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Orgoglio velletrano

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Orgoglio velletrano

Orgoglio velletrano
Dicembre 10
10:41 2015

Orgoglio velletrano
Domenica 13 dicembre 2015 ore 18.00
Teatro Aurora – Velletri
Ingresso libero

Da un’idea di Maria Paola De Marchis

Sostenuta da:

Colombo Cafarotti
Filippo Ferrara
Giorgio Manganello
Mario Lozzi
Patrizia Audino
Tonino Cicinelli

Realizzata da Roberto Pennacchini

Interpretata da:

Angelo Cavaterra
Antonella Fede
Federico Vitale
Lorenzo Vitale
Marco Tredici
Massimo Martoccia
Paolo Acchioni
Roberto Pennacchini
Sara Leoni
Tiziana Di Lazzaro

Con la preziosa collaborazione di:

Cristian Marsella
Giulio Montagna
Roberto Zaccagnini
Sandro Natalizi
Velester Folk

Il filo  della  vita  scorre  implacabile  per  tutti  ed  assume  colori diversi.  Essi rappresentano gli stati d’animo che ognuno nutre nel suo pensiero, nei battiti del cuore, nei ritmi più o meno accelerati del respiro.

Ciascuno ha il suo filo e, con quelli degli altri intreccia tessuti, matasse, nodi, spesso inestricabili, qualche volta belli e colorati di fantasia.

Questo lavoro ha afferrato la treccia di fili che scorre a Velletri. Treccia che sa di terra, di vino, di danze e canti, di baruffe e di poesia.

Un racconto di sofferenze, spesso sopportare con pazienza, spesso origine di liti e ribellioni, a volte cemento di amore profondo.  Su tutto questo intrecciarsi di eventi, per la maggior parte angosciosi, campeggia la  fantasia creatrice dei personaggi.. Che è espressa nella lingua  del paese. Lingua e non dialetto, scaturita da eventi antichi  e da un ininterrotto scorrere di culture secolari. Lingua che  sarà  presentata  soprattutto  in  forma poetica: dolce, allegra,

ironica. Lingua che sottolineerà la violenza delle liti che i poveri portano  al  parossismo  per  una  esigua  striscia  di terra.  Lingua ancora   che  saprà  descrivere  la  tenerezza  generosa  dell’amore

materno  e la ruvida voglia del padre, che vorrebbe vedere i figli crescere con un benessere che sembra solo ingannevole.

Si  tratta  di  situazioni  varie  dove  con  la danza della tradizione,

come il saltarello, sembra come se si cercasse di scuotere via la fatica giornaliera, la terra che si è attaccata alle vesti e alla pelle, l’angoscia del domani intriso di povertà  e di fame.

Uno squarcio di vita del passato, dove il simbolo dominante è una capanna. Ci piove, ci si sta stretti, ma lì dentro c’è vita, passione, amore.

E poi la speranza. Una casa vera. Di pietra, calce, tegole. Una speranza che a noi, abituati agli appartamenti,  non svela più il senso  del saper apprezzare quello che  si vive.

Una casa che nasce anche dalla violenta energia dell’abitante di Velletri che è capace di dire perfino al Creatore:

“ Che me sì sputato?”

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