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Parole d-Estate

Parole d-Estate
Agosto 04
18:22 2020

(Serena Grizi) – Desiderare. La parola, il verbo alquanto estivo da non snobbare è desiderare. Dei salti arditi delle consonanti fra le sue cinque vocali mantiene l’idea di qualcosa che s’allontana e s’avvicina, simile a un miraggio, simile all’irraggiungibile. A chi non è mai capitato di sentire il rombare delle moto che in piena notte estiva se ne corrono, forse, verso la costa, verso il mare, e non desiderare di far parte di quell’equipaggio ‘folle’ che se ne va in giro quando l’ora di dormire sarebbe arrivata per tutti…

Quando il tempo si dilata, le giornate s’allungano e qualche ora in più, specialmente se ci si prende qualche giorno di riposo dalle attività di sempre, è dedicata all’ozio creativo ‘quello che ci fa ricordare, che ci fa venire idee’, e cominciamo a desiderare di vedere quel certo film che abbiamo perso, di ascoltare quella certa canzone che è un po’ che non sentiamo o che non siamo riusciti a seguire; di leggere quel certo libro di cui avevamo sentito parlare ma che adesso non abbiamo sotto mano: film, canzone libro che non sono a portata di mano proprio adesso che avevamo tempo. La tecnologia potrebbe venirci in aiuto per cercare di esaudire quel desiderio il prima possibile: una carta prepagata, un pc, uno smartphone e il gioco sarebbe fatto….

Per non parlare del viaggio che quest’anno non potremo fare (c’è stata la pandemia, pare che adesso sia tutto più sicuro ma c’è anche chi non ha messo neppure un alluce in spiaggia, o su un prato, solo per un giorno, perché non c’è ancora da fidarsi…)

Non è bello restare a desiderare qualche cosa per i motivi che ci spingono a farlo proprio quest’anno: non poter intraprendere un viaggio a causa della natura che ci va chiedendo il conto, in buona sostanza, delle nostre ‘malefatte’ schierando inquinamento dell’aria e delle acque, drammatici cambiamenti climatici, pandemie (zoonosi) indotte, sembrerebbe proprio, da promiscuità ambientali fra uomini e animali….

Astraendoci per un po’ dal contesto, tanto perché il ragionamento non guadagni una morale amarissima, occorre solo considerare che desiderare è bello. Torna subito in mente un tempo in cui il desiderio impreziosiva ogni conquista. Così, invece di prendere la carta prepagata e collegarsi tramite portatile o cellulare e comprare (sì, pagando la cultura come nel migliore dei mondi), la canzone, il libro, il film (ma anche un vestito, un gioco, un accessorio), per averli subito disponibili al godimento dei nostri sensi, potremmo allontanare l’oggetto dei desideri così come ci troviamo costretti a fare con un tanto agognato viaggio all’estero che quest’anno non potremo fare per quel che si diceva sopra…

Riconquistare in parte il senso del desiderare: porre tempo in mezzo tra il desiderare e l’esaudirsi del desiderio. Perché soddisfare un desiderio conduce quasi immediatamente al desiderio appresso, senza sosta, senza essere soddisfatti mai.

Forse però, non è la stagione adatta per propositi come questi. Abbiamo già desiderato tanto nei mesi scorsi: la libertà di uscire, la salute per tutti, vedere la fine della pandemia, il ritorno della speranza… Ed Estate, un (ormai) classico e bellissimo standard di Bruno Martino (e Bruno Brighetti, divenuto Estate ma nato come Odio l’estate) cantava (magnificamente) appunto:

Tornerà un altro inverno
Cadranno mille petali di rose
La neve coprirà tutte le cose
E forse un po’ di pace tornerà…

Se ne recuperano belle versioni in internet (tecnologia…poi vai a parlarne male!): quella live cantata da Martino, quelle struggenti eseguite dalla voce e dalla tromba (parlante) di Chet Baker con insiemi musicali di volta in volta sempre più sorprendenti. Un desiderio facilmente esaudibile, questo, che una volta soddisfatto invece dell’insoddisfazione coltiva…dolcezza.

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