ambizioni ma sono mossi anche da passioni amorose fortissime. Punti fermi per il vicequestore? Il turpiloquio, la famosa classifica delle rotture ‘di scatole’, l’affetto incondizionato di Lupa e quello di Gabriele e di sua madre diventati milanesi….

Lupa e Rocco Schiavone (immagine web)

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