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Oro blu

01 Maggio
00:00 2007

Acqua, si, e dati i tempi… di diluito c’è ben poco. È evidente, la principale risorsa planetaria inizia a scarseggiare. Il problema resta attuale, ieri come oggi, con un distinguo però non tanto secondario: la problematica, contrariamente al passato, investe in modo deciso il nostro paese e i nostri territori. Cambiamenti climatici, sprechi, la razionalizzazione spesso non praticata ma tanto sbandierata. Tematiche che più o meno direttamente conducono tutte ad un’altra questione, affine, contigua: il graduale scarseggiare dell’acqua e la privatizzazione dell’oro blu. L’Italia infatti, sulla scia di molti stati europei (e non solo), ha avviato da anni un crescente processo di privatizzazione delle proprie risorse idriche. Da qui nasce il progetto “Acqua Bene Comune” (www.acquabenecomune.org), proposta di legge d’iniziativa popolare per la gestione pubblica dell’acqua. La “campagna” consiste in una raccolta di firme come passepartout parlamentare per una ripubblicizzazione gestionale della risorsa idrica. Fino al prossimo 4 luglio in molte piazze italiane, stand e banchi promuoveranno la raccolta firme. Con un occhio volto costantemente in chiave locale abbiamo cercato di capirne di più incontrando Flaviano Marrucci, responsabile “Acqua Bene Comune” per l’area Castelli Romani. Cosa l’ha spinta verso questo tipo di iniziativa? “L’acqua è un bene comune. Sono partito da questo principio perché lo ritengo inderogabile. Poi, nell’ascoltare Padre Zanotelli e Marco Paolini, mi sono convinto che la proposta per la ripubblicizzazione dell’acqua fosse una questione prioritaria. Ho contattato subito il comitato promotore e pochi giorni, dopo incontrando la responsabile territoriale della Regione Lazio, sono diventato a mia volta responsabile per l’area Castelli Romani”. Che scopo ha questa raccolta firme? “La raccolta firme ha lo scopo ultimo di garantire per mezzo dell’autorità pubblica la gestione del servizio idrico attraverso, ove fosse necessario, una corretta ripubblicizzazione”. Ad oggi che risultati annovera la vostra iniziativa? “Possiamo contare su oltre 200mila firme contro le 50mila richieste per legge. Un’adesione enorme”. Una gestione privatistica dovrebbe garantire investimenti, razionalizzazione dei costi e della risorsa, perché siete contrari? “L’erogazione pubblica del servizio ad esempio per mezzo dell’autorità comunale, si pone la sola copertura dei costi, non c’è profitto. Un privato non avrebbe convenienza a gestire con una logica simile, il suo obiettivo è vendere non erogare, si adopera per fare lucro. Sovente una gestione privatistica è accompagnata da consistenti incrementi delle bollette. Spesso inoltre, questo maggior costo non è stato imputabile a una manutenzione della rete”. È possibile stimare una perdita media degli acquedotti italiani? “Certo. Siamo intorno al 30%. Il punto è che talvolta il privato non ha interesse a ridurre questa soglia, in quanto col restante 70% soddisfa comunque i bisogni della comunità, eccetto situazioni d’emergenza. Gli sprechi però, restano consistenti”. Soffermandoci in generale sulla nostra area locale, che situazione annoveriamo? “La situazione non è affatto rosea. I bacini vulcanici di Nemi e Albano – Castel Gandolfo hanno seri problemi di qualità delle acque oltre che di livello. La captazione da pozzi abusivi è marcata e spesso viene usata per alimentare giardini e piscine, l’uso più futile di fronte alla crisi attuale. Se aggiungiamo l’intensa attività urbanistica per via di una migrazione proveniente dalla capitale, le conclusioni sono presto fatte”. Per quali ragioni un qualunque cittadino dovrebbe aderire alla vostra iniziativa? “Perché bisogna invertire questo sistema prima di risvolti futuri in chiave locale e internazionale. Oggi si scatenano conflitti bellici per il petrolio, domani potrebbe toccare all’oro blu. Bisogna essere proattivi e non permettere forti speculazioni dei prezzi dovuti alla gestione privata. Si può cominciare firmando la nostra proposta d’iniziativa popolare, perché come recita il nostro slogan: la tua firma non è una goccia nel mare”.

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