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#Nonleggeteilibri – Sylvie: de Nerval che incantò Eco

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#Nonleggeteilibri – Sylvie: de Nerval che incantò Eco

#Nonleggeteilibri – Sylvie: de Nerval che incantò Eco
settembre 10
10:50 2016

«Non leggete i libri fateveli raccontare» (Luciano Bianciardi)

Sylvie di Gérard de Nerval – Imagaenaria Ischia ed. 2013 € 3, e-book ed. Area 51 Publishing € 1,99 isbn 9788898494002; disponibile al prestito interbibliotecario ed. Bompiani SBCR www.consorziosbcr.net

Il capolavoro di de Nerval resta uno dei più begli esempi di viaggio che si conosca, nel tempo, nella nostalgia, eppure nella vita che si rinnova attraverso curiosità e voglia di viverla, svolto in poche decine di pagine. Lo amava Umberto Eco che lo inserì nel suo Sei passeggiate nei boschi narrativi – Bompiani, lo ama facilmente il lettore anche senza conoscere la storia che lo ha prodotto. I ricordi del Valois della gioventù dello scrittore si confondono con quelli del protagonista della novella che s’innamora delle artiste Aurélie e Adrienne ed è da sempre innamorato di Sylvie, una ragazza di ‘campagna’ che nella propria operosità mostra, invece, i cambiamenti sociali ed economici del periodo che produsse l’opera (de Nerval visse tra il 1808 e il 1855 e pubblicò Le figlie del fuoco di cui fa parte il racconto, seppure oggi edito a sé, nel 1854). Sylvie è la testimonianza del cambiamento epocale: è indipendente grazie al proprio lavoro, prima di merlettaia e poi di guantaia, liberamente partecipa alle feste campestri in cui incontrerà quello che, pare, diverrà suo marito. Dialoga alla pari col protagonista che la visita ripetutamente negli anni, ma senza proporle un futuro assieme, distratto dalla propria condizione di nobile istruito intento a viaggiare per l’Europa. La leggerezza e, allo stesso tempo, la concretezza di Sylvie sembrano indicare le porte del ‘900 meglio di mille saggi sull’argomento ma, ancora, le splendide nebbie intessute dall’autore attorno al nobile protagonista depositario di tanta cultura classica, romantica e decadente fanno propendere il lettore per un’ipotesi nella quale se la storia si fosse fermata alla metà dell’800 sarebbe stato interessante e bello così. Si percepisce attorno ai personaggi l’aura d’un ambiente naturale incantevole, ricco di acque, boschi e rovine nel quale l’immaginazione si trastulla non poco…il libro suggerirebbe di guardare il ‘Viaggio (o pellegrinaggio) a Citera’ di Watteau, di leggere Orazio, di mangiare in porcellane di Creil & Montereau (visibili per altro al Musée d’Orsay), di bere ratafiat e sebbene tutto questo sia lontano dalle abitudini odierne, aiuterebbe a gustare un’epoca sospesa fra dandismo e decadentismo. Il sentimento del tempo in Sylvie sfuma nell’onirico, nel piacere d’un ricordo puro, che scorre come acqua di torrente senza mai finire il suo giro e l’ironia aiuta la leggerezza: «Io la chiamo qualche volta Lolotte e lei mi trova un po’ di somiglianza con Werther, meno le pistole che non sono più di moda. (…) noi leggiamo frattanto qualche poesia e qualche pagina di quei libri così brevi che non si scrivono più ai nostri tempi». Anche il viaggio nella libreria ischitana Imagaenaria che edita la collana Opere da tre soldi per quattro gatti (compresa di gatto amante e custode delle pile di libri) vale un viaggio verso l’Isola, sempre un ottimo indirizzo, davvero, per libri, stampe antiche, curiosità… (Serena Grizi)

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