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Notizie dal mondo – Gennaio 2011

Notizie dal mondo – Gennaio 2011
Gennaio 10
23:00 2011

Cattedrale di BrasiliaLa Convenzione contro le sparizioni forzate
È entrata in vigore il 23 dicembre 2010 la Convenzione internazionale per la protezione dalle sparizioni forzate, varata quattro anni fa; con la ventesima ratifica, effettuata da parte dell’Iraq, si è dato il via libera alla sua attuazione. L’entrata in vigore del testo è stata definita una «tappa decisiva per proteggere tutte le potenziali vittime da questo crimine» ha detto la presidentessa della Federazione internazionale dei diritti umani (Fidh), Souhayr Belhassen, ricordando che il fenomeno delle sparizioni forzate è universale, «colpisce tutti i continenti, non soltanto le vittime dirette ma anche le loro famiglie, gli amici e l’intera società». La pratica, inizialmente diffusa durante il periodo delle dittature militari in America del Sud – come in Argentina con almeno 30.000 scomparsi tra il 1976 e il 1983 – si è poi estesa all’intero globo, valutata dalle Nazioni Unite in 50.000 casi nella metà degli Stati del mondo. «Un dato che probabilmente rispecchia soltanto la punta dell’iceberg, di gran lunga inferiore alla realtà» secondo Amnesty International. Il Ministro degli Esteri argentino, Héctor Timerman, celebrando la sua attuazione ha dichiarato che «Questa Convenzione segna una svolta storica nella lotta condotta insieme dal movimento per i diritti umani e la comunità internazionale per la dignità delle persone e per salvaguardare la loro integrità fisica e morale». Ha inoltre aggiunto che «Desaparecido è un termine diventato noto anche in altre lingue. Per questo, per gli argentini ha un significato speciale l’espansione del diritto internazionale con la qualifica delle sparizioni forzate di massa o sistematiche come crimine di lesa umanità». La Convenzione esorta i firmatari a qualificare e perseguire questo tipo di crimine e riconoscere il diritto alla riparazione, alla giustizia e alla verità, chiedendo garanzie rigorose a tutela delle persone private della libertà, incluso il divieto assoluto di detenzione segreta. Nata da un’iniziativa congiunta tra Francia e Argentina, la Convenzione è stata approvata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 20 dicembre 2006 ed è aperta alla firma dal 6 febbraio 2007. Da allora il testo è stato firmato da 87 paesi ma solo 21 lo hanno ratificato; tra questi figurano Brasile, Nigeria, Honduras, Albania, Germania, Francia e Giappone.

modern art museum, NiteróiAuguri per i 103 anni di Oscar Niemeyer!
Niterói, Nictheroy, “acque nascoste” in linguaggio Tupi, è una citta brasiliana a 5 km dalla città di Rio de Janéiro, alla quale è collegata dal Ponte Rio-Niterói. Unica città brasiliana fondata da un indio – nel 1573 da Araribói, indo Tupi – è famosa oggi, oltre che per la qualità della vita (è una delle migliori in Brasile, secondo gli standard delle Nazioni Unite), per il suo Museo di arte contemporanea, progettato dal famoso architetto brasiliano Oscar Niemeyer. Oscar Ribeiro de Almeida Niemeyer Soares Filho è nato a Rio de Janeiro il 15 dicembre 1907 ed è uno dei più conosciuti ed importanti personaggi nella moderna architettura internazionale. «Non è l’angolo retto che mi attrae, e nemmeno la linea retta, dura, inflessibile, creata dall’uomo. Ciò che mi attrae è la curva libera e sensuale. La curva che incontro nelle montagne e nei fiumi del mio paese, nelle nuvole del cielo, nelle onde del mare, nel corpo della donna preferita. Di curve è fatto tutto l’universo. L’universo curvo di Einstein». E mantenendo fede a questo ‘manifesto’ ha progettato oltre 600 edifici costruiti in tutto il mondo. Unico architetto che ha progettato un’intera capitale: Brasilia. Insieme a Le Corbusier ha ideato il palazzo delle Nazioni Unite a New York. Durante il suo esilio in Francia, dove era vietato agli architetti stranieri firmare progetti, De Gaulle emanò una deroga esclusiva per lui e sorsero la Renault e la torre della Défence; in Italia è conosciuto per la sede della Mondadori a Segrate vicino Milano. Anche il cinema si è occupato di Oscar Niemeyer: i suoi contributi alla costruzione della città di Brasilia sono ritratti e trasformati in parodia nel film francese del 1964 L’homme de Rio (L’uomo di Rio) di Philippe De Broca, in cui partecipò l’attore Jean-Paul Belmondo. Ora la Fondazione Oscar Niemeyer, da lui stesso progettata, a Niterói, ospita in un edificio di 1600 metri quadrati a forma di chiocciola, tutte le collezioni dell’artista, sculture, progetti e modelli realizzati in decenni di carriera. Mente instancabile, continua ancora a lavorare a molti progetti: fra questi è inclusa l’imminente ristrutturazione del Sambodromo della capitale carioca che dal 1984 ospita le sfilate del carnevale.

