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Pari opportunità – Perché non se ne debba più parlare

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Pari opportunità – Perché non se ne debba più parlare

Aprile 01
11:51 2009

Quelle femministe erano nate negli anni cinquanta, le loro madri venti anni prima. Come la pensava all’epoca l’Italia e il mondo in generale sull’emancipazione della donna? Presto detto: nessuno ci pensava affatto. Né la famiglia né lo stato né tantomeno la chiesa. Ribadisco: né tantomeno la chiesa. In chiesa la donna ci doveva entrare col capo coperto e l’aria contrita, e prima di andarsi a inginocchiare tra i banchi doveva passare per il confessionale. E lì cari miei erano dolori. L’uomo di Dio che stava dietro alla grata la donna la faceva nera, a prescindere. Così, tanto per rintuzzare la colpa originale di aver morso per prima la mela. Di cui Adamo divorò pure il torso. Lasciando da parte miti e leggende, torniamo a noi. Alle femministe degli anni ’70, alle loro madri, alle loro figlie. Alle generazioni di donne che sfilano lungo i secoli sotto le perenni forche caudine erette per umiliare i vinti, ma mai in realtà sentendosi vinte. Anzi, battagliere come natura vuole, come natura esige da chi è chiamato in primis a generare e a tutelare la vita. Ma un conto è la natura e un conto la cultura. La cultura maschilista, con la supposta superiorità derivante essenzialmente dalle prerogative di una indiscussa “virilità”, ha prodotto un femminismo esasperato altrettanto fuori squadro rispetto ad una posizione di pari dignità fra i sessi. L’uomo sa meglio della donna quanto virile essa sia, quando non cede al virilismo scimmiottato. Quando non si atteggia a ciò che non è e che vorrebbe essere, nell’errata convinzione che comportarsi da maschio la possa aiutare a conquistare privilegi e favoritismi riservati esclusivamente al “sesso forte”. Quale sesso forte? Gli uomini stanno crollando sotto questa carica al femminile, inarrestabile, che vorrebbe rifarsi in pochi decenni delle angherie subite nei millenni. Che vorrebbe riscattare in blocco le antenate, le madri e se stesse da una subordinazione che lungi dall’essere stata debellata ha solo cambiato modalità e si è fatta condizione strisciante difficile pure da riconoscere e da denunciare. Salvo gli omicidi casalinghi e gli stupri quotidiani che i segni li lasciano chiari sulla vittima che ha subito violenza. Questa carica al femminile non vuole riscattare solo il passato e valorizzare il presente, ma guarda oltre, e immagina, e sogna, e desidera, che verrà un giorno in cui non si dovrà più parlare di pari opportunità, e le donne e gli uomini si confronteranno alla pari in tutti i campi e settori della vita, giocandosi sportivamente una partita a carte scoperte, avente come posta il medesimo obiettivo: una società giusta, equilibrata, armoniosa. In attesa di quel giorno, le donne non se ne stanno con le mani in mano. Progettano e realizzano. A Velletri per la Giornata della donna un bel programma è stato stilato dal Gruppo Terziario Donna e Confcommercio in collaborazione con la Commissione Pari Opportunità e Assessorato alla Cultura. La manifestazione, che si è svolta fra il 6 e il 9 marzo in diversi ambiti, ha puntato tra l’altro a dare risalto al lavoro della donna considerato un tempo a lei inaccessibile, come il campo dell’arte e della cultura, nelle sue diverse espressioni e applicazioni professionali.

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