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P.P. Pasolini: un uomo in rivolta

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P.P. Pasolini: un uomo in rivolta

17 Marzo
16:16 2012

Considerata la grandezza dell’opera pasoliniana, non si poteva rivivere la vita del grande intellettuale se non raccontandone, a sprazzi, gli esordi e poi rendendo protagonista la sua parola profetica riguardo i tempi che viviamo (un filmato dal montaggio toccante ha impegnato la parte centrale dell’incontro). La voragine lasciata dalla sua scomparsa fa risuonare all’infinito le parole attraverso le quali egli annunciava l’arrivo del più forte di tutti i fascismi, il conformismo consumistico massificato e il conseguente genocidio culturale, e la notizia della sua stessa scomparsa. La parola, perciò, uno degli elementi dell’incontro poiché, secondo Sanucci, attraverso la conoscenza dell’opera e della ulteriore cultura che da questa è nata, in espansione a macchia d’olio, è possibile tentare di abbracciare la grandezza di un uomo che non ha voluto dare messaggi specifici, ma che ha lasciato, sotto gli occhi di tutti quelli che ancora oggi la vogliono riconoscere, la tragedia della propria morte violenta. Nel momento forte della evocazione di Pasolini uomo, attraverso le parole di questo relatore d’eccezione, si è avvertito forte lo sconcerto che questa morte ancora provoca: la pietas che richiama in ogni momento, da quel giorno, fra le persone che lo hanno incontrato sulla loro strada quando era vivo e in quelle che lo hanno conosciuto attraverso il duro lavoro di testimone del suo tempo. Eppure a 37 anni dall’omicidio dell’Idroscalo di Ostia, la cultura imperante tenta ancora di marginalizzarne il pensiero, ricorda Sanucci, sminuendone la forza profetica attraverso cavillosi studi di critica letteraria, oppure semplicemente non contribuendo a mantenerne viva la memoria. Casa Pasolini a Ponte Mammolo, via Tagliere 3, fa fatica a diventare centro culturale per la mancanza ormai atavica di fondi concessi. Guglielmo Sanucci, prete di frontiera, così come ha voluto definirlo Enrico Del Vescovo nella sua introduzione alla serata, anima il “Gruppo Laico di Ricerca di Roma” il cui impegno è promuovere la formazione permanente tra gli adulti. Prete che si ispira alla Teologia della Liberazione e al Concilio Vaticano II; già firmatario nel 2009 con altri 40 ‘don’ dell’appello “per la libertà sul fine vita” promosso dalla rivista MicroMega e che ebbe per reazione un richiamo in massa dalla Santa Sede come non si vedeva dal 1974, anno della battaglia referendaria per il divorzio. Nonostante le tante notazioni sconfortate di Guglielmo Sanucci riguardo la odierna comprensione del corpo intellettuale di Pasolini, molti segni fanno credere che c’è ancora grande fermento attorno al suo lavoro, alla sua figura, non solo da parte di chi vuole impadronirsene per fini personali. Nell’attesa che la tragica fine del poeta Pier Paolo Pasolini si svincoli dal pesante segreto di Stato cui sembra essere sottoposta da un tempo che a tutti noi, nati o non nati all’epoca dei fatti, sembra immane, lo scambio fra uno dei maggiori intellettuali del ‘900 e chi ha desiderato, desidera, desidererà conoscerlo continua, soprattutto perché, per concludere con le parole di Sanucci: «Pasolini ci ha voluto bene». Evidentemente questo sentimento sincero non smette di commuovere: perturbando e scuotendo il cervello e il cuore. Incontro a cura di Enrico Del Vescovo, in collaborazione con Alternativ@Mente; Biblioteca Comunale di Frascati; Gruppo Laico di Ricerca di Roma, info 333.1135131.

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