Quegli oligopoli soffocano il Sud del mondo
Povertà e violazioni dei diritti umani nel Sud del mondo, profitti miliardari garantiti dall’abuso di posizioni dominanti nelle piazze europee e nordamericane: sono queste, secondo uno studio del relatore dell’Onu Olivier De Schutter, le conseguenze delle concentrazioni sempre più forti nel settore agro-alimentare. Nel rapporto, pubblicato nel mese di dicembre, si evidenzia come in Africa o in America Latina pochi acquirenti siano in grado di imporre ai produttori prezzi ribassati. Si tratti di caffè, tè o cacao, le dinamiche sono le stesse: piccoli proprietari costretti a vendere terreni, salari dei braccianti in caduta libera, diffusione del lavoro minorile. De Schutter ricorda l’ultima grande fusione, quella tra l’inglese Cadbury e l’americana Kraft di inizio anno 2010. «Se all’estremità della catena ci sono molti produttori e molti consumatori – sottolinea il relatore delle Nazioni Unite per la sicurezza alimentare – nel mezzo le società che occupano posizioni strategiche sono estremamente poche». Aiutano a capire alcuni casi esemplari, che riguardano colture africane, latino-americane o asiatiche. Nel mondo i produttori di caffè sono 25 milioni e i consumatori 500 milioni. Ma solo quattro società controllano il 40% delle vendite a livello internazionale. Stesso discorso per il tè, con tre corporations che hanno in mano l’80% delle transazioni mondiali, e per il cacao, con quattro operatori che gestiscono il 40% del volume d’affari. In quest’ultimo caso è rivelatrice la situazione della Costa d’Avorio, il principale produttore dell’Africa. Il mercato nazionale è dominato da tre società, le americane Adm e Cargill e la svizzera Barry Callebaut. Nel tentativo di ridurre i costi, sottolinea De Schutter, i produttori hanno tagliato i salari dei braccianti e sono ricorsi all’impiego massiccio di manodopera minorile. «Bisogna ricordare – scrive il relatore dell’Onu – che la grande maggioranza del lavoro minorile si concentra nell’agricoltura: circa il 70%, 132 milioni di ragazzi e bambini di età compresa tra i cinque e i 14 anni». Un dramma ancora più insostenibile se messo a confronto con ciò che accade nei centri finanziari del nord del mondo. Tra il 1997 e il 2002 i prezzi di acquisto dei chicchi di caffè diminuirono dell’80%, mentre le tariffe al consumo calarono solo del 27%. Nello stesso arco di tempo, i profitti di colossi della distribuzione come Starbucks o Nestlé aumentarono rispettivamente del 41 e del 20%.

Rompere il silenzio: dieci anni di occupazione israeliana nei territori palestinesi
Porta il titolo di Breaking the silence (Rompere il silenzio) ed è già un caso letterario e politico, il volume di 431 pagine che l’omonima organizzazione di pacifisti israeliani ha pubblicato a fine 2010 e che testimonia, attraverso i racconti anonimi di militari, dieci anni di occupazione dei Territori Palestinesi in Cisgiordania e Gaza. Un lavoro difficile, reso possibile grazie alle testimonianze di ex soldati che hanno deciso appunto di “rompere il silenzio” rivelando che soprusi e violenze imposte ai civili palestinesi, spesso non servono, come sostenuto da politici e militari israeliani, a garantire la sicurezza della popolazione israeliana; servono solo per mantenere il controllo e a garantire, di fatto, l’annessione dei territori palestinesi. Il volume ripercorre un decennio difficile, dall’inizio della seconda Intifada ad oggi, riportando i racconti di oltre 100 militari, uomini e donne, rigorosamente anonimi, sulle condizioni di vita dei palestinesi e le strategie di occupazione. A suscitare lo scalpore dell’opinione pubblica, ancor prima della pubblicazione integrale, il capitolo dove si denuncia come «l’esercito serva gli interessi dei coloni a spese delle popolazioni palestinesi». Secondo l’autore del rapporto, Yehuda Shahul, «l’opinione pubblica israeliana ha dei cliché in mente, che incitano all’approvazione passiva delle strategie militari. Ad esempio, i caposaldi della politica nei territori da parte dell’esercito sono prevenzione, separazione, tessuto sociale, applicazione della legge. La più importante è la prevenzione», spiega Shaul, «perché alla base di quell’idea di sicurezza c’è, di fatto, l’autorizzazione per qualsiasi militare israeliano a non distinguere tra civili e militanti armati palestinesi e a procedere anche ad arresti indiscriminati, raid notturni nei villaggi e nelle case, demolizioni di abitazioni».

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