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OLTRE 569 MILA PERSONE INVITANO LE NAZIONI UNITE A FERMARE LA VENDITA DI ANIMALI VIVI NEI WET MARKET

Giugno 18
14:14 2021

OLTRE 569 MILA PERSONE INVITANO LE NAZIONI UNITE A FERMARE LA VENDITA DI ANIMALI VIVI NEI WET MARKET

Animal Equality ha consegnato migliaia di firme all’ONU chiedendo ai leader mondiali di proteggere la sicurezza degli esseri umani e degli animali

 

Milano, 17/06/2021 – Oggi, l’organizzazione internazionale per la protezione degli animali Animal Equality ha presentato oltre mezzo milione di firme alle Nazioni Unite (ONU) insieme a una petizione che chiede la fine della vendita di animali vivi nei wet market di tutto il mondo. Le firme sono state consegnate al segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres, a Munir Akram, presidente del Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite nell’ambito della Missione permanente del Pakistan presso le Nazioni Unite, e a Nicolas de Rivière, presidente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e rappresentante permanente della Francia presso le Nazioni Unite.

 

Animal Equality chiede all’ONU di riconoscere pubblicamente i rischi che la vendita di animali vivi comporta per la salute globale e sollecita i responsabili politici di tutto il mondo a limitare la vendita di animali vivi nei wet market.

 

La vendita di animali vivi in questi luoghi sta causando grande preoccupazione agli esperti. Ad aprile, l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), l’Organizzazione mondiale per la salute animale (OIE) e il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP) hanno chiesto congiuntamente la sospensione a livello mondiale della vendita di mammiferi selvatici vivi nei mercati tradizionali, noti come wet market, a causa dell’alto rischio che questi ambienti comportano per la trasmissione di malattie fra gli esseri umani.

 

Il rapporto di queste organizzazioni afferma che “I virus dell’influenza aviaria possono essere trasmessi da animali infetti all’uomo durante la manipolazione e la macellazione nel contesto dei wet market. È quindi importante limitare, per quanto possibile, lo stretto contatto tra animali vivi, le operazioni di macellazione e la presenza degli esseri umani in tali mercati”. Questa guida è arrivata successivamenta alla dichiarazione dell’OMS secondo cui il COVID-19 molto probabilmente ha avuto origine animale.

 

“I mercati degli animali vivi rappresentano un innegabile rischio per la salute e la sicurezza delle persone in tutto il mondo. Sono terreno fertile per malattie ed estremamente crudeli nei confronti degli animali” ha affermato Sharon Núñez, presidente di Animal Equality, che ha consegnato le firme alle Nazioni Unite. “Per proteggere la nostra sicurezza e porre fine alla sofferenza di innumerevoli animali da allevamento, la vendita e la macellazione di tutti gli animali devono essere vietate nei wet market. Esortiamo le Nazioni Unite a dare ascolto all’appello delle oltre 569 mila persone che chiedono che l’organizzazione ponga fine alle vendite degli animali vivi nei wet market e prevenga la diffusione di futuri virus pandemici”.

 

Numerosi scienziati e virologi hanno avvertito le autorità del fatto che questi mercati sono il terreno fertile perfetto per le malattie di origine animale. Secondo i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie, inoltre, il 75% di tutte le malattie nuove o emergenti nell’uomo proviene dagli animali.

 

A fronte della pandemia da COVID-19 che alcuni membri della comunità scientifica ritengono sia nata in un wet market, Animal Equality ha pubblicato due indagini nel 2020 che mostrano le condizioni scioccanti nei mercati tradizionali in Cina, Vietnam e India. Queste inchieste hanno documentato l’estrema negligenza e le crudeltà di cui gli animali sono vittime all’interno di questi luoghi insalubri che ancora oggi nonostante gli avvertimenti dei funzionari sanitari continuano a esistere. Le indagini sono state accompagnate da una petizione che chiede alle Nazioni Unite di porre fine ai pericoli e alle sofferenze riscontrati nei wet market.

 

Insieme al COVID-19, altre epidemie come SARS e H5N1 sono state scientificamente collegate ai mercati tradizionali. Animali selvatici e domestici di ogni genere sono stipati insieme in questi mercati in piccole gabbie ricoperte dai fluidi e dagli escrementi provenienti da quelle superiori. All’interno di questi luoghi, le norme igienico-sanitarie, il benessere degli animali e le pratiche di macellazione che dovrebbero essere osservate vengono regolarmente ignorate.

 

Animal Equality chiede che il problema della vendita di animali vivi nei wet market sia portato all’attenzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e degli altri leader globali che hanno il potere di attuare rapidamente restrizioni in riferimento a questi luoghi pericolosi e disumani.

 

Per saperne di più, visita https://animalequality.org/action/markets

 

 

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